7 novembre 2019

La Russia rende omaggio a Michail Kalašnikov a cento anni dalla nascita

Il ministero dell’Educazione russo, in occasione del centesimo anniversario della nascita di Michail Kalašnikov, che ricorre il 10 novembre 2019, ha promosso una serie di incontri per i ragazzi delle scuole superiori dedicati alla ricorrenza, con lezioni di storia e spiegazioni pratiche sull’utilizzo del famoso fucile d’assalto AK-47. Lo scopo esplicito dell’iniziativa è l’esaltazione del patriottismo e la promozione dell’interesse per il servizio militare. Perplessità sono state sollevate da esponenti dell’opposizione, che trovano sbagliato associare l’idea di patria a un’arma, favorendo l’impressione di un nazionalismo aggressivo. Michail Kalašnikov viene definito nella circolare del ministero che promuove la commemorazione come uno dei russi più famosi all’estero. In effetti, la biografia dell’ingegnere Michail Kalašnikov non ne fa un personaggio particolarmente interessante e lui ha vissuto molto all’ombra della sua invenzione, da cui peraltro non ha ricavato particolari guadagni, conducendo una vita modesta e tranquilla. Nato da una famiglia di modeste condizioni, Michail Kalašnikov riuscì comunque a portare avanti gli studi di ingegneria e a intraprendere nel 1938 una carriera nell’Armata Rossa. All’inizio della Seconda guerra mondiale era al comando di un’unità di carri armati; ferito gravemente in battaglia nell’ottobre del 1941, venne allontanato dal fronte. Sembra che proprio durante la degenza in ospedale abbia iniziato a pensare a un nuovo tipo di fucile d’assalto, simile a quelli utilizzati dai tedeschi durante l’invasione della Russia, come, ad esempio, lo Sturmgewehr 44. Inserito nel settore della ricerca militare, Kalašnikov progettò diverse soluzioni per migliorare le prestazioni dei carri armati e fu promosso capoingegnere del settore. In seguito ritornò sull’intuizione che aveva avuto nell’ospedale militare in cui era ricoverato e si concentrò sui fucili d’assalto, cercando un modo per produrre un’arma leggera, abbastanza precisa, ma soprattutto resistente, di uso facile e con bassi costi di fabbricazione. Nel 1947 nacque il fucile d’assalto Avtomat Kalašnikova mod. 47, più noto come AK-47, che presentava una straordinaria fusione di queste caratteristiche. L’arma venne adottata dall’Armata Rossa e poi si diffuse in tutto il mondo; durante la guerra fredda, infatti, l’Unione Sovietica fornì le proprie armi agli alleati, sia che fossero eserciti regolari oppure movimenti rivoluzionari. La produzione degli AK-47 era facile ed economica; in settant’anni di attività, ne furono messi in circolazione circa 185 milioni di esemplari, molti dei quali sono stati poi riciclati nel mercato nero, arrivando nelle mani della criminalità organizzata (camorra, narcos messicani) e di gruppi armati di diversa ispirazione, anche appartenenti al fondamentalismo islamico. E anche se l’Unione Sovietica aveva messo l’immagine dell’arma su una moneta e il Mozambico nella sua bandiera, sembra che l’ingegnere sia rimasto scosso in tarda età ripensando all’elevato numero di morti causate dalla sua invenzione. Anche se ribadiva che la responsabilità effettiva delle uccisioni ricade sui politici che scatenano i conflitti e non trovano soluzioni pacifiche, prima di morire, non lontano dal traguardo dei cento anni, il 23 dicembre del 2013, Kalašnikov ebbe modo di affermare: «avrei preferito inventare un tagliaerba». Se fosse ancora vivo sarebbe probabilmente onorato dell’ennesimo riconoscimento che la Russia attuale ha deciso di conferirgli, ma avrebbe forse evitato eccessive glorificazioni per quello che rimane pur sempre uno strumento di morte.

 

Crediti immagine: Russian Post, Publishing and Trade Centre "Marka" (ИТЦ «Марка»). The design of the stamp by A. Drobyshev

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