08 giugno 2017

Infarto, nel 30% dei casi è colpa sistema immunitario

Attenzione ai problemi del sistema immunitario. Secondo un’indagine dell’Istituto di cardiologia dell’Università Cattolica e del Polo di scienze cardiovascolari e toraciche del Policlinico Gemelli di Roma, guidato da Filippo Crea, il 30% dei casi di infarto sarebbe dovuto proprio alle problematiche connesse al sistema immunitario. La caccia ai meccanismi - ancora in gran parte sconosciuti - che possono scatenare l’infarto è fra gli obiettivi dei principali centri di eccellenza europei e mondiali.

Secondo lo studio, che è stato pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, quando si mettono in moto in maniera eccessiva alcune cellule immunitarie, i linfociti di tipo T, si può incorrere in una infiammazione della placca aterosclerotica depositata sulle pareti dei vasi sanguigni che, in caso di rottura, causa l’infarto. Proprio al Policlinico Gemelli di Roma sono in corso alcuni studi che, in futuro, consentiranno di fornire terapie personalizzate sulla base del meccanismo che porta all’infarto e di offrire a ciascun paziente la prognosi e il decalogo da seguire per curarsi. Tra i rimedi suggeriti per infarti causati dai problemi del sistema immunitario c’è quello che prevede di intervenire sulla placca. È stato notato, infatti, in un sottogruppo di pazienti che la placca aterosclerotica sulle pareti dei vasi che ossigenano il cuore (le coronarie) va incontro a rottura e successiva formazione del trombo con meccanismi che coinvolgono uno squilibrio nelle cellule del sistema immunitario.

Attenzione anche alle gengive malate. Uno studio condotto su animali ha dimostrato che un batterio comunemente presente nella placca dentale induce rapidamente la formazione di coaguli sanguigni nelle arterie aumentando i rischi di infarto. L’allarme viene da un’indagine realizzata da Mark Herzberg dell’Università del Minnesota sui conigli, considerati i migliori modelli animali per lo studio delle malattie cardiache umane. I disturbi periodontali sono legati a probabilità doppie di patologie cardiocircolatorie e per la prima volta lo studio in questione collega l’attività di un batterio presente delle gengive di tre quarti degli adulti alla formazione di ostruzioni nel flusso sanguigno. In sostanza, i batteri presenti nelle gengive non sane possono realmente causare ostruzione alle arterie coronariche e forniscono una spiegazione biologica al perché le persone con malattie periodontali corrono rischi doppi di sviluppare disturbi cardiaci. Secondo gli scienziati, infiammazioni croniche alle gengive, che all’apparenza danno solo lievi sintomi, come il sanguinamento, potrebbero essere collegate anche a infezioni del rivestimento arterioso che promuovono la formazione di placche e a reazioni del sistema immunitario di per sé stesse dannose a lungo andare.

 


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