22 maggio 2013

Il ratto delle fotine

di Vanda Biffani

Chiunque navighi in rete utilizzando il motore di ricerca Google avrà notato da qualche mese, esattamente da fine gennaio 2013, un nuovo sistema di visualizzazione Images. Tale criterio esalta l'immagine scelta in un formato più grande, affiancata da un riquadro contenente altre foto suggerite, inserito in un segmento a sfondo grigio che si apre automaticamente a metà pagina. Il meccanismo è graficamente accattivante ed evita quel saltellare in altri siti che, come in un Gioco dell'Oca, costringe l'utente a continui passi indietro per ripartire dal Via! iniziale. Se l'immagine consigliata non è quella che cercavamo, la si richiude senza rimpianti e il segmento grigio scompare. Ma come in tutti i giochi social, dove chi può puntare alto vince, i piccoli perdono. Lo stratagemma intrappola infatti in viaggi low cost durante i quali i naviganti sorvolano le pagine, non fanno scali e atterrano da dove sono partiti senza muoversi. Una sorta di volo fittizio che trattiene gli utenti in casa Google, facendo in modo che il luogo di appartenenza reale delle immagini non venga spesso neanche sfiorato. Risultato: questa novità sta causando un crollo del traffico proveniente da Google Images a numerosi siti in tutto il mondo. Molti webmaster e società di marketing, danneggiati dalle regole del gioco, hanno iniziato a lanciare allarmi ai quali Google ha così replicato: “Quando si sceglie di visionare un'immagine, l a pagina di appartenenza non viene più caricata direttamente. Questo accelera la navigazione degli utenti, riduce il carico sui server del sito web di origine e migliora l'accuratezza delle pagine visualizzate.” Come a dire, vi alleggerisco il lavoro, faccio risparmiare tempo ai visitatori, intrattengo i distratti e i poco interessati, libero le strade della rete. Cosa volete di più. Ricapitolando, fino allo scorso anno un'immagine risultante dalla ricerca, per essere visualizzata, riconduceva al sito che l'aveva pubblicata, aprendone la pagina di riferimento. Ora non più o almeno non direttamente: il caricamento dell'immagine stessa sfocia istintivamente ad un frame isolato, staccato dal suo contesto. Certo, gli utenti possono fare clic sul dominio corrispettivo scegliendo la funzione "Visita la pagina", ma gli studi effettuati indicano che la nuova impostazione indirizzi alla pagina di origine un numero di utenti considerevolmente inferiore. “Negli ultimi tre mesi, abbiamo visto un calo del 78,69% del traffico ai nostri siti web” dichiarano gli analisti di PhotoShelter. http://www.definemg.com/how-googles-image-search-update-killed-image-seo/ I motivi di questa ed altre innovazioni vengono attribuiti al tentativo, finora riuscito, di ancorare gli utenti a Google. Negli ultimi mesi, diverse sono state le tattiche implementate dal motore di ricerca per conservare gli accessi nel proprio ecosistema, piuttosto che perderli nei siti di destinazione originali. Come ad esempio le visualizzazioni nella barra laterale destra quando si cerca un film o un personaggio famoso, che normalmente riconduceva su Wikipedia. Il nuovo riquadro riassume le informazioni principali: data di nascita, breve bio, qualche foto. Quanto basta per non approfondire e dare il colpo di grazia a Wikipedia. L'enciclopedia aperta, che già lanciava accorati appelli di aiuto, ora produce senza beneficiare del proprio lavoro, ridotto in anteprima da Google. L'allarme suggerisce un altro rischio: scollegando le immagini e i testi dalla fonte diretta, la potenziale sensazione di “furto” verrebbe ulteriormente indebolita, inducendo l'utente a prelevare dal web senza porsi scrupoli. Contenuti vaganti e spersonalizzati, scippati all'autore che non si avvantaggia più neanche di esser visitato, tanto meno conosciuto. Artisti e autori hanno dunque acceso la rivolta a seguito di crolli corrispondenti all'80% delle visite. Per chi viveva di pubblicità e accessi, una rovina. Diminuzione anche nei siti di business, con una media del - 63% del traffico proveniente da Google Images dallo scorso gennaio; - 74% nei siti di fotografia, mentre la moda e l'intrattenimento registrano un - 78%. Quote che stanno generando grandi dibattiti e scontri in vari siti, riepilogati ovviamente da Google in piccoli, diligenti riquadri che sanno di beffa. Ma non tutto è perduto. Se da un lato precipitano gli accessi last minute degli ospiti occasionali, resiste lo zoccolo duro dei visitatori fedelissimi che risultano comportarsi allo stesso modo una volta atterrati sulle piattaforme predilette. Lo confermano i dati relativi la durata delle visite. Come combattere Golia? Alcuni suggeriscono di arricchire il proprio sito web con testi e riferimenti, in modo da costringere Google al rinvio standard. Altri consigliano una paternità delle immagini tramite, un nome a caso, Google+. Infine, si può sempre monitorare il flusso del proprio sito e gli eventuali cambiamenti di traffico degli ultimi tempi, basta creare un account. Su Google Analytics, ovviamente.


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