11 settembre 2014

Grazie di che? Un vezzo letterario

di Camilla Tagliabue

Che dire a Carolina Cutolo e Sergio Garufi, che si sono inventati un’esilarante “Fenomenologia dei ringraziamenti letterari”, se non «Grazie!»?!? Grazie per aver sbeffeggiato vezzi salottieri e debolezze artistiche; grazie per aver mappato la narrativa italiana degli ultimi vent’anni con criterio dadaista e scriteriata malizia; grazie per aver dato lustro alla «festa di matrimonio di ogni scrittore, l’unica pagina davvero letta dei libri», decisiva pure in fase di acquisto da parte del lettore (lo rivela uno studio del Censis): ecco la pagina finale, con la sua sbrodolata di gratitudine a parenti ed editor, mogli, mariti e amanti, quadrupedi e pesci rossi (!), vicini di casa e detrattori…

La raccolta, appena edita da Isbn, si intitola icasticamente Lui sa perché (pagg. 204, € 14,00), nome anche di un capitolo di questo colto bestiario, articolato in sedici “Categorie” di riconoscimenti: si va dai “Tolemaici” (perché tutto ruota intorno a loro, ad esempio: Paolo di Paolo e Daria Bignardi) ai “V per Vendetta” (vedi Federico Moccia), dagli “Insopportabili” (come Ivan Cotroneo e Sandro Veronesi, il quale riesce a smentirsi da un libro all’altro) ai fan della “Nostalgia canaglia” (alias Massimo Gramellini e Alessandro Piperno); ciò non toglie, comunque, che uno stesso romanziere possa essere menzionato più volte, o che la pagina di apprezzamenti venga scorporata in diverse sezioni (il palmarès di presenze spetta al compianto Giorgio Faletti). «Lui sa perché» è altresì una delle formule più abusate in sede di riconoscenza, vuoi per la «segretezza», vuoi per «il desiderio di far sapere al mondo che esiste questa segretezza». Ai curatori sorge, pertanto, il legittimo dubbio: «Cosa mai avranno fatto i ringraziati di così irriferibile da fornire all’autore lo spunto per ostentare il fatto di non rivelarlo? Proviamo a fare delle ipotesi… Attività illegali a beneficio dell’autore: “Grazie a Mario che mi ha procurato periodicamente le sostanze allucinogene necessarie a estendere la mia immaginazione verso dimensioni narrative altrimenti inconcepibili”. Attività offensive della pubblica morale: “Grazie a Paola e Maurizio che mi hanno iniziato al magico mondo del sesso anale di gruppo e alle sue infinite suppellettili; senza di loro il personaggio di Martina e tutta la seconda parte del romanzo non esisterebbero”…».  Tuttavia, come chiosa nell’introduzione, al solito pensosa, Stefano Bartezzaghi, «a ridere o sorridere di questo o quel ringraziamento siamo capaci tutti. Il punto che rende interessante questa antologia è un altro: perché gli scrittori e gli scriventi ci tengono tanto a iscrivere nel loro libro nomi sparsi e circostanze conosciute solo da loro?... Sospetto che dietro a tanta riconoscenza ci sia una questione di riconoscimento». E suggerisce così a Cutolo e Garufi di confezionare un nuovo zibaldone, cogliendo il fior fiore dei necrologi. Non che in questo saggio manchi un certo retrogusto mortifero o, più banalmente, una buona dose di cattivo gusto: c’è chi si definisce «scrittore con le palle»; chi «si sente in dovere di ringraziare gli sfortunati alberi abbattuti»; chi «colleziona rancori» e inanella una serie improbabile di nemici, dal prof delle medie alla casa editrice Longanesi; chi blandisce «Domenico (Dolce) e Stefano (Gabbana) per avermi fatto incontrare Madonna (Ciccone)»; chi si complimenta con i movimenti planetari ed elogia gli oroscopi; chi ringrazia «Dio che non mi scrive mai»; chi loda i supplì, il barbiere Meluzzo, le MS morbide, le compresse di vitamina C; chi si congratula con la fidanzata paziente mentre redige un volume sulla pornografia; chi ricorda «le persone entrate nella mia penna», il fiato per «correre dietro alle parole», «la scintilla minima, invisibile, di questo vasto e infuocato sciaguattare»; chi adula i lettori; chi rende onore «alla maestra delle elementari, ammesso che sia ancora viva». Ma i più pelosi e irritanti restano i proscritti nelle liste di “Mani avanti”, “Luce riflessa” (i complimentosi nei confronti degli Antichi Maestri, delle Belle Lettere e delle Muse) e “Amici Vip”, come Roberto Saviano che cita Bono Vox e Alessandro Zaccuri che ricorda una battuta stringata di Alberto Arbasino, da lui scambiata per «incoraggiamento». Lo scivolone nel comico involontario è un filo rosso dell’intera raccolta: vien da pensare che persino il contributo di Umberto Eco, di cui si pubblica qui una “Bustina di Minerva” dedicata all’arte di ringraziare (e in forma di ringraziamento), non sia un’altra diavoleria degli astuti curatori, i quali, con molta autoironia, si lanciano sulla giostra delle giaculatorie d’appendice: «Grazie al c... (Nessuno che abbia mai pensato di inserire tra i ringraziamenti questo grandissimo classico)».


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0