2 maggio 2018

Il bimbo di Pompei

Dopo 270 anni dall’inizio della sua esplorazione, nel 1748 sotto Carlo Borbone, Pompei ci riserva ancora sorprese: è di pochi giorni fa la notizia del ritrovamento dei resti di un bambino di circa sette-otto anni che, nel tentativo di sfuggire all’eruzione, aveva cercato riparo nelle terme centrali, il complesso termale più recente e mai completato, la cui costruzione era iniziata una quindicina di anni prima del cataclisma del 79, successivamente cioè al terremoto del 62 dopo Cristo.

Si tratta di un’area conosciuta e indagata sin dall’Ottocento, e probabilmente lo scheletro era già stato individuato in precedenti scavi senza che però venisse estratto, forse perché le tecnologie di allora non lo permettevano.

Il bambino (o la bambina) si trovava in un luogo chiuso, come suggerisce il fatto che il corpo è immerso nel flusso piroclastico, il flusso composto da materiale magmatico e gas delle fasi finali dell’eruzione, insinuatosi probabilmente dalle finestre, mentre non è ricoperto dal lapillo, cioè dai frammenti solidi di lava che colpirono immediatamente la città e ne uccisero subito la maggior parte degli abitanti: diversamente da Ercolano e Stabia, infatti, a Pompei il ritrovamento di scheletri è raro, perché probabilmente gli abitanti vennero inceneriti dalla prima pioggia di detriti vulcanici non preceduta dalla nube tossica che invece uccise gli abitanti delle altre due città, molti dei quali, tra cui Plinio il Vecchio, cercarono di salvarsi riversandosi sulla spiaggia, dove molti scheletri sono stati poi rinvenuti.

La preziosissima Pompei, dunque, accanto agli usuali e perenni lavori di manutenzione e conservazione, lascia ancora riemergere, soprattutto per via dei metodi di scavo e studio sempre più raffinati e tecnologici, qualcosa di nuovo. E se è vero che, grazie a quasi tre secoli di incessanti indagini archeologiche, nonché grazie alla testimonianza di Plinio il Giovane, le nostre conoscenze di quegli eventi sono ormai solide e potranno accrescersi più nei dettagli che essere rivoluzionate nella sostanza, è pur vero che tali ritrovamenti non possono che creare una rinnovata, forte emozione.

 

Crediti: immagine di pubblico dominio, attraverso Wikimedia Commons


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