30 aprile 2020

Germano Celant

 

Per ricordare la figura e l’opera di Germano Celant, scomparso ieri, anticipiamo la voce enciclopedica a lui dedicata che apparirà sull’Enciclopedia dell’arte contemporanea edita da Treccani e in corso di pubblicazione

 

Critico d’arte italiano, tra i promotori di un rivoluzionario modo di concepire la critica d’arte sviluppatosi a partire dagli anni Sessanta. Allontanandosi dallo storicismo accademico, ha accompagnato in presa diretta le ricerche del proprio tempo, testimoniando e supportando il fare degli artisti in una corrispondenza di intenti e di azione. In tale atteggiamento si riconosce l’affermarsi dell’innovativa figura del ‘curatore’ e, nel caso di Celant, si assiste a una pratica militante che nel 1967 lo ha portato a formulare la definizione di Arte povera.

Ha realizzato mostre, pubblicazioni e happening che identificavano un emergente gruppo di artisti italiani collocandoli nel dibattito internazionale per la radicale rilevanza dei loro gesti poetici. Celant in realtà dichiarò già nel 1971 la necessità di considerare esaurita la logica del collettivo per consegnare il fenomeno Arte povera all’eventualità di una storia a venire e inaugurò nel 1972 una diversa prospettiva critica, facendo coincidere la sua monografia su Giulio Paolini con l’intento di indirizzare la ricerca verso le individualità, esaminando contesti, processi e relazioni per riconoscere il determinarsi di quelle cristallizzazioni linguistiche che costituiscono l’identità di ciascun artista.

Nel 1977 ha iniziato a collaborare alla rivista «Art Forum», ma la sua dimensione internazionale è testimoniata soprattutto dalle mostre realizzate in alcuni dei più importanti musei del mondo e da prestigiosi incarichi come la direzione della XLVII Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. Dal 1989 al 2008 è stato Senior Curator del Solomon R. Guggenheim Museum di New York, dove nel 1994 ha organizzato The Italian Metamorphosis, 1943-1968. In tale occasione, così come nella precedente Identité Italienne. L’Art en Italie depuis 1959 tenutasi nel 1981 al Centre Pompidou di Parigi, Celant ha dimostrato la centralità delle dinamiche economiche e sociali per una rilettura delle vicende dell’arte moderna nell’intreccio tra situazione storica, contingenza operativa e produzione culturale. Con analogo metodo ha impostato cataloghi ragionati e generali di alcuni protagonisti dell’arte del secondo dopoguerra e ha indagato in ampie rassegne espositive i rapporti interdisciplinari tra arte e moda nella prima Biennale dedicata al tema (Firenze, 1997), tra arte e architettura in occasione di Genova 2004, Capitale Europea della Cultura, tra arte e media nella mostra Vertigo (MAMbo, Bologna, 2007) o tra arte e cultura del cibo in Arts&Foods. Rituali dal 1851 per il Padiglione Arte di Expo 2015 alla Triennale di Milano.

Tra gli aspetti più rilevanti delle ricerche recenti di Celant – condotte in particolare presso le sedi della Fondazione Prada di cui dal 1995 è stato direttore e dal 2015 soprintendente artistico e scientifico – vi è l’indagine sul ‘dispositivo mostra’ come elemento decisivo nella storia dell’arte moderna. Ne deriva una consapevole prospettiva curatoriale che lo porta ad analizzare ed esibire lo strutturarsi stesso delle ‘esposizioni’ proposto in peculiari rivisitazioni come, per esempio, nelle sue When Attitudes Become Form: Bern 1969/Venice 2013 (Venezia 2013) e Post Zang Tumb Tuuum. Art Life Politics: Italia 1918-1943 (Milano 2018).

 

* Storico dell’arte e direttore del Museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto

 

Immagine: La mostra su Jannis Kounellis (Fondazione Prada), curata da Germano Celant, è stata la prima retrospettiva dedicata all’artista dopo la sua morte nel 2017, Corner della Regina, Venezia (10 giugno 2019). Crediti: Jean-Pierre Dalbéra [Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)], attraverso www.flickr.com

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