02 febbraio 2016

Europa: se i poeti smettono di dialogare

di Valentina Gosetti

Quanto conosciamo la poesia contemporanea europea? Esiste un dialogo poetico, oltre che diplomatico e politico, fra i diversi Paesi dell’ Unione? O, per lo meno, uno scambio? Una qualche contaminazione?

 

Volgendo brevemente il nostro sguardo verso i secoli passati, constatiamo, ad esempio, quanto, durante i primi decenni dell’Ottocento, i poeti romantici francesi (e non solo), ammirassero e studiassero l’opera di Lord Byron . Non sorprende, quindi, che in molte poesie francesi dell’epoca riecheggino le gesta e i versi del poeta inglese, inaugurando così un dialogo profondo fra le due culture letterarie (basti pensare alla poesia “L’Homme”, “L’Uomo”, di Lamartine).

 

Ma oggi, è ancora così? Sembrerebbe proprio di no. Soprattutto per quanto riguarda il dialogo fra la poesia contemporanea inglese e quella francese. Ciò è stato recentemente confermato, ancora una volta, da due ricercatrici inglesi, Nina Parish dell’Università di Bath e Emma Wagstaff dell’Università di Birmingham , che sono venute a Oxford per parlare della ricezione e della traduzione della poesia francese contemporanea nel Regno Unito, in un seminario organizzato da OCCT (Oxford Comparative Criticism and Translation), un programma di ricerca dell’Università di Oxford dedicato alla letteratura comparata e alla traduzione. Dal 2012 al 2015 le due ricercatrici hanno, infatti, gestito un grande programma di ricerca interdisciplinare sulla poesia francese contemporanea, che ha coinvolto vari studiosi in tutta Europa.

 

Dopo vari incontri, discussioni e fitti dialoghi fra poeti, artisti, traduttori, e accademici, il distacco fra i due mondi poetici separati dalla Manica è stato, ancora una volta, riscontrato. Del resto, questa conclusione non sorprende gli appassionati di poesia contemporanea. Lo scrittore Patrick McGuinness, recensendo l’ antologia di poesia francese tradotta in inglese da Jennie Feldman e Stephen Romer per il Times Literary Supplement, aveva già spiegato le ragioni di questo distacco: “Per il lettore francese, i poeti britannici sono imprigionati nel vicolo cieco del realismo descrittivo. Il loro distacco e la loro propensione per l’ironia, li inducono a scrivere come se reputassero più importante il linguaggio stesso, invece di quello che intendono dire. Al contrario, i poeti francesi, per la loro lingua troppo astratta e magniloquente, rischiano di suonare vuoti alle orecchie britanniche. Le loro poesie sono piene di parole come ‘vuoto’, ‘pienezza’, ‘presenza’, una sorta di dramma ermetico sul non-detto”.

 

E allora? Che fare? Esiste una soluzione per colmare questo divario? Ebbene sì: la mediazione culturale diventa fondamentale. Se nel mondo diplomatico esistono consoli e ambasciatori, in quello poetico ci vogliono traduttori e antologisti. Ed è proprio questo l’obiettivo di Emma Wagstaff e Nina Parish, che stanno lavorando a un’antologia poetica bilingue (inglese e francese), da pubblicarsi entro la fine del 2016, commissionata dalla casa editrice londinese Enitharmon. Questo volume includerà una raccolta di testi scritti da una ventina di poeti francesi contemporanei (uomini e donne nati dopo il 1945), tradotti in inglese da diversi traduttori professionisti e non. Una cernita coraggiosa, che finalmente include un numero appropriato di  poetesse (quasi la metà) e che non teme l’accostamento di scuole contrastanti, all’insegna di una vera polifonia di voci, perpetuata anche in inglese, grazie all’inclusione di diversi traduttori. L’universo poetico contemporaneo francese, in tutta la sua varietà e diversità, sarà finalmente accessibile al lettore britannico e, più generalmente, a chiunque conosca l’inglese meglio del francese, creando l'occasione per nuovi confronti, scambi, discussioni e, perché no, diatribe, fra le due culture letterarie.

 

Per quanto riguarda, invece, la ricezione della poesia italiana contemporanea oltremanica, ricordiamo l’importanza di alcune antologie inglesi, come, ad esempio, quella di Jamie McKendrick, intitolata The Faber Book of 20th Century Italian Poems (2004) e dedicata a un pubblico ben più ampio della stretta cerchia accademica. Nella sua antologia monolingue, recensita in tutti i maggiori giornali nazionali, inclusi il Guardian e l’Independent, McKendrick ha cercato di introdurre nel mondo britannico (e anglofono) nomi, forse già celebri in Italia, ma qui ancora sconosciuti. Accanto ai già illustri Montale e Ungaretti , i lettori britannici scoprono, finalmente, poeti quali Attilio Bertolucci, Dino Campana , Nelo Risi, Giorgio Caproni, Patrizia Cavalli e molti altri. Il lavoro di mediazione poetica di McKendrick continua ancora oggi, grazie alla sua stretta collaborazione con Antonella Anedda, della quale sta traducendo l’opera poetica.

 

E in Italia? Nel campo della traduzione di poesia contemporanea internazionale esistono esempi interessanti come quello di Officina poesia, una sezione del sito di Nuovi Argomenti gestito dalla poetessa Maria Borio, che dedica una regolare rubrica alla traduzione in italiano – spesso inedita – di poeti contemporanei provenienti da tutto il mondo.

 


0