27 luglio 2015

Il “cinismo in cemento armato” di Le Corbusier

A 50 anni dalla sua scomparsa ( Charles-Edouard Jeanneret-Gris morì il 27 agosto 1965), Le Corbusier, l’architetto e urbanista che rifondò l’architettura, padre del Movimento moderno, è oggetto di studi e iniziative (tra cui una mostra al Beaubourg di Parigi) che ripercorrono le varie fasi dello sviluppo del suo pensiero e della sua attività. Viene giustamente sottolineata la sua ferma intenzione di proporsi come intellettuale e artista totale, dando il giusto rilievo anche alla sua opera come pittore, scultore e designer, e mettendo in luce il valore dei suoi scritti, anche grazie a interessanti studi linguistici.

Tre recenti pubblicazioni in particolare hanno però puntato l’attenzione su aspetti meno conosciuti della sua personalità e del suo modo di percorrere gli avvenimenti drammatici del Novecento: L e Corbusier, a French Fascism del giornalista Xavier de Jarcy, Le Corbusier, a cold vision of the World del giornalista Marc Perelman, A Corbusier dell’architetto e critico François Chaslin. Libri che ne mettono in primo piano limiti e debolezze, i cui echi troverebbero conferma anche nella sua visione estetica e nelle sue realizzazioni. Affascinato dai totalitarismi del suo tempo, antisemita, Le Corbusier riteneva che Hitler potesse compiere “ un’opera grandiosa”, ovvero “la riorganizzazione dell’Europa”; progettò anche per il regime di Vichy, nel quale fu nominato consigliere del governo per l’urbanesimo (anche se alla fine le sue posizioni erano troppo all’avanguardia per il gusto conservatore del maresciallo Pétain e la collaborazione durò poco). Pare inoltre che ammirasse Alexis Carrel, medico teorico dell’eugenetica, di cui lesse con interesse i libri. In questa prospettiva anche il Modulor, il sistema di proporzioni ideato da Le Corbusier e basato sulle misure del corpo umano, più che come uno strumento per progettare un’architettura a misura d’uomo è visto come un processo di standardizzazione e incasellamento dell’essere umano in un sistema rigido e spersonalizzante; così come nelle sue proposte urbanistiche o nelle sue unità abitative si rinviene un modello impositivo, teso a inquadrare e controllare le masse.

Personaggio complesso e difficile da etichettare Le Corbusier sembra riflettere emblematicamente le contraddizioni del Novecento e non sono pochi gli studiosi che pur senza voler scindere estetica e politica sottolineano invece come questi recenti saggi si concentrino solo su alcuni elementi negativi, separandoli da un contesto molto articolato: nella sua convinzione che le riforme e le trasformazioni sociali potessero compiersi solo attraverso un intervento autoritario, fu forse guidato più che dalla consapevolezza politica, dalla passione e dal desiderio di rivoluzionare il rapporto dell’uomo con lo spazio che lo circonda.

 


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