16 gennaio 2018

Istruzione e cultura in Italia

Giovani e bambini in Italia, si sa, sono pochi e in continua diminuzione, pertanto non stupisce che la popolazione scolastica, dalla materna fino a tutti gli ordini di secondo grado, perda ogni anno qualche punto: nel 2015-2016 gli iscritti sono stati 8.807.146, ossia 62.273 in meno dell’anno precedente. Ciononostante la quasi totalità, il 98,5%, di ragazzi e bambini va a scuola. Di questi, il 9,3% è composto da ragazzi stranieri, la cui presenza è più alta nei gradi inferiori che in quelli superiori d’istruzione, benché anche in questi stia aumentando. In quanto a popolazione scolastica straniera molto forti sono le differenze tra le mega-aree: il Nord conta il 14,9% di ragazzi stranieri, il Centro l’11,9% e Sud e Isole solo il 3,3%.

Nei gradi di istruzione inferiore, la quota dei bocciati è molto bassa, e la selezione più severa avviene nel passaggio dal primo al secondo anno della scuola secondaria di secondo grado, durante il quale il 14% degli alunni viene respinto. Le ragazze si confermano più studiose dei ragazzi, sono meno soggette a bocciature e, al termine del ciclo scolastico, si iscrivono più frequentemente all’università. Benché il maggior numero di università sia collocato al Nord, e soprattutto a esse quindi si rivolgano i giovani di tutta Italia, sono gli studenti del Centro i più propensi a continuare gli studi (42,6%) e quelli del Sud (41,5%), mentre in Lombardia e nella Provincia di Trento si registrano i tassi più bassi (rispettivamente 32,5 e 33,1%). Anche negli studi universitari le donne si dimostrano più brave degli uomini, e a 25 anni il 39,6% di esse ha conseguito un titolo universitario e il 23,3% una laurea magistrale, contro rispettivamente il 26,4% e il 15,7% dei maschi. Nel complesso in Italia nel 2016 il 13,3% delle persone aveva un titolo universitario.

Conclusi gli studi, tuttavia, l’impegno profuso dalle ragazze nella propria formazione non sembra avvantaggiarle nella ricerca di un impiego e le donne in generale sono meno presenti nel mercato del lavoro, una tendenza che si registra con qualche punto percentuale anche tra le laureate. Segno forse che lo studio sia inutile? No: la possibilità di trovare un lavoro cresce con il crescere del titolo di studio, e chi è in possesso di un dottorato di ricerca, per esempio, ha possibilità di venire impiegato dopo 4 anni dal suo conseguimento superiori al 90%, contro l’83,1% di chi ha conseguito una laurea lunga, e via via a decrescere con il ridursi del percorso formativo.

Dell’importanza e anche della godibilità della cultura, d’altronde, sono soprattutto i giovani di entrambi i sessi a essere convinti, tra i maggiori frequentatori di musei, monumenti e siti archeologici; inoltre le ragazze sono più interessate dei loro coetanei maschi al consumo di tali beni culturali, al contrario delle loro nonne di 65 anni e più, che invece attribuiscono a questo tipo di attività meno valore dei loro ‘mariti’. Maschi e anziani sono però più forti lettori di giornali, che in generale inoltre vengono letti in percentuale maggiore al Nord, con l’eccezione della Sardegna, che è una delle regioni più informate d’Italia (56,6% di lettori).

La lettura è una delle note dolenti degli italiani, ma è amata, oltre che dalle donne in tutte le fasce di età, più dai giovani che dagli anziani, cosa che forse potrebbe far sperare timidamente in una sua ripresa.


0