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11 agosto 2017

Il passaparola che promuove il turismo di qualità

Secondo una ricerca di Nielsen Global Survey, l’85% delle conversazioni riferite a un brand non coinvolgono direttamente l’azienda ma avvengono in famiglia, tra amici, colleghi e sui social media. La stessa tendenza assume dimensioni ancora più rilevanti nel settore turistico, dove da sempre ciò che si produce dopo un viaggio è il suo racconto.

Non sono cambiati i viaggiatori, in questo senso, ma gli strumenti che hanno a disposizione per far conoscere la loro esperienza. Se un tempo si trattava di scrivere un diario di viaggio, di inviare cartoline o di mostrare diapositive agli amici, adesso i racconti di viaggio sono diffusi sulla rete, avvengono in tempo reale e sono alla base del successo delle destinazioni turistiche.

Una teoria della comunicazione virale sostiene che gli utenti amano condividere post in cui possono esprimere il loro universo valoriale. È molto più probabile, quindi, che attraverso il passaparola si possano diffondere esperienze di turismo etico e culturale, con l’obiettivo, magari, di recuperare il patrimonio paesaggistico e monumentale del nostro Paese, piuttosto che legate al turismo di massa. Per tale motivo gli operatori del turismo etico e culturale dovrebbero più degli altri fare proprie le regole del marketing non convenzionale, sfruttando appieno le possibilità offerte dalle tecnologie digitali per fare in modo che i loro progetti riscuotano rapidamente successo attraverso il coinvolgimento diretto e il protagonismo dei viaggiatori.

È quello che ha fatto, ad esempio, una comunità di operatori turistici, Tourist telling, che valorizza lo storytelling e la comunicazione digitale come metodo per promuovere il turismo di qualità.

 

Analisi delle conversazioni

Prima ancora di chiedersi che cosa comunicare di una destinazione turistica bisognerebbe capire cosa ne dicono i visitatori e apprendere ad utilizzare le modalità di marketing orizzontale – molti a molti – che permettono di generare campagne sia per rafforzare una reputazione già positiva sia per porre rimedio a percezioni negative.

Si tratta di realizzare periodicamente l’analisi delle conversazioni (positive o negative) lasciate dai viaggiatori sul web.

Tale analisi consente di comprendere quali elementi di un territorio sono più apprezzati al fine di metterli al centro dell’offerta turistica. Si possono scoprire, inoltre, le criticità a cui porre rimedio e individuare gli aspetti di valore ancora ignorati dai turisti. Dando ascolto ai viaggiatori si possono creare fenomeni di “coevoluzione” di un servizio turistico, migliorando così la qualità delle proposte nel nostro Paese.

C’è poi, nell’analizzare le conversazioni dei viaggiatori, un ulteriore vantaggio da cogliere: interrogando questo patrimonio di commenti, recensioni e giudizi si possono facilmente individuare slogan, frasi, immagini e video da utilizzare per la promozione del territorio. Tali estratti possono servire, ad esempio, per lanciare una competizione per raccogliere le migliori recensioni di un luogo e risulteranno più autentici e attendibili di quelli che potrebbe produrre partendo da zero un’agenzia di comunicazione.

In Italia si registrano molte esperienze, da Nord a Sud, che utilizzano questa strategia dal basso per valorizzare aree che migliorano i loro servizi fino a diventare di tendenza grazie alla raccolta delle recensioni dei viaggiatori.

Il progetto di riqualificazione turistica della Val Sangone (Torino) è partito da un’attenta analisi delle conversazioni dei turisti sul web, attraverso l’hashtag #aboutvalsangone, in modo da individuare le criticità e le potenzialità del territorio.

In Puglia esiste un progetto universitario sul turismo culturale basato sulla raccolta dei racconti (post, foto, video) dei viaggiatori tramite l’hashtag #aroundpuglia (da cui si è sviluppato anche #aroundgargano). Tale raccolta ha permesso di creare degli “itinerari vissuti direttamente dai visitatori” attraverso l’utilizzo di Storify.

