09 dicembre 2014

Il matematico che sconfisse i nazisti

Sono più sventurati i Paesi che hanno bisogno di eroi, o gli eroi che vengono traditi dal proprio Paese? Si è dovuto aspettare il 2009 per assistere, per voce dell’allora primo ministro Gordon Brown, alle scuse ufficiali del governo britannico verso uno dei suoi più illustri cittadini: Alan Turing. Matematico tra i più brillanti del Novecento, unanimemente considerato uno dei padri dell’informatica, Turing

divenne un vero e proprio eroe di guerra quando, nel 1942, riuscì a decrittare l’inespugnabile sistema Enigma utilizzato dai nazisti per “oscurare” le proprie comunicazioni, evento che di fatto ribaltò le sorti della Seconda guerra mondiale. Merito per il quale Turing venne ringraziato con la castrazione chimica: gay dichiarato – nonostante all’epoca l’omosessualità fosse reato –, venne per questo processato e condannato nel 1952, e morì suicida nel 1954 quasi sicuramente sotto il peso dell’umiliazione ricevuta. Oggi un film, The imitation game,  vuole celebrare una delle figure più significative e originali dell’ultimo secolo: il matematico strappato alla sua cattedra e chiamato a vincere la guerra. Dovendo improvvisarsi, in più di un’occasione, anche spia. «I diari di Ian Fleming sono una delle ragioni principali per cui oggi sappiamo che durante la guerra Turing fu largamente coinvolto nelle operazione del MI6», afferma Graham Moore, sceneggiatore e produttore della pellicola, dove nel ruolo del protagonista compare Benedict Cumberbatch, tra i più quotati attori britannici della nostra era. Nei suoi diari, Fleming – che durante la Seconda guerra mondiale fu uno dei pochissimi ufficiali a conoscenza del segretissimo lavoro dei “decrittatori” guidati da Turing – afferma palesemente di non tollerare il matematico (per motivi inerenti alla sua omosessualità). E svela un interessante dettaglio: sembra che Turing, invitato dai servizi segreti statunitensi per condividere i suoi progressi, giocò con maestria la parte dell’utile idiota, fingendosi non solo in alto mare, ma anche impressionato davanti ai risultati dell’intelligence degli Stati Uniti, in realtà distanti anni luce da quelli raggiunti nel Regno Unito: le autorità britanniche infatti erano restie a condividere informazioni sensibili con gli alleati oltreoceano, temendo di compromettere l’esito di un’operazione che si stava rivelando fondamentale per la risoluzione del conflitto.


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