30 gennaio 2019

L’ansia come prezzo evolutivo dell’intelligenza

Una nuova ricerca neuroscientifica, pubblicata su Cell e compiuta al Weizmann Institute of Science di Rehovot, in Israele, ha escogitato un nuovo metodo atto a studiare – come spiegano gli scienziati per rendere più semplice la comprensione del loro lavoro – il “software”, ossia il codice neuronale, invece che “l’hardware”, la struttura fisica, già ben nota, del cervello umano comparandolo a quello delle scimmie. Gli scienziati hanno voluto indagare cioè se le differenze funzionali tra noi e gli altri Primati derivino, oltre che dalle diversità neuroanatomiche, anche da diversi meccanismi di codifica e hanno così cercato di studiare l’attività dei singoli neuroni in aree profonde del cervello.

Al fine di testarne l’efficienza, i ricercatori hanno registrato l’attività elettrica dei singoli neuroni sia nell’uomo sia nei macachi in due regioni: la corteccia prefrontale, adibita alle funzioni superiori quali i processi decisionali e il pensiero razionale, e l’amigdala, un’area evolutivamente più antica e responsabile di attività meno sofisticate, come l’istinto alla lotta o alla fuga e le emozioni. E hanno così scoperto che i neuroni umani utilizzano meglio la capacità di informazione (codifica efficiente) rispetto ai neuroni di macaco in entrambe le regioni, e che i neuroni cingolati sono più efficienti dei neuroni dell’amigdala in entrambe le specie: hanno un maggiore potenziale di trasmissione di informazioni consumando minore energia. Tuttavia, sembra che tale efficienza implichi una contropartita negativa, e cioè una perdita di ciò che i ricercatori chiamano “robustezza”, ossia il livello di sincronia nell’attivazione neuronale. In entrambe le specie, l’amigdala presenta una maggiore robustezza rispetto alla corteccia prefrontale, ed entrambe le aree delle scimmie presentano maggiore robustezza, sono più affidabili e attendibili, rispetto a entrambe le aree cerebrali degli umani. Detto in altre parole, di fronte a un pericolo la risposta nelle scimmie è univoca: fuggi! Agli uomini, invece, si presentano combinazioni possibili diverse di schemi e pertanto corrono un rischio maggiore di sbagliare.

Secondo i ricercatori, è proprio su questa carenza di robustezza, e quindi su questa maggiore vulnerabilità all’errore, che potrebbe dipendere la maggiore fragilità psichica degli umani: gli stati d’ansia e depressione o i disturbi da stress post-traumatico potrebbero rappresentare una risposta (patologica) a tale mancanza di robustezza, «esagerando risposte funzionali alla sopravvivenza in contesti inappropriati». La ricerca, pioneristica, ha suscitato interesse nella comunità scientifica poiché già era stata notata in altri studi una correlazione tra robustezza e patologie psichiatriche.

 

Crediti immagini: a sinistra, Guillaume Duchenne [Public domain], attraverso Wikimedia Commons; a destra, Mr.T.W. Wood (“I am also greatly indebted to Mr. T. W. Wood for the extreme pains which he has taken in drawing from life the expressions of various animals.” - p. 26) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

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