22 maggio 2020

Formazione

 

Il primo vocabolario italiano, nel Seicento, la definiva “I benefici, che tu n'hai dati, tra i quali si è la formazione dell’anima”; l’ultimo, edito appena qualche mese fa, “maturazione delle facoltà psichiche e intellettuali dovuta allo studio e all'esperienza.” Da conoscenza elevatissima e riservata a pochi, che poteva essere trasmessa solo in una direzione (dall’alto in basso, da maestro a allievo), a veicolo di apertura ed emancipazione capace di generare impatto positivo sulla società, l’idea di formazione è molto cambiata rispondendo alla accelerazione esponenziale che il mondo ha conosciuto negli ultimi secoli.

 

 

Oggi parliamo di economia circolare, di un processo che non va cioè immaginato come una linea retta composta da produzione, consumo e dismissione, bensì di un ciclo nel quale riutilizzo e riattivazione diventano momenti essenziali e caratterizzanti. Lo stesso deve valere per la formazione, che non possiamo più pensare come un processo di trasmissione di nozioni da mettere a frutto per superare un esame e poi poter dimenticare, ma come un ciclo continuo, non limitato agli anni dello studio ma che accompagna l’intera durata della vita, non confinato in una disciplina ma allargato a percorsi di studio diversi, a competenze pratiche, a esperienze di lavoro e a servizio della comunità, e non destinato ad esaurirsi, ma a riattivare la risorsa rinnovabile della conoscenza.

 

 

Solo in questo modo è possibile generare oggi cultura – una cultura che sia a sua volta circolare, radicata nella formazione e dalla formazione destinata a ricevere impulso, vigore, vita.

 

 

 

Crediti immagine: Sasin Tipchai da Pixabay

 


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