28 marzo 2017

Il navigatore spegne il cervello

Ansia, insonnia o mal di testa: sono solo alcuni dei disturbi che caratterizzano il tecnostress, la nuova malattia professionale che può colpire chi usa in modo diffuso le tecnologie informatiche, soprattutto per motivi di lavoro. Ma i mali tecnologici non si fermano qui. Ora è a rischio anche il completo uso del cervello. L’utilizzo del navigatore satellitare per individuare una strada o raggiungere una determinata località porterebbe al mancato funzionamento di quelle aree neurali che in un contesto normale aiutano l’individuo a orientarsi nella scelta delle vie da percorrere e a ricordare o studiare il miglior percorso possibile. Autore di questa ricerca, pubblicata su Nature Communications, è Hugo Spiers dello University College of London. L’indagine è stata condotta su 24 persone, cui è stato chiesto di muoversi per le strade di Londra sia muniti di navigatore satellitare che sprovvisti di esso. I dati sono poi stati analizzati dai ricercatori che hanno evidenziato che quando gli automobilisti sono stati costretti a orientarsi con le proprie capacità (e quindi senza tecnologia) nel cervello si è registrato un aumento dell’attività dell’ippocampo, che ingloba la memoria e suggerisce l’orientamento spaziale, e della corteccia prefrontale, che aiuta a prendere le decisioni quando si tratta di scegliere il percorso migliore, le deviazioni e le scorciatoie. Al contrario, nei soggetti che hanno usato il navigatore non sono stati riscontrati particolari indici nell’attività cerebrale che, anzi, tende a mantenersi sempre stabile, senza subire variazioni. Anche l’uso del navigatore può portare al tecnostress, che scatena reazioni di insofferenza e rabbia di fronte a guasti improvvisi del computer che provocano una perdita di dati, oppure all’impossibilità di avviare la macchina perché si è dimenticata la password o, ancora, quando vi sono attese troppo lunghe per il caricamento dei programmi. Succede così che si determini un atteggiamento di rifiuto verso gli apparecchi tecnologici, fino a irritarsi e inveire. Secondo le stime più recenti, milioni di persone sono state, infatti, interessate da questa sorta di “tossicodipendenza” da tecnologia, che ha fatto emergere, in oltre il 50% dei casi, gravi forme di sconforto, evidenziate da malesseri come agitazione, problemi cervicali e insonnia. Il 30-40% delle persone coinvolte risulta aver cercato di fronteggiare con ogni mezzo l’uso delle tecnologie, cadendo però in crisi improvvise finite addirittura con la distruzione del personal computer come forma di esasperazione.


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