09 settembre 2014

Il tedesco salvato dal Vaticano

di Carlo Pulsoni

Non so se un libro abbia mai salvato una vita (l’episodio ricordato da Hugo von Hofmannsthal ne Il libro degli amici del cinese che scampa all’imminente decapitazione grazie alla lettura di un libro ha tutta l’aria di essere una stupenda trovata letteraria più che un fatto realmente accaduto), ma una biblioteca certamente sì.

La vicenda ha luogo nel settembre 1943, a seguito dell’armistizio dell’8 settembre, e vede come protagonista un intellettuale tedesco, Rolf Schott. Nato a Magonza nel 1891, Schott era cresciuto alla soglia del Novecento, consapevole dell’eredità dell’epoca morente come ebbe a dire in una conferenza del 1965: «Il grande secolo andava tramontando, ma l’arte, la musica, le lettere, lo spirito creativo occidentale tardarono ancora per decenni a volatilizzarsi». È proprio in questo spirito creativo che egli sviluppa la sua opera: non solo letteraria come poeta, romanziere, drammaturgo, ma anche artistica come pittore e illustratore di libri, senza trascurare quella di storico dell’arte classica e moderna, nonché di storico delle religioni. Un percorso che nei primi decenni del XX secolo lo porterà a entrare in relazione, grazie anche ai numerosi viaggi compiuti in varie città europee, con i più importanti protagonisti del periodo, quali Thomas Mann, Hermann Hesse, Oswald Spengler, Karl Kerényi, il già menzionato Hugo von Hofmannsthal. A seguito di molteplici articoli scritti contro il nazismo e con l’avvento al potere di Hitler, nel 1933 Schott abbandona la Germania per riparare a Roma, dove nel 1938 si converte al cattolicesimo. Sono anni di ristrettezze economiche e Schott si guadagna da vivere, traducendo in tedesco anche libri di propaganda fascista (B. Mussolini, Die Lehre des Faschismus, Firenze 1937; Galeazzo Ciano in der Kammer der Fasci und Korporationen, Roma 1939). Con l’armistizio dell’8 settembre e con la successiva occupazione nazista di Roma la situazione di Schott si fa estremamente complicata e la sua vita diviene a rischio. A soccorrere lo sventurato interviene la Santa Sede e più in particolare la Biblioteca Apostolica Vaticana, come si ricava da alcuni documenti inediti presenti nel cosiddetto “Archivio Schott”, oggi conservato presso la Biblioteca Comunale Augusta di Perugia. Viene realizzato per Schott un lasciapassare per la Città del Vaticano, con una occupazione creata al momento come «Disegnatore per la Biblioteca Vaticana e dell’Archivio tecnico del Governatorato»; in un documento del Governatorato del mese seguente (14 ottobre), l’incarico presso la Biblioteca è perfino retrodatato al 1936 per non instillare dubbi nei tedeschi. Mutate le sorti della guerra, nel giugno del 1944, è Monsignor Giuseppe Monticone, archivista generale della Sacra Congregazione “De Propaganda Fide”, a dover difendere Schott dai sospetti degli Alleati, attestando «che il Prof. Schott, venuto in Italia per sfuggire alla persecuzione nazista, ha sempre nutrito sentimenti contrari al nazi-fascismo, e che perciò non è possibile ch’egli commetta atti comunque ostili agli Alleati». All’interno delle Mura Vaticane Schott entra in contatto, tra gli altri, con Alcide De Gasperi, il quale lo esorterà, alla fine della guerra, a riprendere il proprio lavoro di artista e scrittore (nell’Archivio sono presenti alcune lettere del futuro Presidente del Consiglio), cosa che effettivamente gli farà ottenere grandi soddisfazioni e riconoscimenti pubblici, come la Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Federale di Germania. Una vicenda insomma in cui la Biblioteca Vaticana, verosimilmente per opera del suo Prefetto, Cardinal Giovanni Mercati, non si limita a svolgere la sua funzione di conservazione del proprio patrimonio librario, arrivando ad accogliere non solo quello altrui in pericolo di distruzione (si pensi ai fondi dell’Abbazia di Montecassino), ma anche perseguitati politici. Una straordinaria duplice operazione di salvataggio sia della memoria del passato che della vita umana.  


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