29 gennaio 2014

la potenza dei colori

Dell'arte Goethe si interessò con la discrezione di un dilettante. La curiosità dei geni dell'epoca portava a occuparsi delle attività, sia scientifiche sia culturali, con coinvolgimento contrario a scetticismi e pregiudizi, aperto a nuove sfide. Il grande letterato era attratto dal linguaggio visivo: mentre le parole appartenevano alla sfera concettuale, le immagini riguardavano le tecniche. Il linguaggio verbale “è soltanto simbolico e figurato, esprime gli oggetti non immediatamente, ma di riflesso. È sempre difficile non porre il segno al posto della cosa, mantenere l'oggetto vivo dinnanzi a sé e non ucciderlo con la parola”.

Con La teoria dei colori, Johann Wolfgang Goethe realizzò il suo saggio più ambizioso. L'occhio percepisce attraverso processi delicatissimi inviati alla mente pensante, una tecnica intuitiva che “prosegue nelle tecniche manuali, nelle arti e nei mestieri”. Il bianco non è più la luce ma il suo concetto, così come il nero non è la mancanza di bagliore ma l'essenza delle tenebre. Entrambi non sono assoluti, né incolori. La potenza dell'oscurità e la luce accecante sono entità di pari intensità. Attraverso i suoi interrogativi, gli studi e le amicizie che lo legarono ai grandi artisti del suo tempo, Wolfgang si chiese “quanto di ciò che vedono i nostri occhi in modo soggettivo non sia il prodotto degli agricoltori, costruttori, tintori, degli artisti stessi” e “quanto ciò riesca ad influire sulle nostre percezioni”. Per Goethe “i colori sono azioni della luce, azioni e passioni”. In opposizione fortissima con Newton, pose l'attenzione su una fisica qualitativa in antitesi alla fisica quantitativa la quale, riconducendo semplicemente alla matematica, è incapace di cogliere la ricchezza della Natura. Ne La teoria dei colori, è nell'esperienza e nella sperimentazione visiva che il lettore deve immergersi, “necessaria preparazione a una futura considerazione dei colori” per il raggiungimento dell'armonia tra di essi. Ancor oggi il trattato si presta ad ampie riflessioni per gli artisti che sulla luce e gli abbinamenti di colori pongono le basi delle loro opere. Senza dubbio, rientra nei casi controversi della storia della cultura e pur offrendo un contributo importante suscita ancora simpatie contrapposte a smembramenti totali. Nonostante ciò, vi risiede una pretesa di verità sottile. L'infinita varietà di toni e gradualità presenti in natura, che per alcuni può sembrare un dettaglio insignificante, per altri corrisponde a sfumature fondamentali. Chi si occupa di arti visive sa quanto le combinazioni servano a definire un pensiero; tanto è più attiva la mente maggiori saranno le associazioni che avvicineranno idee e immagini distanti fra loro. Ne Il senso di Smilla per la neve, romanzo del danese Peter Høeg tradotto poi nell'omonimo film, Smilla è una ragazza di origine Inuit che vive a Copenaghen. Per lei non esiste il bianco, ma decine di modi diversi per descriverlo. Poter “leggere” i toni del ghiaccio per la sua gente corrisponde alla sopravvivenza. Significa cioè sapere dove il ghiaccio è più o meno fino, dove ci si può inoltrare o azzardare un percorso. Come alcuni hanno un senso per il divino, lei ha il senso per la neve. Ne distingue i tipi: quella che cade, la neve acquosa, il frazil infranto dalle onde, il permanente hiku, il ghiaccio bianco, quello marino grigiastro e molti altri. Ognuno, con una gradazione diversa e sue peculiarità, conduce l'osservatore esperto a delle associazioni mentali.

Goethe, Newton e Høeg non furono gli unici a interessarsi dei colori. Fin dall'antichità, molte menti subirono il fascino della luce e della sua rifrazione contribuendo, a volte involontariamente, alla formazione di nuovi movimenti artistici e di pensiero. Mike Leonard amava sperimentare, lavorare con trasparenze colorate, vetri, prismi e lenti attraverso i quali dirigeva la luce, riuscendo a creare effetti lisergici che davano forza al suono psichedelico dei Pink Floyd, un sound onirico, cosiddetto psychedelic rock o space rock. Proiettando luci all'interno delle sue creature otteneva effetti che sincronizzava alle musiche, diventando in breve da pioniere a collaboratore essenziale di molte band inglesi. Non possiamo escludere che l'uso di alcune sostanze abbia favorito le allucinazioni che diedero i natali all'arte psichedelica, in quegli anni non era inconsueto; Astronomy Domine è il resoconto di un viaggio stellare intrapreso da Barrett attraverso l'uso dell'LSD. Ciò che interessa dei Pink Floyd è l'indagine finalizzata alla ricerca di estetica: la fusione di tante arti legate a un unico obiettivo, quello di percepire attraverso la mediazione del senso. Tre studenti di architettura (Waters, Mason e Wright ) e uno studente di pittura (Barrett) sposano le ricerche di un esperto delle luci - Mike Leonard. Sperimentando e convivendo, raggiungono la conoscenza ottenibile attraverso i sensi opposta (ma complementare) a quella ottenibile attraverso la mente, l'estetica appunto. Mentre i ragazzi suonano i loro brani, Leonard li accompagna con i light show proiettati su una parete o sulla band stessa, con l'intento di coinvolgere il pubblico diffondendo immagini, diapositive e l'impiego massiccio di un potente impianto luci. Gli spettri di colore affascinano il gruppo al punto da eleggere, per la copertina di The dark side of the moon, lo schema di un prisma triangolare e la dispersione della luce. La loro estetica raggiungerà il suo apice nel 1972 quando - ormai famosi - decidono di registrare un concerto senza pubblico tra le suggestive rovine di Pompei. Architettura, luci, musica e tutti i sensi coinvolti: il risultato è tanto eccezionale quanto innovativo. Il film Live At Pompei di Adrian Maben è la suggestiva rappresentazione della straordinaria portata emotiva e visuale della musica dei Pink Floyd di questo periodo. L'arte viene definita come quell'insieme di attività che portano a forme creative di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate e risultati derivanti dallo studio e dall'esperienza. Nella sua accezione odierna, l'arte è la capacità di trasmettere forti emozioni. Per questo temo non ci si possa considerare grandi artisti senza la sperimentazione in ambiti diversi. Il genio è famelico, a volte scellerato ma quando si tratta di sensi li attiva tutti e quando crea riesce in molti campi.


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