16 luglio 2014

Internet a due velocità

di Simone Silvi

Dalle sue prime connessioni a oggi internet, la rete che collega milioni di individui in tutto il mondo, è diventata un vero e proprio ecosistema. Forse, un giorno non troppo lontano, avremo anche la fortuna di veder nascere i primi esseri digitali di questo sistema, ma intanto, cyberpunk a parte, uno dei princìpi su cui si basa la sua esistenza (e sicuramente la sua smisurata crescita) in questi mesi è stato per la prima volta messo in discussione dalle autorità statunitensi. Stiamo parlando della neutralità della rete e di quello che potrebbe succedere se questo fondamento venisse meno.

Per capire cosa stia accadendo è necessario partire dalla decisione della Corte del Distretto di Columbia la quale lo scorso gennaio ha deliberato che la FCC (Federal Communications Commission) non avesse l'autorità per imporre ai provider di servizi di connessione regole per la gestione del traffico dei dati. La FCC nel 2010, attraverso l’ Open Internet Order, aveva infatti stabilito che tutto il traffico del web dovesse essere trattato allo stesso modo, senza alcuna differenza, dal piccolo blog al grande portale. La conseguenza diretta di questa disposizione dei giudici della Columbia darebbe invece la possibilità ai provider di aprire delle corsie più veloci per quelle aziende disposte a pagare costi aggiuntivi.

I fautori del libero mercato potrebbero dire che non ci sia nulla di sbagliato, anzi. Anche le automobili sono di diverse cilindrate, alcune più veloci e altre più lente. Questo è vero, ma uno dei grandi pilastri della rete è che non esistano né barriere all’ingresso né segmentazioni al traffico. Continuando con le metafore, e usando forse quella più comune, si potrebbe immaginare il web come un intricato sistema viario, e se la neutralità non fosse più garantita, ci si troverebbe davanti ad una rete fatta da una parte di autostrade a più corsie (e a pagamento) e dall'altra di vecchie e malridotte strade provinciali.

Così il dibattito cresce di giorno in giorno, soprattutto attraverso i canali sociali della rete. Gli analisti più catastrofici pronosticano addirittura la fine della rete per come abbiamo imparato a conoscerla e navigarla oggi, ma anche senza proiezioni drammatiche è facile pensare che queste decisioni peseranno non poco sul futuro di internet.

In questo scenario, i provider potrebbero avere la facoltà di determinare quali servizi far viaggiare più velocemente di altri sulla rete e questo costringerebbe l’utilizzatore a indirizzare le proprie scelte: chi di noi non preferirebbe un servizio streaming che “corra” a banda spiegata piuttosto di uno che sia trainato da buoi lungo una mulattiera? Guardando al futuro, sulla rete passerà sempre più anche il traffico legato all’intrattenimento: dunque anche la fruizione della cosiddetta smart-tv potrà essere influenzata dalle diverse condizioni di traffico e velocità della rete. Basta pensare a come sta cambiando, già oggi, questo settore, in seguito all’affermarsi di nuove realtà, come il portale Netflix, che stanno rivoluzionando l’offerta di contenuti on demand.

Un altro effetto indiretto di questa scelta potrebbe inoltre essere la creazione di una “barriera all’ingresso” per tutte quelle nuove realtà - le tante start-up nate in questi anni - che potrebbero avere non poche difficoltà nel reperire le risorse necessarie per viaggiare su queste nuove corsie e trovare così visibilità presso il pubblico: insomma anche l’economia della rete, con le sue regole, potrebbe cambiare in maniera profonda.

I giganti del web, partendo da Google, osservano al momento con molta attenzione l’evoluzione normativa, schierandosi, almeno per ora, dalla parte di chi vorrebbe che l’accesso alla rete rimanesse per legge uguale per tutti.

La mobilitazione è iniziata, con una caratteristica unica almeno sino a questo momento, internauti e colossi mondiali per ora sono tutti dalla stessa parte, tutti pronti a difendere la neutralità della rete: i primi sicuramente mossi da ragioni etiche, i secondi più per motivi di “portafogli”, tutti in attesa quindi di vedere quali saranno le determinazioni e pronti a intervenire per orientare le future scelte. La FCC, influenzata anche da questo movimento, ha lanciato in questi giorni una “campagna di ascolto” di quattro mesi prima di arrivare alle nuove determinazioni dopo lo stop della Corte.

Nel nostro vecchio continente le prospettive di una rete libera rimangono invece ben salde. Da pochi mesi, infatti, il Parlamento Europeo ha ribadito, all’interno del pacchetto di riforme sulle telecomunicazioni, la neutralità della rete e il divieto per i provider di offrire “servizi speciali”.

Il dibattito sul futuro del web continua: le decisioni della FCC riguardano solo gli Stati Uniti ma gli “smanettoni” in tutto il mondo sono già pronti a dare battaglia per difendere il principio secondo il quale internet deve rimanere il “bene comune” per antonomasia di questo secolo, senza restrizioni di accesso o di fruizione che andrebbero a ridisegnare in maniera profonda la rete per come la conosciamo oggi.


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