19 novembre 2019

La provincia anni Novanta di Bugo

di Domenico Marcella

Intervista a Bugo

Ha coniato “Nutellate” – inserito nel brano  C’è crisi del 2008 – ignorando placidamente che di quel termine ne avremmo fatto tutti, chi più chi meno, un uso disinvolto. Bugo, al secolo Cristian Bugatti, è sempre stato un cantautore un passo avanti rispetto agli altri; dettaglio non trascurabile che lo ha annoverato da subito fra i talenti più interessanti della musica italiana, elettronica e non solo. Eclettico e avanguardista, Bugo oggi fa anche il romanziere: in queste settimane è in giro per librerie con  La festa del nulla  (Rizzoli), ambientato nel 1990, e incentrato sul racconto della vita di provincia. 

 

Esordisci con un romanzo ambientato negli anni Novanta

Seppur contraddittori, pieni di emozioni e pulsioni spesso opposte, in La festa del nulla  racconto gli anni Novanta con una certa vitalità. Non avrei potuto scegliere periodo storico migliore. 

 

La festa del nulla  è un faro sulla vita di provincia, sui limiti che impone e sulla possibilità che può riservare

La noia e l’apatia pervadono spesso gli animi degli adolescenti che vivono in provincia. Il libro racconta la più statica quotidianità, e la voglia di evadere per conquistare qualcosa di più grande, ma anche la disperazione di chi non sa reagire. 

 

Il romanzo è ambientato a Cerano, il paese della provincia di Novara in cui tu sei cresciuto. Ma a un certo punto, come sempre più spesso accadeva nei Novanta, i protagonisti della storia evadono dalla claustrofobica realtà per raggiungere Londra

Cerano è un luogo anonimo, è vero, ma è presente nel libro per una strana forma d’amore. Lì ho vissuto fino ai 25 anni. Ho inserito Londra – nei Novanta decisamente più avanti di New York – perché mi serviva un nesso letterario per raccontare un viaggio lungo, fatto in treno. Londra, dunque, è soltanto un escamotage che mi ha permesso di far vivere ai protagonisti le più svariate avventure. 

 

Quanto è sottile il confine tra fantasia e autobiografia?

Di autobiografico c’è ben poco. Ci sono soltanto i luoghi. Il resto è tutto completamente inventato.

 

Operazioni simili, però, sono una gita sul viale dei ricordi

È indubbiamente così. Scrivendo sono sopraggiunti ricordi che ho dovuto rinfrescare contattando persone con le quali avevo vissuto quei momenti. È stato favoloso e, nonostante non abbia voluto confezionare un’autobiografia, qualcosa del mio passato in alcune pagine si intravede.

 

La musica è stata parte integrante degli anni Novanta. Non a caso gli attacchi di retromania, per chi li ha vissuti da adolescente, sono abbastanza comuni

Quello che più ci dava la carica era la musica: i Nirvana, i Sonic Youth e poi gli Oasis. L’arte è un flusso infinito, sono un po’ cambiati i tempi e i canali, ma la musica per fortuna è ancora viva, vedi i Kasabian.

 

Nel libro, i ragazzi fanno gavetta esibendosi in una sala dedicata degli alpini. Tu come hai iniziato?

Io a differenza loro non ho mai suonato a Cerano. Alla fine degli anni Novanta sono scappato per raggiungere Milano e provare a realizzare il mio sogno. In quel momento mi sono reso conto che la vita di provincia era un incubo. La mia gavetta è iniziata a Milano. Non mi considero un musicista “arrivato” perché continuerò a crescere fino a quando non creperò. 

 

Da ragazzino, a Cerano, sognavi di affermarti?

Be’, sì, assolutamente. Guardavo le copertine dei dischi e i programmi musicali. Facevo finta di fare la cosiddetta “schitarrata” e simulavo il gesto tipico dei batteristi. Sono stato lontano dalla musica fino a 19 anni, ci sono arrivato tardi, ma è diventata il trampolino per andare via e realizzarmi. Nel 2000, infatti, sono uscito con il mio primo disco.

 

Una carriera ventennale. Nove album stupendi, ma il più bello sarà il prossimo, di imminente pubblicazione

È pronto, sì, ma non abbiamo ancora la data.

 

Libro e album si sono influenzati?

Non in modo diretto, sono due realtà ben diverse. Il libro parla la lingua degli adolescenti anni Novanta, con paroline e paroloni diretti ed efficaci. Il disco, invece, quella di un quarantaseienne del 2019.

 

Ultimamente, per uno strano gioco di casualità, tutto riporta agli anni Novanta. Oltre al grande ritorno dei telefilm cult, alcuni brani di matrice commerciale sono stati ricampionati per finire in classifica

Tutto è ciclico, si va avanti e si torna indietro. Per noi che li abbiamo vissuti in prima persona, i Novanta sono stati come i Sessanta per i nostri genitori. Loro hanno avuto i Beatles, noi i Nirvana. Sono delle robe che ti entrano dentro, ti plasmano e non ti abbandonano più. 

 

Bugo, le premesse per una seconda fatica letteraria ci sono

È un po’ presto per dirlo, ma ho scritto  La festa del nulla  con un intento visivo molto forte. Non escludo, perciò, che prima di un secondo romanzo ci possa essere un film tratto dal romanzo. Vedremo. 

 

Immagine: Bugo (2019). Crediti: Per gentile concessione di MESCAL S.A.S. di Longhi Manuela

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