08 ottobre 2015

Henry Moore, dalla Tate alle Terme di Diocleziano

A vent’anni dall’ultima monografica tenuta in Italia, all’isola di San Giorgio a Venezia, organizzata dalla Fondazione Cini nel ’95 - in occasione del centenario della Biennale - tornano le imponenti forme di Henry Moore: questa volta a Roma, negli spazi scenografici delle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano, dove le opere dell’artista inglese convivono e dialogano con l’area archeologica e i reperti del Museo nazionale romano. Un rapporto intenso e scandito nel tempo, quello di Moore con l’Italia: iniziato con un primo viaggio grazie a una borsa di studio nel ’25, che gli consentì di viaggiare per tre mesi studiando approfonditamente l’arte italiana; un rapporto consolidato al punto che in Toscana a Forte dei Marmi possedeva una casa. Proprio a Venezia, nella prima Biennale dopo la Guerra, nel ’48, Moore ricevette il Premio internazionale per la scultura che ne sancì la fama; negli anni Sessanta ancora mostre a Roma (nel ’61, alla Galleria d’Arte moderna che aveva da poco acquistato un suo pezzo), e a Spoleto in occasione del Festival dei due Mondi; nel ’72 a Firenze sulle terrazze panoramiche del Forte del Belvedere. La mostra romana, visitabile fino al 10 gennaio, ripercorre le tappe del suo itinerario artistico attraverso 75 opere (tra sculture, disegni, acquarelli e stampe), provenienti per la maggior parte dalla Tate Gallery, e organizzate in cinque sezioni. Si parte dunque dalla fascinazione di Moore per il primitivismo, dall’influenza di Brancusi, dalla sensibilità per le figurazioni delle culture arcaiche, seguendo il percorso che gli consentirà di coniugare la tensione verso l’astrattismo con la ricerca sulla figura umana, soprattutto sul corpo femminile, spesso affiancato dal tema del figlio, in un’alternanza di pieni e di vuoti che costituisce la sua cifra caratteristica. Così la sezione ‘Figura distesa’ esplora le diverse declinazioni e interpretazioni del corpo femminile, spesso raffigurato appunto reclinato. Di grande interesse ed emotivamente molto coinvolgente anche la sezione ‘Guerra e pace’, con i disegni dei londinesi rifugiati nelle fermate della metropolitana durante i bombardamenti.

 


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