Per valorizzare il patrimonio culturale di Trieste è nato sui social media un progetto di raccolta delle recensioni utilizzando l’hashtag #TriesteSocial. Tale iniziativa ha dato il via a convegni sulla trasformazione della promozione turistica del territorio.

 

Travel blogger

Sono sempre più frequenti i viaggiatori che si propongono come travel bloggers in grado di promuovere il territorio attraverso le proprie recensioni. Se paragoniamo il viaggio a un film, come proposto nel metodo Tourist telling, l’utilizzo dei bloggers è funzionale a realizzare un trailer dell’itinerario che sappia invogliare i turisti a scegliere quella destinazione.

Tuttavia, l’impiego di bloggers è un’azione molto diffusa, rispetto al quale sarebbe opportuno operare per rendere originale il loro intervento, creando un format strettamente collegato al territorio. Si può intervenire, ad esempio, sulla scelta di un linguaggio specifico, sull’individuazione di un tema di partenza, sulla definizione di caratteristiche particolari del viaggio, sulla selezione di tipologie speciali di bloggers, sulla formulazione di richieste specifiche.

 Il progetto capostipite di storytelling e turismo Umbria on the Blog nasce dall’impegno di Alessio Carciofi, un giovane consulente turistico umbro che nel 2010 ha deciso di realizzare in Umbria la prima edizione italiana di un evento dedicato ai travel bloggers, ottenendo così un successo internazionale.

Da allora sono molte le iniziative, da BlogVille alla BloggerHouse sul Gargano, fino all’AITB (Associazione Italiana Travel Blogger).

 

Il passaparola dei viaggiatori

Alla fine di un viaggio, quindi, il visitatore diventa il migliore testimonial possibile di una destinazione e dei suoi servizi, le sue recensioni sono considerate attendibili dagli altri viaggiatori, perché vicine ai loro bisogni e, soprattutto, disinteressate.

Tuttavia, gli operatori turistici, generalmente, perdono i contatti con i loro clienti, limitando la possibilità che possano diventare dei viaggiatori abituali a sostegno di una destinazione. Rifacendosi a recenti esperienze di marketing virale e tribale si possono invece individuare delle strategie alternative che consentano di promuovere l’offerta turistica proprio attraverso il coinvolgimento diretto e il protagonismo dei viaggiatori.

Se hanno vissuto una storia straordinaria è molto probabile che desiderino raccontarla: in questo caso occorre ideare “un contenitore social” (concorso, blog, hashtag ecc.) per stimolare e raccogliere le recensioni dal basso dei viaggiatori. Si tratta, cioè, di premiare l’esperienza dei turisti attraverso iniziative che stimolino il racconto del viaggio e riconoscano la loro competenza, fino a spingerli a costituire delle comunità a sostegno di una destinazione in grado di suggerire dei miglioramenti nei servizi.

Nella metafora “un viaggio come un film” questa fase è paragonabile alla distribuzione di un film: un’operazione molto delicata, dove si cercano costantemente idee innovative per raggiungere il grande pubblico (tour nelle sale, partnership con media, streaming sul web, concorsi tra gli spettatori, spin-offs, sponsorizzazioni).

Anche in questo caso alcuni progetti sono già esistenti. La Puglia, ad esempio, è stata una delle regioni che hanno creduto di più nella comunicazione virale proponendo hashtag coraggiosi tra cui #lunedìtiracconto allo scopo di promuovere i week-end in Puglia.

Il portale turismo La Liguria racconta raccoglie i resoconti di viaggio di alcuni bloggers liguri appassionati della loro regione ed estende l’invito a scrivere a tutti i viaggiatori attraverso l’hashtag #lamialiguria.

Per accrescere la notorietà di un territorio è necessario, dunque, affidare la promozione delle offerte turistiche al racconto di narratori professionisti (bloggers e artisti) tanto quanto alle recensioni dei viaggiatori. Entrambe le fasi sono importanti perché consentono di accrescere la popolarità di una meta e di creare meccanismi di condivisione.

