11 gennaio 2016

L’arma della scrittura: la Tunisia in punta di penna

Il recente attentato a Tunisi presso il Museo del Bardo impone a tutti i Paesi democratici un’attenta riflessione: il terrorismo e gli attacchi sistematici portati avanti dall’Is alterano profondamente i principi di democrazia e libertà, lo scambio, il dialogo culturale e interreligioso tra i popoli. L’Is infatti vuole un non-dialogo tra i popoli, come dimostrano i recenti fatti di terrore e sangue.

La Tunisia, obiettivo di questo ultimo attentato, dopo la caduta di Ben Ali e la rivoluzione del 2010-2011 (o ‘rivoluzione dei gelsomini’) ha avviato un processo di democratizzazione al suo interno: non è un caso infatti che negli attimi in cui i terroristi uccidevano donne e uomini nel Museo del Bardo a pochi passi di distanza, nel Parlamento tunisino, era in discussione una legge contro il terrorismo. Le testimonianze più attente e sensibili in riferimento ai cambiamenti avvenuti in Tunisia dopo il regime di Ben Ali (1987-2011) e dopo la ‘rivoluzione dei gelsomini’ fino alla transizione democratica in corso provengono dalla comunità intellettuale, che ha sostenuto con impegno e sacrificio le recenti conquiste di democrazia e tolleranza nonostante la repressione a cui era sottoposta. Molti scrittori tunisini hanno espresso nei libri e nelle storie raccontate il loro disagio in una società frammentata e insieme ai sogni spezzati il loro dolore, ma anche racchiuso le speranze per un futuro migliore. Come osserva la scrittrice tunisina Azza Filali, mezzo secolo dopo l’indipendenza è venuta l’ora di voltare pagina e cominciare a pensare al futuro. Il suo ultimo romanzo intitolato Ouatann (Patria, 2012) è la metafora della Tunisia pre-rivoluzione: una società frammentata in cui predomina un senso di vuoto dato dall’assenza di valori morali e culturali condivisi. Un vuoto determinato anche dalla censura attuata da Ben Ali, che tuttavia non ha fermato gli intellettuali tunisini. Il clima di corruzione e le contraddizioni presenti nella società tunisina alla vigilia della rivoluzione sono descritti nel romanzo Sa‘ādatuhu al-sayyid al-wazīr (Sua Eccellenza il ministro, 2011) di Ḥusayn al-Wād; in particolare le contraddizioni di questa società sono pure affrontate da al-Ḥabīb al-SāIimī nel suo romanzo Nisā’ al-Basātīn (Le donne di al-Basatin, 2010). L’autore, che vive in Francia, racconta anche il dramma dell’immigrazione vissuto dai giovani tunisini e la loro nuova vita in Europa: in Rawā’iḥ Mārī Klīr (2008; trad. it. Gli odori di Marie Claire, 2013) narra la storia d’amore tra una francese e un tunisino. Un’altra voce importante nel panorama letterario tunisino è rappresentata da Ḥassūnah al-Miṣbāḥī, residente in Germania, dove nel 2000 ha ricevuto il Munich fiction prize per la traduzione tedesca del suo romanzo Taršīš (Allucinazione, 1995), cui sono seguiti Wadā‘an Rosalie (Addio Rosalie, 2001) e Ḥikāyah tūnisiyyah (Una storia tunisina, 2008). Tunisia ora e qui (Tūnis al-ān wahunā, 2011) di Muḥammad al-Ṣaġīr Awlād Aḥmad, tradotto in italiano come Diario della rivoluzione, è l’inno della rivoluzione tunisina del 2011 scoppiata a causa della corruzione, della violazione dei diritti umani e dell’assenza delle libertà individuali senza tralasciare le condizioni di vita molto dure, che in molti casi rasentano la povertà estrema, di alcune frange emarginate della popolazione. A queste ultime dà voce Kamāl al-Riyāḥī in al-Mišraṭ (Lo scalpello, 2007) e in al-Ġūrīlā (Il gorilla, 2011). Prima di Ben Ali il governo di Habib Bourghiba aveva alimentato speranze e sogni per la realizzazione di una vera società democratica, poi spezzati dal regime di Ben Ali: i grandi cambiamenti tra questi due governi uniti ai sogni infranti di una generazione sono affrontati da Šukrī al-Mabḫūt in al-Ṭalyānī (L’italiano, 2013). Da queste testimonianze emergono il forte impegno e l’esempio degli scrittori tunisini di essere menti capaci di guardare oltre gli eventi correnti partendo dalle loro radici remote e prossime.

 

Vedi anche l'articolo L'eclissi tunisina


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