16 maggio 2018

Il tricentenario di Maria Gaetana Agnesi

«Stupitevi piuttosto, che con saper profondo/ Prodotto abbia una donna un sì gran libro al mondo./ È italiana l’autrice, signor, non è olandese,/ Donna illustre, sapiente, che onora il suo paese;/ Ma se trovansi altrove scarsi i seguaci suoi,/ Ammirasi il gran libro, e studiasi da noi»

(Carlo Goldoni, Il medico olandese, 1756, Atto primo, scena seconda)

 

300 anni fa nasceva, il 16 maggio 1718, Maria Gaetana Agnesi, la prima donna a pubblicare un’opera di matematica – le Instituzioni analitiche ad uso della gioventù italiana del 1748 – e a ottenere in Italia, a Bologna, una cattedra universitaria in tale materia (un incarico che però non svolse preferendo impegnarsi appieno in attività pie).

Appartenente a una famiglia della ricca borghesia milanese di ambiente illuminista cattolico, ricevette un’educazione completa al pari di suo fratello e di sua sorella Maria Teresa, che divenne compositrice.

In quell’epoca il dibattito sull’istruzione delle donne ferveva più intenso che mai, e soprattutto grazie ai cartesiani (non si può non citare tra questi il ‘femminista’ François Poullain de la Barre, autore di De l'égalité des deux sexes, discours physique et moral où l'on voit l'importance de se défaire des préjugez, 1673) stava finalmente facendo breccia almeno tra i pensatori più illuminati l’idea che i tanto vituperati difetti delle donne – fragilità, coquetterie, stupidità – non dipendessero deterministicamente da una natura inferiore, bensì dall’ignoranza a cui erano costrette; le donne potevano e dovevano dunque essere elevate, almeno per brillare nelle conversazioni mondane e in funzione dell’educazione della prole.

Il primo lavoro di Agnesi fu la traduzione in latino nel 1727, a soli nove anni, del saggetto dell’abate Niccolò Gemelli Orazione nella quale si dimostra che lo studio delle arti liberali non è affatto disdicevole al sesso femminile, che recitava in famiglia di fronte ad amici e parenti. Conosceva infatti sin da giovanissima molte lingue (tra cui il greco, l’ebraico, il francese, lo spagnolo e il tedesco, oltre al latino) e, dopo aver approfondito la filosofia e le scienze naturali, a 19 anni intraprese lo studio della matematica. Nel 1747 fu aggregata all’Accademia delle scienze di Bologna e quindi pubblicò il suo lavoro più importante, un manuale che spaziava dall’algebra alla geometria proponendo una prima sistemazione delle recenti scoperte del calcolo infinitesimale, uno dei temi più dibattuti e centrali di allora e oggetto della famosa disputa tra Leibniz e Newton – mentre, quasi per ironia della storia, sempre nel 1748 usciva la più misogina, forse, delle opere scritte da illuministi: Les bijoux indiscrets di Diderot.

Scritte in italiano invece che in latino affinché potessero raggiungere un pubblico vasto e presumibilmente anche quello femminile, dedicate a Maria Teresa d’Austria («e veramente se in qualche tempo poteva giustificarsi l’ardimento di una Donna, che tentasse seguire i rapidi voli di una Scienza, che spazia mai sempre negli Infiniti, in quel tempo essere ciò doveva nel quale regna una DONNA, e regna con universale ammirazione»), le Instituzioni analitiche furono apprezzate enormemente per la chiarezza espositiva e furono tradotte anche in francese e inglese – e in questa lingua si creò un curioso equivoco per cui la curva o versiera che porta il suo nome fu intesa come la versiera moglie del diavolo e perciò tradotta con witch of Agnesi, la strega di Agnesi, come tuttora è conosciuta in ambito anglosassone.

Nella realtà fu donna molto devota e forse anche per l’eccesso di esposizione a cui venne sottoposta quasi fosse un esperimento illuministico da laboratorio, Agnesi dopo la morte del padre (1753), che le aveva impedito di prendere i voti, rifuggì completamente il dibattito scientifico pubblico per dedicarsi esclusivamente alle opere di carità.

 

Crediti immagini: di pubblico dominio, attraverso Wikimedia Commons

 


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