In un progetto di riqualificazione di un quartiere di Torino – Barriera di Milano – ho ideato con Alberto Robiati, esperto di innovazione sociale, un’azione di marketing territoriale che può riassumere facilmente questo approccio in due step: dapprima venti scrittori hanno elaborato un racconto, pubblicato su La Stampa, ispirato a una visita del quartiere. Successivamente è stato lanciato un concorso letterario destinato ai cittadini.

La formula usata può essere ripresa per molti contesti: la prima fase si chiamava La storia continua per sottolineare l’azione di recupero del territorio; la seconda Continua la storia per invitare i cittadini a scrivere altri racconti.

 

 

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01 agosto 2017

Narrare, scoprire e promuovere le bellezze nascoste d’Italia

Al cospetto dei margini di crescita del turismo in Italia, confermati per questa stagione estiva la sfida che si presenta è quella di definire un modello turistico sostenibile e diffuso, che sappia creare sviluppo locale e preservare il patrimonio paesaggistico e culturale del nostro Paese. L’obiettivo è quello di scongiurare il rischio di una globalizzazione dell’offerta turistica che non valorizzi le specificità e l’imprenditoria locale, creando scenari anonimi in ogni destinazione, con catene e negozi in franchising a fare da padroni.

In questo scenario, una strategia possibile è data dall’utilizzo dello storytelling, come strumento per progettare “esperienze di viaggio da raccontare”. Come quelle raccolte in Italia da raccontare, che propone una selezione delle migliori case history di Turismo e Storytelling (BESTorytelling), come modello di turismo in grado di attirare il gradimento dei viaggiatori e di creare forme di sviluppo locale.

 

I valori del viaggio

Da dove si comincia per costruire un viaggio da raccontare? Ogni storia di successo evoca dei valori e contiene un obiettivo che simboleggia il raggiungimento di tali valori. Ogni viaggio dovrebbe prevedere il compimento di una missione che i turisti possono sostenere scegliendo una destinazione non convenzionale e contribuendo, attraverso il passaparola, alla promozione di un territorio. In molti casi, per gli operatori turistici si tratta di raccontare la propria storia professionale evidenziando gli obiettivi, gli ostacoli, le trasformazioni che hanno accompagnato la scelta di realizzare un’impresa turistica.

A distanza di anni dai primi corsi di turismo e storytelling, ricordo ancora delle storie professionali davvero memorabili, a volte tenute nascoste ai turisti: dall’albergo di Cesenatico passato in eredità di madre in figlia per quattro generazioni e gestito da sole donne, quasi sempre in contrasto con gli uomini di famiglia, al tour operator di Cefalù nato per evitare che i giovani del territorio abbandonino la Sicilia, fino a due amiche valdostane che prendevano la bici per frequentarsi e così hanno scoperto piste ciclabili naturali che ora propongono ai turisti di tutto il mondo.

C’è poi una missione più ampia che riguarda la salvaguardia di un territorio, delle sue bellezze paesaggistiche, dei monumenti e delle tradizioni, a cui i turisti sono pronti ad aderire se gli diamo la possibilità di vivere un ruolo da protagonisti.

 

Il turismo culturale

Di fronte alla crescita del turismo in Italia si pone la necessità di presentare nuove mete in grado di decongestionare e delocalizzare il turismo, per evitare che le città d’arte vengano prese d’assalto fino a offrire esperienze turistiche poco gratificanti e per fare in modo che si crei un indotto turistico che porti sviluppo in località cosiddette minori.

Gli stimoli creativi per far crescere l’attrattività di alcuni territori vanno ricercati nel turismo culturale: la storia del luogo, i suoi personaggi (famosi e non), i musei e i monumenti, il repertorio artistico.

