10 novembre 2014

La molecola della giovinezza

Il segreto della giovinezza è racchiuso in alcuni geni che opportunamente stimolati sono in grado di invertire il naturale processo di invecchiamento delle cellule: lo dimostra un esperimento condotto dalla Harvard University, attraverso il quale i ricercatori hanno “restituito” vigore e tono muscolare ad alcuni esemplari di topi anziani. Un risultato sorprendente, sulla base del quale sono già state avviate le prime sperimentazioni umane.

«Abbiamo scoperto i geni che controllano il meccanismo attraverso il quale il corpo combatte il processo di invecchiamento, e questi geni, una volta attivati nel modo giusto, possono avere degli effetti molto potenti, arrivando addirittura a invertire tale processo – quantomeno nei topi, per ora», commenta David Sinclair, professore di genetica e coordinatore della ricerca. «Abbiamo attivato tali geni con una molecole chiamata NMN, e in una sola settimana di trattamento abbiamo assistito all’inversione del processo di invecchiamento del tessuto muscolare. Ora stiamo cercando di estendere questo procedimento a tutti gli aspetti legati all’invecchiamento». Sinclair – che è stato recentemente inserito dal Time nella classifica delle personalità più influenti del mondo – ha dichiarato che le molecole utilizzate per allungare l’aspettativa di vita dei topi sono innocue per il nostro organismo, anzi sembrano dimostrare una certa efficacia antinfiammatoria, e potrebbero perciò essere utilizzate allo stesso modo per restituire “giovinezza” alle cellule umane: «Attualmente siamo passati dalla sperimentazione su animali ai primi esperimenti sugli uomini. Ci sono già stati degli studi clinici sparsi in giro per il mondo, e nel giro di due anni speriamo di poter confermare la reale efficacia di questo trattamento». Le aspettative restano molto alte: una efficace terapia anti-invecchiamento potrebbe avere un impatto fondamentale sulla salute pubblica, visto il progressivo innalzamento dell’età media della popolazione mondiale, riducendo in questo modo le conseguenze sociali ed economiche di quelle malattie (demenza, ictus, complicazioni cardiache) la cui incidenza aumenta esponenzialmente proprio con l’età, aumentando la qualità della vita di una popolazione sempre più anziana. «Alcune persone sono preoccupate dei grandi progressi nel campo della tecnologia e della medicina, ma una volta che il cambiamento sarà avvenuto e sarà normale vivere fino a 90 anni mantenendosi in ottima salute… guarderemo al presente allo stesso modo con cui oggi pensiamo alle persone che vivevano in un’epoca precedente all’invenzione degli antibiotici, quando era normale morire per la ferita superficiale di una scheggia infetta».


0