25 settembre 2012

La narrazione crossmediale

Si parla molto, oggi, di narrazione crossmediale, di quel procedimento, cioè, per il quale una storia viene raccontata attraverso mezzi di comunicazione differenti, sia nel senso che la stessa vicenda viene esposta più volte, nelle varie forme corrispondenti ai diversi media, sia nel senso che essa si sviluppa lungo un percorso che prevede una serie di passaggi, paralleli all’avanzamento della trama, da un medium a un altro. A ben vedere, non è qualcosa di radicalmente diverso da quanto avveniva già nella Grecia antica, quando gli stessi miti venivano narrati, in forma diversa, nell’epica, nella lirica, nel dramma; ma certo si tratta anche di qualcosa di nuovo, che sta dando origine, come è naturale, ad una terminologia anch’essa in gran parte inedita. Ai fini di una maggiore chiarezza e precisione nella definizione delle nuove forme del racconto credo possa rivelarsi assai utile il recupero di alcune categorie proprie dello strutturalismo e in particolare del formalismo russo; e vorrei provare a dimostrarlo attraverso un esempio piuttosto immediato, relativo alla riproposizione di una stessa storia da parte di media diversi: un fenomeno che è stato descritto di volta in volta attraverso definizioni quali «retelling», «reimagining» e altre ancora. Uno strumento importante per comprendere meglio tali termini e le differenze che essi implicano è fornito dalla classica e ben nota distinzione, formulata originariamente da Boris Tomaševskij (Teoria della letteratura, 1925), tra fabula e intreccio: semplificando un po’, si può affermare che la fabula è la sequenza degli eventi disposti in ordine logico e cronologico, mentre l’intreccio è il modo in cui il narratore li dispone nel raccontarli. Ora, nel momento in cui si torna a narrare, nell’ambito però di un diverso medium, una storia già esposta altrove, si hanno le seguenti possibilità:

1) stessa fabula e stesso intreccio: è il caso di quelle trasposizioni che mirano a una riproduzione il più possibile esatta – pur nelle diversità di linguaggio legate all’impiego di un medium differente – dell’opera ‘originale’; il termine più corretto per indicare un’operazione di questo tipo è remake: vocabolo di origine specificamente cinematografica (e indicante in origine un ‘rifacimento’ nell’ambito dello stesso medium), ma il cui impiego può essere esteso, recuperandone il senso etimologico, a indicare appunto il tentativo di ‘rifare’ un’opera, trasponendola in un altro linguaggio ma riproducendone con precisione, per quanto possibile, l’aspetto originale;

2) stessa fabula ma intreccio diverso: è probabilmente il caso più frequente, dal momento che di norma si tende, nel trasporre una storia nell’ambito di un nuovo medium, a valersi delle diverse opportunità fornite da quest’ultimo rispetto al medium di origine, e ciò può facilmente legarsi alla scelta di modificare – ferma restando la trama generale – sequenze narrative, punti di vista, modi e tecniche del racconto; in questo caso sarà opportuno parlare di «retelling», con riferimento, naturalmente, al fatto che la stessa storia viene narrata di nuovo, ma in modo diverso;

3) diversa fabula e diverso intreccio: è il caso forse più interessante tra le tre potenziali combinazioni (s’intende infatti che la quarta ipotesi – identità di intreccio e diversità di fabula – è concettualmente impossibile), dal momento che in apparenza, se ad essere diversa è la stessa trama (e non solo, ad esempio, l’ambientazione storica o geografica), si è di fronte a due opere, almeno da questo punto di vista, del tutto indipendenti l’una dall’altra; eppure non sono pochi i casi nei quali, nel passaggio da un medium a un altro, un racconto è ripensato così a fondo da divenire qualcosa di affatto diverso dall’originale, ma restando allo stesso tempo legato a quest’ultimo da una serie di corrispondenze più o meno ricercate ed esibite (si pensi, per fare soltanto un esempio, al Satyricon di Fellini): e sarà opportuno ricorrere allora alla categoria del «reimagining», che prevede che una storia sia non soltanto raccontata, ma anche immaginata in modo differente.

Le diverse tipologie della narrazione crossmediale – «remake», «retelling», «reimagining» – alla luce delle categorie di fabula e intreccio: è solo un esempio, ma – credo – significativo, delle stimolanti possibilità interpretative offerte dal recupero degli strumenti stutturalisti nell’analisi dei nuovi media.


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