 

Le origini di un luogo

In un Paese antico e glorioso come l’Italia, in molti casi, siamo costretti a visitare scavi archeologici o musei d’antichità senza comprenderne realmente il valore. Ci ritroviamo, così, smarriti dinnanzi a cocci di vasi, muretti, avvallamenti, monconi di colonne, con un’idea confusa di che cosa c’era prima di noi e un intreccio di informazioni che ci creano soltanto un capogiro.

Quante storie sarebbero da raccontare? Ogni reperto avrebbe diritto a una narrazione (dal vivo e online) per esaltare una civiltà del passato o per comprendere la professione dell’archeologo. I risultati sarebbero eccezionali in termini di ricaduta sul territorio, immaginando, solo per fare un esempio, come la ricchezza archeologica della città di Locri potrebbe modificare la reputazione dell’intera area.

 

I personaggi di un territorio

Il passo successivo per proporre nuove destinazioni è valorizzare la presenza dei personaggi che hanno vissuto in un territorio: possono essere dei grandi della Storia oppure dei miti locali, ancora in vita, che potremmo definire glocal, ossia personaggi poco noti ma con una storia in grado di incarnare dei valori universali.

Ognuno di essi rappresenta un tesoro fatto di leggende, testimonianze, dicerie, citazioni, oggetti, paesaggi e abitazioni che possono essere inseriti al centro di un itinerario turistico.

In questo caso gli esempi vanno da Napoleone sull’Isola d’Elba, messo al centro di Elbamovie, il progetto da cui è nata Elba, la webserie fantasy prodotta dall’ente turistico Visit Elba, al tentativo nella Milano contemporanea di recuperare le tracce della storia grazie a un gruppo di giovani attori Dramatrà che mettono in scena dei Dramatours.

 

Il patrimonio monumentale e museale

Nella ricerca di nuovi itinerari di viaggio non possiamo prescindere dall’innovazione nelle modalità di visita ai monumenti e ai musei del territorio. Si tratta di innovare l’esperienza attraverso iniziative coinvolgenti che possano essere raccontate e diffuse sul web dagli stessi turisti.

Il rapporto Civita #SocialMuseum, presentato il 30 marzo 2016, mette in evidenza come circa 9 milioni di italiani, in prevalenza fra 25 e 44 anni, impieghino i social per informarsi su musei e offerte culturali. Dinnanzi a tale richiesta di informazioni non c’è sempre una strategia efficace per promuovere il patrimonio museale e di monumenti del nostro Paese.

In particolare, il rapporto evidenzia come «le piattaforme social non vengano utilizzate dai musei per creare una relazione bi-direzionale con il pubblico, sia a causa della mancanza di competenze professionali specializzate, sia perché privilegiano la comunicazione tradizionale one way». Lo sforzo è quello di offrire un’esperienza onlife innovativa che possa generare un’immediata promozione online.

Un esempio su tutti è l’iniziativa svolta nella reggia di Venaria #EmptyVenaria in cui sono stati coinvolti otto giovani igramers, molto seguiti sulla rete, che hanno avuto l’opportunità di visitare la Reggia vuota e di fotografarla liberamente per poi diffondere gli scatti sui social media.

 

Il repertorio artistico

Per cercare ulteriori storie da raccontare, possiamo infine fare riferimento al repertorio culturale di ogni luogo, in particolare alle forme di arte contemporanea, costruendo così degli itinerari non convenzionali.

Si tratta di scoprire quali artisti abbiano saputo valorizzare un territorio fino a farne un elemento di ispirazione per le loro opere. Possiamo prendere spunto da poeti, romanzieri, pittori, cantautori, registi e attori: ogni luogo è stato raccontato (nei suoi vizi e nelle sue virtù) da abitanti speciali in grado di coglierne le peculiarità. Si creano così legami indissolubili tra opere e location che potrebbero richiamare la curiosità di moltissimi visitatori.

Che cosa potrebbe capitare in Italia? Pensiamo al cineturismo con una visita alle location dei grandi film italiani, immaginiamo quali itinerari sorprendenti ci sarebbero a Genova, Bologna, Roma, Napoli e Milano sulla scia dei cantautori e del loro rapporto con le città, oppure a iniziative di lettura dei romanzi nei luoghi in cui sono stati ambientati.

