17 dicembre 2015

E in Cina il Bosco diventa Foresta

Il Bosco verticale di Stefano Boeri si era già guadagnato il titolo di grattacielo più bello del mondo vincendo l’International Highrise Award nel 2014. Lo scorso novembre si è aggiudicato anche il premio per la Miglior architettura del mondo 2015, assegnato dal Council on Tall Buildings and Urban Habitat e promosso dall’Illinois Institute of Technology di Chicago: ciò che rende eccezionale l’edificio, secondo la giuria, è la “facciata vivente” del grattacielo, che incorpora oltre 90 specie di piante e “svolge un ruolo di interfaccia attiva per l’ambiente circostante”, agendo come “estensione della copertura esterna”.

Ma uno dei riconoscimenti più significativi che Stefano Boeri abbia ricevuto, al di là dei premi in senso stretto, è il fatto di essere stato chiamato a portare l’esperienza del Bosco verticale alla recente Conferenza sul clima di Parigi come prototipo di sviluppo urbano virtuoso ed esportabile, in grado di dare un contributo fattivo dal punto di vista ambientale; un modello che si replicherà, moltiplicato, nella Municipalità di Shijiazhuang, capitale della regione dell’Hebei e detentrice del poco ambito titolo di città più inquinata della Cina. Il piano per una ‘Foresta verticale cinese’ prevede la costruzione di una città verde e sostenibile per circa centomila abitanti, che grazie al contributo degli edifici ‘viventi’ e al loro respiro ossigenante riuscirà ad assorbire l’anidride carbonica emessa dalle vicine miniere di carbone. La nuova area urbana sorgerà al posto di una zona industriale abbandonata, avrà un’estensione di 1,5 chilometri quadrati, una forma a fiore con cinque petali-quartieri e oltre 150 ‘boschi verticali’, autosufficienti dal punto di vista energetico, che ospiteranno migliaia di specie vegetali e uccelli. Decisamente un modello alternativo rispetto alla crescita disordinata delle megalopoli a cui siamo purtroppo abituati.

 


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