05 giugno 2017

Il cinema svedese vince a Cannes con The Square

Ha trionfato alla settantesima edizione del Festival di Cannes, portando a casa la Palma d’Oro e il plauso della critica, The Square, una commedia/satira sullo squilibrio sociale che riprende e sviluppa le tematiche già affrontate dal regista svedese Ruben Östlund, classe 1974, con Forza maggiore, pellicola che nel 2014 vinse, sempre a Cannes, la sezione Un certain regard.

Il Palazzo reale di Stoccolma, per l’occasione trasformato in un importante museo di arte contemporanea, diventa anch’esso uno dei protagonisti della pellicola; il suo curatore, il protagonista Christian, viene colpito da una serie di disavventure mentre lavora a un’installazione di arte contemporanea chiamata appunto The Square, un quadrato luminoso disegnato a terra, all'interno del quale ognuno ha gli stessi diritti e doveri.

L’idea portante del film viene tra l’altro da una vera esposizione artistica, creata dallo stesso Östlund nel 2015 per il Museo del design Vandalorum di Värnamo. Il quadrato disegnato al centro della cittadina svedese divenne in effetti, come negli intenti dell’installazione, un vero piccolo «santuario umanitario», luogo di ritrovo di teenagers e punto di partenza di proteste e manifestazioni.

L’indagine del film si sviluppa tutta sul rapporto tra solidarietà e obbligo sociale, tra altruismo e indifferenza: un tema particolarmente sentito in una società ad alto tasso di egualitarismo sociale, com’è quella svedese, e che tuttavia tocca alla perfezione anche le corde del mutamento di civiltà meno ordinate ma tradizionalmente più atte al mutualismo come sono quelle dell’Europa del Sud.

È, d’altronde, ormai più di un decennio che il cinema svedese – e scandinavo in generale – vive un particolare stato di grazia: pensiamo a Dogma 95 e ai lavori successivi di Lars von Trier, tra cui spicca il dramma fantascientifico Melancholia (2011), ma anche a un piccolo capolavoro come Lasciami entrare (2009) di Tomas Alfredson; pellicole che, utilizzando espedienti narrativi mainstream come il vampirismo e la distruzione della Terra, riescono a innescare profonde indagini sui rapporti tra gli individui. Anche in The Square l’elemento fantastico è importante, trattandosi di un’utopia che declina in distopia, e che si pone come primario intento quello di affrontare, come ha detto Östlund, l’attualissimo tema della «declinante fiducia nella comunità, nello stato, nei mezzi di comunicazione e nell’arte».

The Square, conclude Östlund, «è un film sulla debolezza della natura umana: quando cerchiamo di fare la cosa giusta, la parte difficile non è essere d’accordo con i valori comuni, ma agire davvero in accordo con essi».

 


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