Anche in questo caso le best practice sono molte, dall’app Cityteller, che permette di geolocalizzare i testi letterari trascrivendo su una mappa online gli stralci di romanzi nei luoghi in cui sono ambientati, a Viaggio in Calabria, un progetto culturale a cura della casa editrice Rubettino, che raccoglie i racconti che gli intellettuali europei scrivevano durante il loro gran tour in Calabria, a Movie Tours, che promuove gli itinerari cinematografici che ripercorrono le grandi scene dei film ambientati a Napoli, per far scoprire i vicoli più caratteristici della città (Materdei, Sanità, Quartieri Spagnoli).

Nella patria di Cicerone e di Virgilio, ad esempio, chissà cosa è rimasto di loro a Formia e Mantova? Sono molti gli stimoli e le opportunità per innovare gli itinerari turistici e condurre i turisti verso le bellezze nascoste del nostro Paese.

 

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21 luglio 2017

Un'estate da raccontare. Metodi e prospettive per un turismo in crescita

di Paola Tournour-Viron e Stefano Di Polito

 

«L’Italia sarà la destinazione preferita per le vacanze di quest’estate sia dagli italiani che dagli stranieri». La riflessione di Gianfranco Battisti, presidente di Federturismo Confindustria, non è dettata da immotivato ottimismo. Da mesi, le prenotazioni e le richieste per il Bel Paese fioccano da ogni parte.  E tutto fa supporre che quella appena iniziata sarà per il secondo anno una memorabile calda stagione. Secondo le stime delle associazioni di settore, tra gli italiani, a viaggiare saranno soprattutto i giovani e le famiglie, diretti per lo più verso i litorali di Sardegna, Puglia e Sicilia. Per quanto riguarda invece gli arrivi stranieri, per i quali si prevede una crescita pari a tre punti percentuali rispetto allo scorso anno, la domanda si rivelerà particolarmente massiccia da parte dei visitatori in arrivo da Germania, Francia e Regno Unito. Mediamente, si fermeranno nella nostra penisola una decina di giorni, facendo lievitare il business del comparto ricettivo di circa quattro punti percentuali. Se a questo si aggiunge che recentemente l’Italia ha ottenuto dall’UNESCO l’inclusione di 2 nuovi siti nella lista del patrimonio tutelato che – con 53 luoghi protetti – ci vede in testa alla graduatoria mondiale, il comparto può guardare con una certa soddisfazione ai mesi che verranno. Ciò non toglie ovviamente che nel Paese detentore del brand turistico più energicamente impresso nella mente dei viaggiatori internazionali, si potrebbe fare meglio e di più. Gli esperti di economia turistica hanno addirittura stimato che il contributo al Pil nazionale dell’industria dei viaggi potrebbe arrivare al 20%, contro l’attuale 4,1% (dati WTTC, The World Travel & Tourism Council), se si considera il giro d’affari diretto, oppure 10,1% se si includono gli effetti diretti, indiretti e indotti, frutto delle attività di ristorazione, museali e commerciali, in particolare – in quest’ultimo caso – quelle generate dallo shopping orientato alle griffe italiane legate a moda, artigianato e design.

 

