29 aprile 2020

Exit Festival. In Serbia la grande musica internazionale

 

Un concerto al giorno. Incuranti dei divieti, del rischio di finire in carcere come persone non gradite al regime. Senza permessi, senza seguire una precisa strategia, se non quella di affidare alla musica, al ballo, all’incontro, il desiderio di cambiamento. Perché la politica, la consapevolezza sociale, nei momenti di profonde trasformazioni, passa più facilmente per il suono di una chitarra elettrica e di un campionatore.

Sarajevo, 2000. La guerra civile è terminata, Milošević è ancora saldamente al comando della Serbia, che dal conflitto è uscita, come il resto della ex Iugoslavia, distrutta. Un gruppo di ragazzi, tutti studenti universitari, grandi appassionati di rock, si incontra ogni giorno, improvvisa un palco, ascolta una band di coetanei, balla, sino a quando la polizia non intima di andare a casa. La scena, identica, ma in luoghi diversi, si ripete il pomeriggio successivo, e poi quello dopo ancora. L’idea è di Dušan Kovačević, allora poco più di un adolescente, adesso una delle più influenti personalità dei Balcani, uomo di successo, considerato uno degli alfieri del difficile ritorno alla normalità in quell’area del mondo. 100 giorni di protesta non violenta, che, partendo dal pop, portarono alla caduta del sistema dittatoriale e, lo stesso anno, come conseguenza pubblica di quelle manifestazioni, alla prima edizione dell’Exit Festival, all’interno dello scenario suggestivo e carico di storia della fortezza di Petrovaradin, a Novi Sad.

Da allora, dopo 20 anni, la musica è arrivata dove la diplomazia si è sempre fermata, sbarrata da antiche divisioni etniche e religiose. Divisioni, che evidentemente, non hanno invece radici nelle nuovissime generazioni, per le quali la canzone, il ritmo, sono per definizione linguaggi che non hanno a che fare con le frontiere. E il festival è riuscito in molte ‘missioni impossibili’. Portare con forza la Serbia sulla mappa dei grandi appuntamenti sonori internazionali, ricostruendo completamente l’immagine pubblica di un Paese che, dopo la guerra civile, era conosciuto quasi esclusivamente per gli orrori degli scontri e della pulizia etnica. Adesso, come ha scritto Forbes, grazie all’Exit, la Serbia è diventata una tappa imperdibile nella geografia della musica internazionale. Da qui sono passate, nel corso degli ultimi due decenni, le star del pop planetario, dai Cure ai Massive Attack, da Nick Cave a Fatboy Slim, da Iggy Pop ai Kraftwerk, oltre a un numero altissimo di nuovi talenti, in particolare della musica elettronica, che attraggono a Novi Sad spettatori che provengono da ogni angolo del mondo e che hanno contribuito, in maniera determinante a rivitalizzare l’economia della regione.

Così è stato proprio Kovačević a farsi promotore della campagna per candidare la città a Capitale europea della cultura per il 2021, dopo che era stata Capitale giovanile europea della cultura nel 2019. Merito della serrata attività che, dal 2013, svolge la Exit Foundation, emanazione del Festival, che ha l’obiettivo, per usare le parole di Dušan Kovačević, di promuovere, attraverso la forza del brand Exit, l’‘attivismo sociale’, con una particolare attenzione per le industrie creative e il lavoro umanitario. Una delle attività della Fondazione è l’iniziativa Youth Heroes, che si occupa di segnalare e valorizzare esempi positivi per i giovani in Serbia. Ragazzi che nell’anonimato si dedicano alla ricerca scientifica, alla sperimentazione nelle arti, raggiungono importanti risultati, anche sul palcoscenico internazionale, nello sport e possono così diventare modelli da seguire per un ‘rinascimento’ dell’area dei Balcani, per stimolare le future generazioni ad avere un ruolo attivo nello sviluppo pacifico del Paese. A una platea ancora più ampia si rivolge la ‘missione’ della Silent Balkan Majority, un gruppo informale di artisti e personalità della Serbia, della Croazia e della Bosnia ed Erzegovina, che hanno invitato i Balcani a disconoscere la retorica nazionalista che ancora avvelena quei Paesi, prendendo le distanze dai movimenti di estrema destra e neofascisti.

In attesa di sapere se le celebrazioni per i 20 anni dell’Exit Festival, che rimangono per adesso in programma a Novi Sad dal 9 al 12 luglio, si potranno tenere.

 

 

Immagine: EXIT Festival 2015. Crediti: Bojan Hohnjec, EXIT photo team. Fonte, Exit Festival's Flickr photostream [CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], attraverso commons.wikimedia.org

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