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05 ottobre 2017

Granada terra d’epica

di Carlo Pulsoni

Racconta la leggenda che Boabdil, sultano della dinastia dei Nasridi e, di fatto, l’ultimo del sultanato di Granada, si arrese senza combattere contro le truppe castigliane. Presa la via dell’esilio, Boabdil si astenne dal girarsi per vedere la città che abbandonava; solo quando era sufficientemente lontano, fece una pausa sulla collina (oggi chiamata per l’appunto “Il sospiro del Moro”) e, guardando per l’ultima volta Granada, iniziò a struggersi e a piangere. Vedendolo in tale stato la madre lo rimbrottò esclamando «Rimpiangi come una donna ciò che non hai saputo difendere come uomo».

La guerra di Granada era durata una decina di anni, e l’ingresso ufficiale dei Re cattolici in città ebbe luogo il 2 gennaio 1492. La notizia della vittoria contro l’ultimo baluardo degli infedeli in Europa si diffuse rapidamente (a Roma si fece una processione con tutto il collegio cardinalizio), divenendo anche oggetto di trattazione letteraria, come nel caso de Il conquisto di Granata, uscito a stampa a Modena, presso la stamperia ducale di Bartolomeo Soliani, nel 1650. Si tratta di un poema epico di ben ventisei canti scritto dal poeta Girolamo Graziani (Pergola 1604-1674) dopo una lunga gestazione cominciata negli anni Trenta, a giudicare da quanto si legge nella Premessa del volume («Esce finalmente in luce Il conquisto di Granata dopo il giro di tre lustri che fu dell’autore intrapreso e già promesso, termine assai lungo, se si ha riguardo alla brevità della vita, ma sempre breve se si considera che si scrive per l’immortalità del nome»).

L’opera, autentico best seller dell’epoca (fu ristampata ben dodici volte solo nel corso del XVII secolo), si può ora rileggere grazie al meritorio lavoro di Tancredi Artico, appena uscito per i tipi di Mucchi editore. Il curatore esamina con attenzione la poesia eroica coeva, fornendo delle chiavi interpretative che permettono di cogliere la sorprendente originalità dell’opera. Paradigmatico quanto scrive Artico nell’Introduzione: «La scelta di assumere l’ultima crociata europea contro i Musulmani come argomento del poema supera ampiamente la prospettiva dell’epigonismo che la scarsa bibliografia critica addossa, senza appello, su tutta l’epica seicentesca, per risultare, invece, una intelligente presa di posizione grazie a cui è possibile costruire una nicchia di primaria importanza nella storia del genere epico, liquidando le prove del “ciclo tassiano”. Nessuno, prima di Graziani, aveva concepito un’idea di simile spessore: laddove la vicenda dell’epica moderna era sbocciata, con il racconto della presa di Gerusalemme, doveva per forza finire, narrando l’ultimo atto di quel grande capitolo della storia occidentale»; o anche «L’assedio di Granada, nell’ottica di Graziani, è lo strumento al servizio di un allegorico superamento dell’esperienza tassiana, in vista di una nuova epica contemporanea: più alla larga, il Conquisto si può vedere come uno scalino di eccezionale importanza tra l’epos rinascimentale e il romanzo del Sette-Ottocento, cioè il “modo epico” moderno, che proprio dal repertorio del poema in ottave pesca a piene mani temi, motivi e strutture del racconto».

Girolamo Graziani, Il conquisto di Granata, edizione commentata a cura di Tancredi Artico, Modena, Mucchi editore, 2017, pp. 642.

 


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