Cosa pensano i turisti dell’Italia

Fatte queste doverose premesse, passiamo ai numeri  riguardanti il Bel Paese pubblicati dall’Osservatorio nazionale sul turismo di Unioncamere (ultimi dati disponibili al momento della stesura di questo testo). Questi ci dicono che, a livello globale, ad esempio, tra le principali difficoltà incontrate dai tour operator esteri nel processo di vendita del nostro Paese figurano i prezzi, considerati troppo elevati dal 43% di essi e, in particolare, da quelli europei (49%), statunitensi (52%), brasiliani (40%) ed argentini (36%). E se a lamentare uno standard qualitativo basso del servizio è ‘solo’ il 9% dei tour operator stranieri, non va trascurato che la quota sale al 33% tra quelli canadesi e al 30% tra i cinesi. Questi ultimi, insieme ai coreani, considerano infatti insufficienti le nostre infrastrutture e/o inefficiente il sistema di trasporto pubblico e, con i colleghi nipponici, indicano tra i problemi legati all’Italia anche  la mancanza di sicurezza. Una criticità forte per i viaggiatori orientali in genere, tanto da costituire uno scoglio per il 100% dei coreani, il 90% dei cinesi e il 40% dei giapponesi. Le suddette criticità obbligano quindi a un ripensamento dell’offerta, che probabilmente andrebbe ristrutturata seguendo la linea della tipicità e dell’italianità, dando maggiore voce ai territori e alle loro ricchezze peculiari. Lavorando su una filiera più corta si otterrebbe una maggiore competitività anche in termini di prezzi e un coinvolgimento più sincero ed efficace della popolazione locale, guadagnandone sul fronte della qualità del servizio e della sicurezza.   Non va insomma mai dimenticato che il nostro Paese gode a livello mondiale di una notorietà senza eguali per tradizione storica, artistica, architettonica ed enogastronomica. Lo diciamo tanto, ma ci crediamo poco. Così come troppo poco ricordiamo che l’Italia rimane una delle mete di vacanza in assoluto più sognate.

 

Perché gli stranieri ci amano e cosa ci chiedono

Le città d’arte e il turismo balneare restano al momento  i due prodotti più venduti nel panorama dei viaggi organizzati, sia dagli operatori stranieri che trattano la “destinazione Italia” sia dai colleghi italiani che lavorano nel turismo domestico. Le ultime rilevazioni a cura di ISNART (Istituto Nazionale Ricerche Turistiche )/Unioncamere evidenziano ancora una volta come lo stile di vita italiano sia un elemento fortemente caratterizzante della destinazione e sempre di altissimo appeal che, a livello generale, viene indicato da oltre il 26% dei buyer esteri, con punte fino al 46% per i buyer del mercato statunitense. L’importanza di preservare questo genere di attrattiva è ormai unanimemente riconosciuta ed è confermata dai dati dell’Osservatorio mercati esteri TTG Italia che, nell’analisi sulle possibili modalità di innovazione dell’offerta turistica italiana, evidenzia come da parte dei turisti stranieri ci sia una marcata richiesta di «Preservazione di tradizioni, cultura e luoghi» e di «Maggiore valorizzazione dell’Italian Style». Tale studio torna a mettere in luce le peculiarità dell’italian style in tutte le sue espressioni universalmente riconosciute: creatività, accoglienza, ‘dolce vita’. I visitatori che arrivano da oltre confine suggeriscono anche una maggiore diffusione della musica italiana, soprattutto lirica, e una più consistente presenza di libri e opere d’arte che favoriscano l’immersione nella cultura e nel ‘sistema di vita all’italiana’ così come si prefigura nell’immaginario collettivo del turisti stranieri.  La richiesta da parte dei turisti esteri per la preservazione dell’“autenticità italiana” è ulteriormente confermata dalla convinzione che per il 71,6% degli operatori ciò che apprezzano di più i viaggiatori stranieri sia  “la tradizione”, declinata in oggetti e arredi di design, nel fashion e nelle griffe. Tale scenario offre, quindi, la possibilità di innovare il modello di turismo diffuso nel nostro Paese. Il progetto “Italia da raccontare” - www.italiadaraccontare.it – nato da un censimento delle migliori pratiche di turismo e storytelling – BESTORYTELLING – offre una panoramica interessante di metodi e realtà innovative che stanno rilanciando il turismo in aree meno note del Paese, attraverso forme che garantiscano lo sviluppo locale e la valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico. In Italia si sta affacciando una nuova generazione di operatori turistici in grado di sfruttare la comunicazione digitale per valorizzare territori ancora poco noti e accrescere le ricadute del turismo in termini di recupero delle tradizioni e salvaguardia di intere aree. Bisogna cavalcare questo trend in crescita e fare in modo che sia un traino per tornare a promuovere il nostro Paese con la giusta efficacia. Individuando correttamente i suoi punti di forza, e scegliendo i temi narrativi più corretti, quelli davvero capaci di renderla unica e inimitabile. Per imparare a valorizzare l’Italia e l’italianità con un pizzico di sano e giusto orgoglio, senza inutili e improduttive autoflagellazioni. Indugiando magari per un istante nella salutare consolazione leopardiana secondo cui «gli stranieri quando s’ingannano sul nostro conto, più tosto s’ingannano in favor nostro che in disfavore».

