20 giugno 2014

La commedia umana di Romain Gary

Per scrivere Una pagina di storia occorrono la «nobile crudeltà dell’arte» e un romanziere che sia «una sorta di agente provocatore»: Romain Gary. A cento anni dalla sua nascita, caduta esattamente l’8 maggio scorso, Neri Pozza ha sfornato un nuovo, inedito gioiellino del due volte Premio Goncourt: Una pagina di storia, appunto (pagg. 109, € 11,00), riesuma cinque racconti di Gloire à nos illustres pionniers, una raccolta di novelle scritte dopo l’abbandono della carriera diplomatica e uscite per i tipi di Gallimard nel 1962. Affresco perspicuo della poetica di Gary, maliziosamente realistica, ironica e cinica, il libro è altresì una “Commedia umana” in pillole, con la sua masnada di uomini derelitti, donne nevrotiche, astuti mediorientali, slavi d’onore, spietati rumeni… e persino un napoletano truffaldino: un tal Baretta, «capo del più grande trust alimentare d’Italia», grossolano collezionista, smanioso di «coprire le tracce di gorgonzola e di salame sulle pareti con tele d’autore». Suo dichiarato nemico è il ricco e stimato commerciante d’arte S., che si rifiuta di spacciare per autentico un finto Van Gogh e rendersi complice di una sporca compravendita. Peccato che anche S. abbia in casa un bellissimo falso, propinatogli a sua insaputa da una coppia di nobili siciliani in bolletta. Ah, les Italiens! Ma l’autore è un picaro moderno, troppo scaltro per ammiccare alla xenofobia o alla satira etnica; infatti si definì «testicolarmente antirazzista» e il suo Falso è tra i pezzi più divertenti insieme a Il liuto, che ha per protagonista sempre un aristocratico: il conte N, ambasciatore annoiato e artista mancato, che trascorre le giornate passeggiando nel suk di Istanbul, senza risolversi ad acquistare alcunché, se non un modesto strumento a corde. Decide pertanto di prendere lezioni da un giovinastro e imparare a suonarlo, con quelle sue «mani lunghe e delicate, dita che sembrano sempre suggerire un’esistenza trascorsa a sfiorare le opere d’arte, le pagine di un’edizione rara o la tastiera di un pianoforte»; dita che poi, alla fine, si accontenteranno della più prosaica pederastia. Uno scandalo sessuale è al centro pure di Grandezza e nobiltà: qui Kopfff è un’esilarante parodia di un gerarca nazista, che si immischia in una faida familiare tra rom e andrà incontro a una morte ridicola, proprio come Zvonar, partigiano titino, che spira in preda a visioni tragicomiche. Lo jugoslavo compare nel cuore della raccolta, nel racconto che dà il titolo all’intero libro: è un ex giornalista e ora prigioniero di guerra dei nazifascisti. Mentre attende la sua personale “soluzione finale”, scarabocchia le pareti della cella: «La storia dell’uomo: un affare squallido con il quale siamo tutti compromessi. È stato più forte di lui: ci sono dei muri così, buoni solo per pisciarci contro». Tuttavia, è l’ultima, amarissima short story a rivelare l’“umor nero” del lisergico Gary: Gli abitanti della terra è un’impietosa parabola sulla speranza e sulla fede, la straziante via crucis di una ragazza cieca e del suo accompagnatore premuroso e alcolizzato, nel lungo viaggio a piedi verso Amburgo, la gelida mecca dei folli.


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