26 maggio 2016

L’archeologia non si arrende

La distruzione insensata di reperti e siti di straordinario valore sta infliggendo ferite profonde alla storia e alla cultura dei popoli. La furia iconoclasta dell’Is si è abbattuta in Siria, Iraq, Libia, e le immagini delle mura di Ninive distrutte o dei danni subiti da Palmira testimoniano perdite irreparabili. Ma la ricerca archeologica non conosce sosta e continua a riportare alla luce testimonianze illuminanti sul nostro passato, riscrivendone alcuni passaggi. Solo nell’ultimo anno le scoperte archeologiche sono state infatti numerose e significative in tutto il mondo, anche grazie a nuove tecnologie e continuano ad aggiungere tasselli al mosaico della conoscenza. Indagini effettuate con il georadar nella tomba di Tutankhamon hanno rivelato la presenza di camere segrete contenenti resti organici e metallici e si ipotizza si tratti della tomba della madre del faraone, Nefertiti. In Sudafrica sono stati rinvenuti numerosi resti di una nuova specie di ominide, Homo naledi, dal cervello di piccole dimensioni ma in grado di camminare in posizione eretta, di usare utensili e forse capace di comportamenti rituali (come la sepoltura dei morti): una ulteriore testimonianza dell’esistenza di diverse linee evolutive sulle quali ha poi prevalso quella che ha condotto a Homo sapiens. Nel Nord della Francia è venuta alla luce una ricchissima tomba di un personaggio di alto rango celtico, con un cospicuo corredo, mentre in Grecia nei pressi di Pylos è stata ritrovata la sepoltura quasi intatta di un guerriero (risalente al 1500 a.C.) con oltre 1400 oggetti preziosi. E l’elenco potrebbe continuare, con i numerosi relitti di navi rinvenuti nel Mediterraneo o lo straordinario mosaico affiorato in Israele che raffigura la città egizia di Chortaso, solo per citarne alcuni. Non che questo possa compensare le perdite subite, ma nuove finestre si aprono sul passato, e la sensazione è che ci sia ancora molto da scoprire.

 


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