 

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02 agosto 2017

Palermo, Capitale italiana della cultura 2018: inizia la sfida

Palermo è la Capitale italiana della cultura per il 2018: la conferma ufficiale è arrivata il 21 luglio scorso con la delibera del Consiglio dei ministri che ha confermato la candidatura dello scorso gennaio, accettata, si leggeva nelle motivazioni della giuria, per il suo progetto «di elevato valore culturale e di grande respiro umanitario», con il quale il capoluogo siciliano ha battuto Alghero, Aquileia, Comacchio, Ercolano, Montebelluna, Recanati, Settimo Torinese e Trento. Il prestigioso titolo va a sommarsi alla designazione, anch’essa già certa, di Palermo come sede dell’importantissima biennale itinerante europea di arte contemporanea Manifesta, che dopo la tappa del 2016 di Zurigo approderà in Sicilia per la sua dodicesima edizione.

Si preannuncia quindi un anno denso di cultura per una città che vanta un patrimonio storico, artistico e architettonico unico al mondo, eccezionale sintesi delle civiltà che hanno contribuito a plasmarla, dalle vestigia greche e romane alle architetture arabe e normanne, e che dal 2015 formano, tra l’altro, il sito seriale UNESCO Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale.

A questi monumenti andranno ad aggiungersi, nel progetto presentato dalla città, le eccellenze culturali di Castelbuono, con il suo Museo civico «che si è distinto negli ultimi anni per la capacità di coniugare tradizioni e arte contemporanea» e Bagheria, sede del Museo Guttuso.

Ma ciò che ha reso vincente il progetto palermitano è appunto l’integrazione tra la dimensione culturale e quella umanitaria: la città della splendida lapide quadrilingue conservata al Palazzo della Zisa, simbolo del dialogo tra più culture fin dal 1149, si candida a essere capitale dell’accoglienza e della difesa del diritto alla cultura per tutti, cittadini e migranti, nell’ottica di portare avanti, come si legge nel dossier di candidatura, una «visione politica mediterranea ispirata ai principi fondativi dell’Europa ed al riconoscimento dei diritti umani universali». Da qui, dunque, l’idea del Festival delle letterature migranti, vero e proprio cuore del progetto, che si propone di tracciare le storie che accompagnano i popoli nei loro movimenti, perché, come recita un bel detto siciliano, «Cu avi lingua, passa u mari»; cioè, parafrasando, chi ha accesso alla cultura può fare qualsiasi cosa, anche “attraversare il mare” lasciandosi alle spalle infinite sofferenze per costruirsi una seconda possibilità.

 

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27 giugno 2017

Via Krupp, una strada come opera d’arte

Quando Friedrich Alfred Krupp, figlio di Alfred, soprannominato “il re dei cannoni”, che grazie alla produzione dell'acciaio fu l’uomo più ricco d’Europa, approdò a Capri se ne innamorò perdutamente. Questo possiamo facilmente dedurlo dal fatto che, appena un anno dopo, nel 1899, abbandonò moglie e due figlie in Germania, per stabilirsi su quella piccola isola, di poco più che 6 km di lunghezza, nel Golfo di Napoli.

