28 novembre 2018

L’Antartide si riscalda anche dal basso

Non solo il riscaldamento globale è responsabile dello scioglimento dei ghiacci dell’Antartide: un team internazionale di ricerca composto da studiosi di British Antarctic Survey, Norwegian Polar Institute, National Space Institute dell’Università Tecnica della Danimarca e Imperial College di Londra ha scoperto che vi è anche una causa locale, che agisce probabilmente da migliaia, o forse milioni, di anni. Il team ritiene che via sia una fonte di calore che dipende da una combinazione di rocce «insolitamente radioattive» – così si legge nel comunicato stampa – e acqua calda proveniente dalle profondità sotterranee. Tale fonte sarebbe responsabile della formazione dei laghi subglaciali, ossia quella settantina di laghi che si trovano sotto la calotta polare, tra i quali il maggiore è quello di Vostok, nell’Antartide orientale, scoperto alla fine degli anni Cinquanta dal geografo russo Andrej Kapica, e da allora divenuto oggetto ininterrotto di studio.

Proprio in quest’area infatti i ghiacci si stanno sciogliendo, per cause naturali, dal basso verso l’alto, oltre che dall’alto verso il basso per cause umane, e questo fenomeno potrebbe interagire con lo scioglimento prodotto dal riscaldamento globale, e dunque accelerare la diminuzione dei ghiacci nonché l’innalzamento dei mari – un problema con cui già siamo costretti a misurarci e che ancor di più impatterà sulle generazioni a venire.

La scoperta è stata compiuta grazie a un velivolo dotato di un radar capace di vedere fino a circa 3 km di profondità, nell’ambito dell’ambizioso programma internazionale PolaGap, che ha l’obiettivo di acquisire maggiori dati sul campo di gravità terrestre, attraverso sistemi radar e tecnologie LiDAR, e di realizzare quindi una più compiuta mappatura di quest’area remota della Terra in buona parte ancora inesplorata. Nonostante i molti progressi conoscitivi degli ultimi decenni, infatti, le aree polari ci sono ancora in gran parte ignote, e la loro conoscenza a questo punto è necessaria proprio in funzione della comprensione (e si spera anche della gestione) delle conseguenze del riscaldamento globale.

 

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