24 ottobre 2012

Genocidio in posa. Immagini dei pellerossa

di Vanda Biffani

Il 4 Ottobre 2012 verrà battuta all'asta l’opera The North American Indian del fotografo Edward S. Curtis con un prezzo di partenza valutato intorno al milione e 250 mila dollari, stima volta a rendere giustizia all'impresa colossale che ebbe l’impagabile merito di documentare integralmente i pellerossa. Una delle collane più importanti e controverse mai realizzata, continua ad esercitare una grande influenza sullo studio dei pellerossa. Curtis dichiarò di voler documentare "l’epopea degli indiani che stava scomparendo attraverso la loro analisi in tutte le sue forme." http://www.swanngalleries.com/full.cgi?index_id=559&sch_id=581 . Realizzata tra il 1907 e il 1930, prodotta in edizione limitata (272 esemplari), rilegata a mano, copertina in pelle e carte pregiate, la collezione si pregia di 772 fotoincisioni (acquaforte) di grande formato, molte delle quali firmate, affiancate da 1505 foto, di cui 700 ritratti, frutto della selezione tra oltre  50 mila scatti e 4 mila pagine di testo riguardanti più di 80 etnie indiane. L’opera ha carattere enciclopedico: mappe, racconti, ricette, canti e descrizioni di vita quotidiana e spirituale. Per la raccolta di queste inestimabili testimonianze l'autore dedicò l’esistenza migrando per trent’anni dall’Alaska al Nuovo Messico con ogni mezzo possibile. Lungo i quasi 65.000 chilometri sacrificò la propria vita, utilizzò ingenti somme ed esaurì le proprie riserve economiche. La sua lungimiranza consente di conoscere queste popolazioni mentre vengono spazzate via. Il genocidio, tra i più gravi dell'umanità con 10 milioni di vittime, è in atto e Curtis immortala le epigrafi di una etnia in una serie di dagherrotipi d'epoca a viraggio seppia, restituendo così voce ad una cultura nobile. Edwards nasce nel 1868, mentre i Cheyenne vengono decimati da Custer. Quattro anni prima l'esercito massacra donne e bambini nel villaggio di Sand Creek. Le società guerriere pellerossa si alleano per resistere all’avanzare dei pionieri. Sono tentativi disperati. Nel 1874 i cercatori scoprono l'oro nelle Black Hills, territorio sacro per i Sioux. Viene trovata una pepita nel Klondike, centomila miserabili accorrono. Nel 1876 Sioux e Cheyenne, in occasione della "Danza del Sole", sono attaccati dal generale Crook. Successivamente Custer cade nella battaglia di Little Big Horn. Toro Seduto si oppone e viene ucciso, poi il massacro dei Sioux a Wounded Knee: è la resa. In questo scenario cresce Edward. Costruisce una macchina fotografica, sperimenta e inizia la sua attività come apprendista. Si trasferisce a Seattle, fa esperienza e diviene noto per le sue tecniche chiamate Curt-tone o goldtone (vintage oro a 23 carati e argento), che conferiscono alle stampe profondità e trasparenza. Il primo ritratto su un nativo è del 1895. Si tratta di Angeline, principessa di 95 anni figlia del Capo tribù Puget Sound, amata dai concittadini, così povera da vendere vongole e vivere ai margini della società. Dignitosa, sguardo solenne, diviene la musa ispiratrice del giovane. Riceve un dollaro per ogni foto, confessando di preferire posare piuttosto che raccogliere mitili. Le immagini le conferiscono fama. Quando muore, l’intera città partecipa al lutto. Oltre a ritrarre i nativi a Seattle, Curtis si avventura sul Monte Rainier per fotografare paesaggi. Durante un’escursione conosce Clinton Hart Merriam, tra i fondatori della National Geographic Society e George Bird Grinnell, influente ambientalista. Fa loro da guida, li conduce al suo studio e mostra alcune stampe esercitando un’impressione tale da ottenere l’incarico di fotografo ufficiale della spedizione Harriman in Alaska. La missione delude Curtis per i pochi incontri con i nativi. Scopre la durezza dei viaggi e abbozza un metodo di approccio scientifico. Conosce noti scienziati, scrittori e artisti. Consolida l’amicizia con Grinnell, esperto di indiani che apre gli occhi a Curtis ponendo la sua attenzione su quella che di fatto è divenuta una "razza in fuga" http://xroads.virginia.edu/~ma02/daniels/curtis/becoming.html#beginning. Nel 1900 assiste alla Danza del Sole dei Piedi Neri nel Montana, quindi si reca in Arizona a riprendere la Danza del Serpente nella riserva Hopi. Vince premi prestigiosi. Tra il lavoro in studio, il crescente archivio, onorificenze e spedizioni, si impone a livello nazionale. Siamo nel 1904, Curtis ha annunciato pubblicamente l’intenzione di studiare i nativi. Si rende conto che un progetto tale richieda un sostegno finanziario importante. Studia a tavolino una trasferta in Montana per lavorare con i Crow, quando riceve la notizia che Theodore Roosevelt, vista una sua fotografia, lo vuole a New York per dei ritratti: è l’occasione che aspettava. Roosevelt, come molti sostenitori, è interessato alla superiorità della “razza” bianca e non si preoccupa della situazione dei nativi. Tuttavia, Curtis non ha ancora chiarezza sulle politiche governative applicate agli indiani. Vede nel Presidente un contatto prezioso e divengono amici. Organizza per lui una fotografia del famoso Apache Geronimo insieme a cinque altri capi tribù sul prato della Casa Bianca. Promuove incessantemente le sue immagini ma la situazione economica lo frena. Nel gennaio del 1906 decide di agire e organizza un incontro con il magnate Morgan, geniale uomo d'affari e collezionista d'arte. Non lo conosce, si presenta con una lettera di raccomandazione di Roosevelt, il progetto e alcune foto dei pellerossa. Morgan inizialmente lo respinge ma Curtis gli mostra comunque le immagini mentre toglie il disturbo. L’effetto è dirompente, Morgan gli offre 15.000 dollari l'anno per 5 anni, sarà il filantropo principale, in grado però di coprire solo per un terzo i 35 milioni di dollari attuali del costo finale. Per compiere la sua impresa Curtis si avvale anche di Andrew Carnig, uno dei capitani d’industria più potenti e influenti della storia, celebre negli ultimi anni di vita per l’enorme attività filantropica, ispiratore di Disney per il personaggio Paperon de Paperoni. Curtis inizia la sua avventura editoriale. Il primo volume esce nel 1907. Nell’introduzione manifesta la volontà di proseguire e spiega come il lavoro si sia avvalso di 10 mila registrazioni vocali di lingue e musiche dei vari popoli. Lamenta le difficoltà della realizzazione. Mancano 19 tomi, molti anni e ingenti capitali. Nel 1916 divorzia, l’ex-moglie Clara ottiene la proprietà di molti negativi originali e lo studio fotografico di Seattle, ma Curtis distrugge tutto. Nel ‘22 si trasferisce ad Hollywood e apre uno studio. Per procurarsi denaro lavora come cameraman di De Mille, uno dei fondatori dell'Academy, l'accademia che nel ‘29 istituisce il Premio Oscar. Nel ‘24 è costretto a vendere i diritti di un suo film sugli indiani che gli fruttano 1.500 dollari contro i ventimila spesi. Nel ‘28, in condizioni finanziarie disperate, è costretto a cedere a J.P. Morgan junior i diritti del suo progetto. Cinque anni dopo liquida il proprio patrimonio al Lauriat Charly Co. di Boston per soli 1.000 dollari. Quasi ottantacinquenne, Curtis muore in povertà nel 1952. I punti chiave delle polemiche mosse dagli etnografi, che contestarono i suoi metodi poco ortodossi, sono riassunti in satira nel necrologio del New York Times: "… autorità di fama internazionale … anche noto come fotografo". Migliaia di stampe, 19 volumi completi, lastre originali, negativi, provini e 2.400 prove di stampa giaceranno nei magazzini della Morgan Library e della Lauriat per anni. Molto di questo materiale andrà perso, distrutto, svenduto o destinato al macero. 285 mila originali giacciono nei seminterrati fino a quando Karl Kernberger compie delle ricerche che portano nel ‘70 alla Lauriat e all’istituzione di un comitato per il recupero delle opere. Ma la collezione diventa oggetto di contesa, viene poi acquisita da M. Zaplin che la cede al gruppo californiano di K. Zerbe, attuale proprietario http://curtis.library.northwestern.edu/curtis/toc.cgi .


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