27 giugno 2017

L’attentato di Sarajevo, l’inizio dell’abisso

In una domenica di fine giugno, più di cento anni fa, a Sarajevo, si consumò l’attentato in cui furono uccisi l’erede al trono d’Austria-Ungheria, l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo e sua moglie Sofia. Nei fatti questo drammatico evento fu il pretesto, la miccia che innescò lo scoppio della Prima guerra mondiale. Quegli spari divisero nettamente in due la Storia del nostro tempo in un prima e un dopo, dalla belle époque si passò al nostro presente, in mezzo il conflitto che fa da spartiacque e che costò la vita a milioni di persone.

Per comprendere cosa portò il giovane Gavrilo Princip e i suoi complici a uccidere Francesco Ferdinando e in quale clima politico maturò questo attentato, bisogna tornare indietro rispetto al 1914 e più precisamente al 1908, anno in cui la Bosnia-Erzegovina, fu annessa all’Impero austro-ungarico. Quell’anno segnò l’inizio della fine, il sorgere di tensioni sempre più forti nei Balcani e il rafforzamento di due blocchi contrapposti: da una parte gli imperi centrali, con l’Austria e la Germania, dall’altra la Triplice Intesa, nata con gli accordi del 1907 tra Francia, Russia e Gran Bretagna.

L’annessione della Bosnia-Erzegovina provocò profondo risentimento da parte della Serbia, da sempre fedele alleata della Russia, e la nascita di movimenti indipendentisti e nazionalisti.

Negli anni precedenti l’attentato Vladimir Gaćinović fondò un’organizzazione politico-rivoluzionaria denominata Mlada Bosna (Giovane Bosnia), che aveva come obiettivo la liberazione dall’Impero austro-ungarico.

Il 28 maggio 1914 tre membri dell’organizzazione partirono da Belgrado per raggiungere Sarajevo, dove sapevano che da lì a poco sarebbe arrivato, in visita ufficiale, Francesco Ferdinando. Si trattava di Gavrilo “Gavro” Princip, Nedeljko Čabrinović e Trifko Grabež. Domenica 28 giugno tutto era pronto, la visita dell’erede al trono si stava svolgendo in un clima particolarmente teso già da qualche giorno. Quella mattina l’arciduca e la moglie sfilarono lungo le vie della città su un’autovettura scoperta, accompagnati dal sindaco e da altre autorità militari. Fu allora che i cospiratori entrarono in azione. Lungo il tragitto uno degli attentatori scagliò una bomba a mano contro la macchina. Il lancio però fu impreciso e l’ordigno deflagrò sotto un’altra vettura. L’operazione sembrava definitivamente compromessa. L’Arciduca, nonostante quanto stava accadendo, volle dimostrare di non essere stato intimorito e decise di proseguire la visita. Imboccato uno dei numerosi ponti della città, la macchina di Francesco Ferdinando si trovò di fronte a Gavrilo Princip, che armato di pistola esplose due colpi che uccisero sia lui che la moglie.

Dalla morte dell’erede al trono gli eventi precipitarono e da lì a un mese sarebbe cominciata una delle carneficine più grandi della Storia: l’abisso della Prima guerra mondiale.

 


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