15 ottobre 2012

L'era del gas naturale

Le catastrofiche previsioni che fino a pochi anni fa delineavano un prossimo esaurimento dei combustibili fossili e una conseguente crisi energetica globale non potevano prevedere quello che sta accadendo sul mercato del gas naturale, investito da una vera e propria "bonanza" come la chiama il settimanale The Economist nel suo ultimo numero. Un' imprevista abbondanza di offerta dovuta a nuovi giacimenti e alle nuove tecniche estrattive, che sta abbattendo i prezzi di questa risorsa e le darà un peso sempre maggiore in futuro tra le fonti energetiche. Il gas èinfatti l'unico combustibile fossile destinato ad aumentare la sua quota di domanda di energia negli anni a venire. Il boom inaspettato nasce soprattutto dallo shale gas, una fonte "non convenzionale" di metano intrappolato in miniere di carbone o formazioni rocciose, che può essere estratto iniettando acqua ad altissima pressione e a grande profondità per "sbriciolare" la roccia che intrappola il gas. È la cosiddetta tecnica del fracking, ormai molto diffusa negli Stati Uniti (ma non praticata in Europa e anzi vietata in molti paesi). Allo stesso tempo, scoperte di vaste riserve di gas convenzionale da pozzi tradizionali hanno aumentato le riserve conosciute in tutto il mondo. Per molto tempo il gas è stato considerato come parente povero del petrolio. Lo sfruttamento commerciale di gas e petrolio è iniziato nello stesso periodo, eppure il gas è rimasto a lungo un prodotto di nicchia per riscaldamento e illuminazione. Il problema con il gas è che è difficile e costoso da trasportare, rispetto al petrolio. A causa di tali costi di trasporto, solo un terzo di tutto il gas viene commercializzato oltre i confini, rispetto ai due terzi del petrolio. Le altre materie prime hanno più o meno lo stesso prezzo in tutto il mondo, ma il gas non ha un prezzo globale. In America, così come in Gran Bretagna e Australia, è in vendita libera e i prezzi sono fissati attraverso la competizione. In Europa continentale la maggior parte del gas viene fornito attraverso i gasdotti ed è venduto su contratti a lungo termine legati al prezzo del petrolio. Questo fa sì che i prezzi del gas varino molto in tutto il mondo. In America, di recente è sceso al minimo degli ultimi dieci anni. In Asia si può essere dieci volte il livello americano. Le riserve globali però sono state in costante crescita da almeno 30 anni. Secondo un rapporto del Massachusetts Institute of Technology (MIT), pubblicato lo scorso anno, la produzione mondiale è cresciuta in modo significativo tra il 1990 e il 2009, con un tasso due volte più veloce di quello del petrolio. Solo cinque anni fa sembrava che il mondo avesse riserve di gas solo per 50 o 60 anni. Ora si parla di 200 anni o più, secondo alcune stime. L'esplosione del gas non convenzionale ha quasi raddoppiato la base di risorse di gas disponibili. Nel 2009 la IEA ha stimato il quantitativo globale a lungo termine recuperabile (cioè estraibile a costi convenienti) di gas a 850 miliardi di metri cubi, contro i 400 miliardi dell'anno prima. Non solo l'America, ma alcune parti d'Europa, Cina, Argentina, Brasile, Messico, Canada e diversi paesi africani, tra gli altri, hanno riserve ancora sconosciute che potrebbero trasformare la loro prospettive energetiche. Non solo le innovazioni nella tecnologia hanno dato il via al boom dello shale gas negli USA, ma i progressi nella perforazione in acque molto profonde hanno radicalmente cambiato le esplorazioni in mare. L'Australia, per esempio, si sta affermando come una superpotenza nel campo del gas grazie ai sui nuovi giacimenti off-shore. E il riscaldamento globale, che provoca lo scioglimento dei ghiacci, darà presto accesso a nuove risorse nell'Artico. Se la tendenza continuerà, l'AIE calcola che la quota del gas nel mix energetico globale salirà dal 21% al 25% nel 2035. Questo potrebbe non sembrare un grande aumento, ma in quel periodo il consumo totale globale di energia crescerà enormemente. In termini assoluti, corrisponderà a un aumento del 50% della domanda globale di gas tra il 2010 e il 2035, sempre secondo l'AIE. La grande domanda è a questo punto cosa accadrà in quei paesi, su tutti quelli Europei, che finora hanno rifiutato la pratica del fracking, sui cui rischi ambientali (dall'inquinamento delle falde acquifere ai piccoli terremoti che possono essere provocati dalle perforazioni) vi sono ancora dati incerti. L'Europa non ha, probabilmente, grandi riserve di shale gas, ma quelle esistenti potrebbero diventare via via più interessanti con l'aumento della domanda. Finora Italia e altri paesi europei hanno adottato la linea dura rifiutando il fracking. Ma a un certo punto il petrolio inizierà a scarseggiare e l'idea di dipendere troppo dalla Russia non piace troppo a nessuno. Che succederà allora?


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