15 ottobre 2013

L’Ocse mette l’Italia dietro la lavagna

Da culla della cultura a fucina di ignoranti: i risultati del Piaac – (Programme for the International Assessment of Adult Competence), l’indagine internazionale dell’Ocse che valuta le competenze degli adulti – piazzano impietosamente l’Italia in fondo alla classifica, guidata invece da Giappone e Finlandia. Ultimi per competenze linguistiche e penultimi in campo matematico, gli italiani si dimostrano sensibilmente al di sotto della media Ocse. Non basta essere in capaci ‘tecnicamente’ di leggere, scrivere e contare: la maggior parte dei nostri connazionali non è in grado, di fronte a un testo scritto, di comprenderlo, trarne informazioni e utilizzarle poi per i propri obiettivi; allo stesso modo manca la capacità di "accedere, utilizzare, interpretare e comunicare le informazioni numeriche", tabelle e grafici rimangono dunque un mistero, e non va meglio nemmeno dal punto di vista della dimestichezza con le tecnologie. Un quadro desolante, un drammatico spreco di capitale umano che nell’ambito di una delle più gravi crisi economiche degli ultimi decenni ha pesanti ripercussioni sul mercato del lavoro e sulla competitività rispetto agli altri Paesi. Difficile non collegare automaticamente questi dati con quelli relativi alla scolarizzazione e in generale alla formazione: l’alta percentuale di abbandono scolastico fa sì che il 30% delle persone tra i 25 e i 34 anni non abbia un diploma di scuola secondaria (dato che sale al 45% se si considera il segmento 25-64 anni) e solo 15% ottiene un titolo post-diploma (contro una media europea del 27%); scarsissimi poi i percorsi di formazione in età adulta sul posto di lavoro. Difficile anche non porsi interrogativi sull’organizzazione stessa del sistema scolastico. Non si tratta solo di investire economicamente nella scuola: la spesa annua per studente in Italia, il numero di studenti per insegnante e il numero di ore di insegnamento non si discostano dalla media Ocse. Un punto dolente è forse allora da individuare nel sistema di selezione, formazione e motivazione degli insegnanti; una carriera, quella del docente, che passa per un lungo precariato, concorsi e concorsoni sulla cui utilità restano molti dubbi, visto che l’anzianità rimane il criterio che vince sul merito.


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