15 settembre 2016

L’inquinamento può danneggiare anche il cervello

Il nostro organismo è dotato di barriere capaci di bloccare l’inquinamento delle grandi città: il naso, ad esempio, attraverso i peli filtra l’aria che respiriamo in modo tale che giunta più pulita lungo le vie respiratorie. Una ricerca condotta dall’Università di Lancaster dimostra che l’inquinamento è in grado di insinuarsi all’interno dell’organismo umano danneggiando il cervello. L’esperimento condotto mira a dimostrare come l’inquinamento possa danneggiare sinapsi e neuroni.

Sono state esaminate 37 persone decedute, di età compresa tra i 3 e gli 85 anni, 29 delle quali provenienti da Città del Messico e 8 da Manchester. La prima città è stata scelta per l’alto tasso di inquinamento, la seconda in quanto caratterizzata da un elevato sviluppo industriale. Lo studio, pubblicato, su Proceeding of the National Academy of Sciences, evidenzia la presenza di alti livelli di magnetite nel cervello. La magnetite è un ossido del ferro molto nocivo, prodotto in piccole quantità in alcune aree del cervello, dove assume però piccole dimensioni in forma di cristallo. Dal rilevamento magnetico del cervello degli individui deceduti è emerso un sovraddosaggio dell’ossido, il quale si presenta di dimensioni molto maggiori e accompagnato da altri metalli quali nichel, platino e cobalto. La significativa differenza di forma è spiegata dalla fusione del metallo prodotto dalla combustione. Un ulteriore problema creato dalla presenza di magnetite nell’organismo è legato al fatto che l’ossido è bioreattivo, e causa numerose disfunzioni neuronali.

Le microsfere di magnetite riescono a penetrare nell’organismo grazie alle ridotte dimensioni (diametro minore di 200 nanometri), risalendo poi nell’ippocampo o nella corteccia frontale. Le aree in cui le particelle si annidano sono proprio quelle danneggiate da malattie come l’Alzheimer, ma nonostante ciò non vi sono ancora certezze sulla responsabilità dell’inquinamento nell'insorgenza di queste malattie. Le ricerche proseguiranno fino a che non si avrà la conferma che tali sostanze sono responsabili di malattie degenerative.

 


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