Il suo ritiro, però, non fu alla vita privata, e proprio come l’imperatore Tiberio, da Capri continuò a gestire i suoi affari. Dell’isola amava praticamente tutto, la costa dirupata e inaccessibile, il mare, che solcava con l’amico Anton Dohrn (direttore della stazione zoologica Anton Dohrn), a cui donò attrezzature costosissime e il suo yacht (Puritan, 50 metri di lunghezza) per studi e ricerche sulla biologia marina. Lo si poteva vedere, tutto vestito di bianco, affacciato dalla suite dell’Hotel Quisisana, ove dimorava, oppure incontrare nel dedalo di strade maiolicate mentre si intratteneva con l’intellighenzia napoletana dell’epoca (Ignazio Cerio, Vincenzo Cuomo).

Proprio da queste esperienze di vita vissuta sull’isola nacque in lui il sogno di costruire quella che diventerà la strada più bella del mondo. Un passaggio incuneato nella roccia, funzionale collegamento tra la parte alta dell’isola e la marina, ma anche uno spettacolo di architettura in perfetta armonia con il contesto paesaggistico, tanto che fu definita dallo storico dell’architettura Roberto Pane, “una strada come opera d’arte”. L’ambizioso sogno di Krupp, nel maggio del 1899, fu portato in consiglio comunale ove fu considerato: “di pubblica utilità”, quindi un intervento necessario per l’intera comunità. L’interesse di Krupp per l’isola fu sempre in perfetta commistione con la comunità locale. Concesse, infatti, ai vecchi proprietari dei fondi da lui acquistati il diritto di continuare a raccogliere e far propria la vendemmia; si avvicinò alla politica locale e inevitabilmente ne fu coinvolta anche la sua vita privata, si guadagnò la nomea di Anfitrione e il più triste epiteto - firmato da Matilde Serao - “da re dei cannoni a re dei capitoni”.

Di questa bella vicenda, oggi, ricordiamo la storia e quell’atto d’amore con cui Krupp volle donare la strada all’isola che lo aveva felicemente accolto e agli abitanti in segno di gratitudine. Gratitudine contraccambiata dai capresi che, nel 1902 (anno della sua morte), gli conferirono la cittadinanza onoraria e dal 2002 con una lapide lo ricordano all’ingresso dei Giardini di Augusto.

Resta, però, un ricordo anche poter percorrere quei tornanti, e la bellezza della natura come la libertà delle passeggiate - annunciati all’ingresso della via - sono solo fantasia. La strada, infatti, è chiusa dal 2009 perché mancano i soldi per la manutenzione e la messa in sicurezza. L’unica via percorribile per la riapertura pare essere l’affidamento a privati, con la piena possibilità di disporre ad appannaggio di questi ultimi. Insomma, davvero paradossale che in un luogo simbolo di ricchezza e di benessere, dove tutto l’anno, yachts da milioni di euro dardeggiano le insenature della costa per ammirare lo spettacolo della natura, a nessuno possa interessare quella bellezza comune, che è vita di quei luoghi. Come se dell’isola si potesse scegliere un pezzo senza curarsi di tutto ciò che vi è intorno, proprio come in macelleria per una sorta di cannibalismo territoriale. Allora ci si immagina quale sentimento deve aver mosso l’animo di Krupp, portandolo a utilizzare i propri soldi per qualcosa che arricchisse tutta la comunità caprese. Un’idea davvero rivoluzionaria quella di trascendere gli interessi economici, non pensando in termini di bilancio bensì di efficienza e di capitale civico.

«Sventurata è la terra che ha bisogno di eroi» - ci ricorda Brecht - e ancor più sventurata è la convinzione di chi crede che la ricchezza economica possa far progredire, in termini di civiltà, il mondo. Dobbiamo speranzosamente augurarci che, da quell’unica realtà indiscutibile che ci resta, ovvero la strada donata dal magnate tedesco, possano nascere nuovi genii loci più resistenti degli interessi economici celati dietro le manutenzioni private, e laddove non potrà la ricchezza sia la povertà a conservare intatta l’unità tra città e paesaggio per la nascita di una nuova comunità.

 

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