21 novembre 2016

La luna del secolo tra social e poesia

Nella notte tra domenica 13 novembre 2016 e lunedì 14 l’Italia si è fermata con il naso all’insù. A causa della coincidenza tra il perigeo e il plenilunio, la Luna è apparsa infatti più grande e più luminosa di quanto sia mai stata da 68 anni a questa parte. L’interesse per questo fenomeno ha valicato agevolmente i confini del mondo scientifico, diventando un vero e proprio “tormentone” che, sui social, ha catalizzato l’attenzione di migliaia di utenti.

Sull’onda dell’hashtag #superluna, infatti, in moltissimi hanno condiviso immagini – dagli scatti più professionali ai selfie sfocati in compagnia di amici e familiari o a fianco dei monumenti più noti e amati delle nostre città –, spesso accompagnati da un florilegio di citazioni, non solo musicali – dal classico Fred Buscaglione al gettonatissimo Gianni Togni, passando per Vasco Rossi, Caparezza e molti altri – ma anche letterarie. Italiani di tutte le età si sono affacciati alle terrazze, sono saliti sui tetti o usciti per i campi, fuggendo l’inquinamento luminoso per vedere meglio quella Luna che ha affascinato ogni generazione di scrittori, e hanno riscoperto per una notte il potere della poesia.

Immancabile, ovviamente, la citazione dell’incipit del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia di Giacomo Leopardi: «Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa luna?», che è risultata forse una tra le più condivise, insieme a quella dell’Otello di Shakespeare « È tutta colpa della luna, quando si avvicina troppo alla terra fa impazzire tutti», atto V, scena 2.

Tra i versi dedicati alla Luna più citati in rete troviamo, partendo dall’età classica, quelli di Saffo: «Le stelle intorno alla luna bella nascondono di nuovo l’aspetto luminoso, quando essa, piena, di più risplende sulla terra» e, passando per il XXXIV canto dell’Orlando Furioso, «Tutta la sfera varcano del fuoco, ed indi vanno al regno de la luna. Veggon per la più parte esser quel loco, come un acciar che non ha macchia alcuna», arriviamo fino a Ungaretti « Luna, piuma di cielo, così velina, arida, trasporti il murmure d’anime spoglie?», mentre, tra le voci straniere, si confermano tra le più amate quelle di Neruda « Luna di città, mi sembri stanca» e Majakovskij «Verrà la luna. Ce n’è già un po’! Eccola sospesa piena nell’aria».

Nessuno, invece, sembra aver rispolverato un classico della scapigliatura come Gian Pietro Lucini: «Luna, luogo comune delli sfaccendati…», forse a testimonianza del fatto che il nostro tempo avrebbe bisogno più spesso di fermarsi, «sfaccendato» almeno per una sera, a guardare la Luna o a leggere una poesia.

 


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