24 maggio 2020

Le donne italiane nell’arte di Ketty La Rocca

 

Il periodo tra gli anni Sessanta e Settanta rappresenta uno spartiacque storico, un momento in cui, per la prima volta, la partecipazione delle donne italiane nelle arti visive diviene sempre più ampia e costante. Una delle figure più interessanti in questo contesto è quella di Ketty La Rocca (1938-1976), artista tra le più significative che nel suo lavoro ha esplorato le potenzialità del linguaggio e della comunicazione per inoltrarsi nella ricerca dell'identità.

 

Agli inizi degli anni Sessanta a Firenze, in un clima di grande vitalità e fermento culturale, inizia a collaborare con il Gruppo 70 nell’ambito di una delle espressioni verbo-visive della neoavanguardia italiana nota come poesia visiva. Dal 1964 Ketty La Rocca compone collage ritagliando da giornali e riviste immagini fotografiche e scritte incollandole su fogli bianchi o neri. I suoi collage sono organizzati come slogan pubblicitari che mettono in relazione parole e immagini in cui emerge da subito l'attenzione per la condizione femminile.

 

L'artista elaborava, in un'interpretazione del tutto personale dell'ideologia femminista, tra l'ironico e il tagliente, una serie di lavori carichi di un nuovo impatto linguistico e visivo. Le sue immagini sono spesso composte da accattivanti figure femminili tipiche della pubblicità di articoli di consumo e di moda, accostate a testi spiazzanti, al limite del nonsense, con un'allusione più o meno esplicita alla mercificazione dell'immagine della donna. L'attenzione alla condizione femminile nella società moderna di tipo patriarcale è un tema costante nel suo operato. Il modello che vuole contestare è quello incoraggiato dalle istituzioni e dai mass media, il cui fulcro è rappresentato dall'ideale domestico che definisce la donna prima di tutto come sposa e madre.

 

Si vedano i lavori realizzati tra il 1964 e il 1965 come Non commettere sorpassi impuri, Lei sceglie, porta a casa, Vergine, Intellettuali in collegio, Sana come il pane quotidiano, Noi e chi ci, recentemente entrato nella collezione del MoMA, opere dove a frasi composte come slogan, l'artista associa immagini che creano un cortocircuito di forte impatto visivo. Con sguardo pungente La Rocca irride i cliché, ponendo sotto accusa il processo di reificazione del corpo femminile nella comunicazione contemporanea. 

Ketty La Rocca, Intellettuali in collegio, 1964-65, misure: 28.5 x 43

Ketty La Rocca, Lei sceglie, porta a casa, 1964-65, misure: 44,5x30 cm

A partire dai primi anni Settanta, l'attenzione per la comunicazione di massa si indirizza verso forme espressive legate al corpo e al linguaggio dei gesti attraverso l'adozione di una pluralità di strategie espressive e media diversi come la fotografia, il libro di artista, il video, la performance. L'artista va alla ricerca di un linguaggio che instauri una comunicazione diretta, capace di esprimere la ricostruzione dell'identità ponendo l'artista e il fruitore in posizioni complementari e dialogiche.

 

Nel 1971 vede la luce In principio erat, un libro costituito da un montaggio di fotografie in bianco e nero di mani che compiono dei gesti quasi rituali. Dal volume prende le mosse il celebre videotape performativo Appendice per una supplica presentato alla Biennale di Venezia del 1972, in cui l'artista restituisce alle mani da lei ritratte nel libro, la vita e il tempo sottratti dalla fotografia. Il gesto, a differenza della parola, non può essere simulato, il linguaggio del corpo non mente, perché sfugge al nostro controllo e parla anche quando non vogliamo.

 

Sono proprio le ricerche sul corpo che contribuiscono a mettere in atto il graduale ma fondamentale cambiamento di paradigma che si è verificato nella seconda metà del Novecento nell'articolazione del soggetto nella società. Parlare del corpo come comportamento nell'arte di questi anni implica considerare come questo sia stato simultaneamente al centro di pratiche artistiche, di rivolte interiori e provocazioni politiche: il corpo è artefice di azioni e gesti. Il gesto diviene un modo per riflettere sui comportamenti, sui codici e le norme alla base di concezioni e definizioni culturali e sociali.

 

Consapevole delle difficoltà e dei limiti di una società dove essere donna e fare l'artista era, come diceva lei stessa, di una «difficoltà incredibile», il lavoro di Ketty La Rocca può essere letto come una costante ricerca dell'identità, nel tentativo di affermare con insistenza il proprio ruolo di artista, il cui valore dipende dalla legittimazione da parte degli altri, e di come l'individuo esista all'interno di un sistema di relazioni sociali.

 

Nella sua purtroppo breve attività, ha perseguito una ricerca marcatamente individuale, utilizzando e sfruttando le peculiarità dei differenti media per conformarli al suo pensiero di donna e di artista. Come ogni grande artista Ketty La Rocca rende possibile nei suoi lavori la traslazione /trasfigurazione di tematiche afferenti al sociale, al politico e alla sua dimensione privata, in un pensiero quanto mai attuale, inserendosi tra le figure più toccanti e interessanti del panorama artistico contemporaneo.

 
Crediti: The Ketty La Rocca Estate (managed by the artist's son Michelangelo Vasta)

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