14 novembre 2019

Il dramma di Venezia: acqua alta e danni incalcolabili

Una marea eccezionale ha fatto irruzione nella laguna di Venezia tra il 12 e il 13 novembre, sommergendo la città. L’acqua alta ha raggiunto un picco di 1,87 metri, non lontano dai livelli del 1966, quando si erano raggiunta la soglia di 1,94 metri. Giannino Scarpa, un uomo di 68 anni, è morto folgorato da una scarica elettrica mentre stava manovrando una elettropompa per risucchiare l’acqua a Pellestrina, l’isola fra il mare e la laguna che ha subito i danni maggiori. In quella stessa area, è stata trovata morta un’altra persona, nella sua abitazione, per cause ancora da accertare. Durante la notte, il vento ha raggiunto la velocità di 100 km l’ora; le gondole di fronte all’Hotel Danieli in Riva degli Schiavoni sono state spazzate via e scagliate contro i muri dei palazzi. Anche la cripta che conserva le spoglie dei patriarchi all’interno della basilica di S. Marco si è riempita d’acqua, come nel 1966.  

 

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Piazza San Marco a Venezia il 4 novembre 1966 (crediti: https://www.wmf.org/project/venice [Public domain], attraverso Wikimedia Commons)

 

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è recato nella giornata di mercoledì a Venezia e ha partecipato a una riunione tecnica al comando della Polizia locale insieme al ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli. Nella serata ha effettuato un sopralluogo in piazza San Marco, mentre giovedì si incontrerà con i cittadini e con i commerciati, dopo aver presieduto un vertice in prefettura. Giuseppe Conte è intervenuto anche sulla vicenda del Mose (Modulo Sperimentale Elettromeccanico), l’opera ideata proprio per evitare l’insorgere del fenomeno dell’acqua alta, che è naturalmente tornata al centro delle polemiche. Il premier ha dichiarato che «il Mose è un’opera discussa ma è stata realizzata al 93%. Sono stati spesi tanti fondi, ci sono stati scandali, ma credo ci siano tutti gli elementi per completarla nel modo più rapido ed efficace». In molti in queste ore hanno invocato il completamento del Mose, che tra inchieste della magistratura, contestazioni e ritardi, avviato nel 2003, non è stato ancora concluso; l’opera prevede quattro barriere costituite da settantotto paratoie mobili tra loro indipendenti in grado di separare temporaneamente la laguna dal mare e di difendere Venezia sia dagli eventi eccezionali sia da quelli meno invasivi e più frequenti. Le barriere sono collocate alle bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia. Il costo del Sistema Mose ammonta a 5.493 milioni di euro.

La calamità che ha colpito Venezia costringe l’opinione pubblica a confrontarsi sul tema del futuro della città e sulla difficoltà che incontrano le opere pubbliche nel nostro Paese, in termini di trasparenza e efficacia, nella prevenzione e nella salvaguardia del territorio. La tragedia di questi giorni però riapre anche, e forse soprattutto, una riflessione sulle conseguenze del cambiamento climatico per l’Italia, dal punto di vista ambientale, della sicurezza dei cittadini e della tutela del patrimonio artistico. Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, ha pubblicato un video realizzato durante la notte fra il 12 e il 13 in piazza San Marco, in cui dichiara: «Abbiamo bisogno che tutti ci diano una mano, e bisogna essere tutti uniti per affrontare questi che sono evidentemente gli effetti dei cambiamenti climatici». Le statistiche mostrano come il fenomeno dell’acqua alta sia andato intensificandosi negli ultimi decenni, con sempre più frequenti maree superiori ai 110 centimetri. Il cambiamento climatico entra dunque con prepotenza nelle nostre vite: non riguarda, infatti, soltanto regioni lontane che si desertificano e i ghiacci che si sciolgono, temi che dovrebbero indurci a tenere comunque alta la soglia di attenzione, perché al di là delle preoccupazioni per il futuro e per una fondamentale solidarietà umana, ci coinvolgono direttamente attraverso l’incremento dei flussi migratori. Adesso Venezia manda un segnale forte, mostrandoci l’impatto immediato del riscaldamento globale sul nostro territorio, e l’impegno della comunità nazionale deve entrare stabilmente e subito nell’agenda dell’azione politica.

 

Immagine di copertina: Il fenomeno dell’acqua alta a Venezia, sullo sfondo il Palazzo Ducale. Crediti:  ChiccoDodiFC / Shutterstock.com

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