30 ottobre 2019

La rivoluzione plastica di Cracking Art

Hanno scelto di chiamarsi con un nome che richiama l’operazione in cui il petrolio grezzo, attraverso il processo del cracking catalitico, si trasforma in virgin nafta per dare forma a un’infinità di prodotti, tra cui la plastica. In allegro dissenso contro ogni crimine ambientale, gli artisti del Cracking Art Group operano da ventisei anni contribuendo, con squillanti e fluorescenti colpi d’arte, a salvaguardare le sorti del pianeta Terra senza alcuna velleità di essere avanguardia anche se – va detto – audace e innovativo (e d’avanguardia) il loro manifesto lo è sempre stato. Kicco, esponente del movimento, ci dice che rigenerare la plastica è da sempre la loro missione: 

«Lo facciamo per sottrarla alla distruzione tossica, nociva per l’ambiente, rimettendola in circolo in maniera innocua. Cracking, appunto, è l’azione che trasforma il naturale in artificiale, l’organico in sintetico. Una scissione che evidenzia la possibilità di nuove realtà».

 

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                                                           Cracking Art Group a Biella, Piemonte (per gentile concessione di Cracking Art ©)

                                 

Nati a Milano nel 1993, nel delicato e cruciale momento in cui la plastica cominciava a far sorgere dubbi e a non rassicurare quasi più, questi ironici creativi in perfetto equilibrio tra post-fauvismo e post-pop hanno scelto di esprimersi attraverso il materiale contemporaneo più diffuso, che veniva utilizzato in ogni settore della vita, riuscendo a entrare perfino nel corpo umano. È nata così una surreale fauna colorata composta da creature ambasciatrici di messaggi etici:

«Siamo da sempre sensibili al discorso che la plastica abbandonata possa produrre i danni che ormai tutti ben conosciamo. Abbiamo cominciato con il delfino che, se incontra in mare una bottiglietta, rischia di soffocarsi, e con la chiocciola che, nel nostro immaginario, rappresenta la rigenerazione; la sua bava, infatti, viene impiegata in cosmetica per rigenerare la pelle dell’uomo. Ci piace pensare che il suo passaggio possa produrre una scia di miglioramento sociale e culturale. Ci sono poi il lupo, il coccodrillo, la rana, l’elefante – giusto per citarne alcuni – e il suricato, un piccolo animale che vive in gruppo, così come noi che operiamo e collaboriamo insieme per sopravvivere».

Sempre un passo fuori dalle gallerie elitarie e dalle sacre cattedrali, il Cracking Art Group preferisce di gran lunga i luoghi laici in cui l’arte ha spesso difficoltà ad arrivare:

«Installare questi intrusi nelle piazze, sui balconi e sui palazzi delle città equivale a richiamare l’attenzione dell’osservatore sul territorio ospitante, creando così un incontro fra ambiente e arte, arte e persone».

 

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                                                            Cracking Art Group a Milano, Lombardia (per gentile concessione di Cracking Art ©)

 

 E sono nati da un incontro con un noto brand produttore di pet food anche i primi due animali domestici firmati Cracking Art:

«Siamo specializzati in animali selvatici, si sa, ma abbiamo creato un gatto europeo e un cane beagle per sostenere una campagna di adozione promossa da alcuni gattili e canili. Ci piaceva la parola “europeo”, ultimamente messa un po’ troppo in discussione. Il beagle, invece, è una presa di posizione contro le angherie che l’animale deve subire nei laboratori in cui fa da cavia per gli esperimenti sugli animali. Beagle, inoltre, era il nome della nave che ha portato in giro Charles Darwin a scoprire la teoria dell’evoluzione».

 

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                                                   Cracking Art Group a San Pietroburgo, Russia (per gentile concessione di Cracking Art ©)

Sempre sensibile a tutto quel che accade, Kicco non nasconde l’entusiasmo per la giovane Greta Thunberg: «Grazie a questa nuova presenza si torna a parlare in maniera attenta e vivace di un tema importante. È bello che tutto parta da una ragazza così giovane. Noi di Cracking Art ci sentiamo partecipi, da sempre, a queste rivendicazioni e a queste tematiche. Stiamo al fianco di questi movimenti, sperando riescano a coinvolgere sempre più persone perché – purtroppo – le foreste bruciano e gli entusiasmi si spengono». Uscire dal labirinto della plastica è ancora possibile? «È possibile ed è necessario. L’estrazione del petrolio è una risorsa sempre meno economica; derivando da questo nobile materiale, la plastica è destinata lentamente ad estinguersi. È altresì vero, però, che tutte le basi della tecnologia utilizzano polimeri, ma non ci sarà sicuramente un utilizzo così sconsiderato».

Cracking Art è movimento artistico in movimento. Prossima fermata, Stati Uniti:

«Raggiungeremo Phoenix, in Arizona. Installeremo le opere in un giardino botanico situato nel deserto. Un luogo speciale, dominato dall’aridità e abitato da esseri viventi che vivono in carenza d’acqua. Visto che uno dei temi del prossimo futuro sarà l’accesso all’acqua potabile, ripartiremo da qui con nuove idee e nuove situazioni».

La filosofia esistenziale di Cracking Art poggia convinta su un imperativo categorico:

 «La rigenerazione, perché comincia nel momento in cui avviene l’autodistruzione. Al temine delle nostre istallazioni, infatti, tritiamo le sculture per produrne delle altre. C’è un inizio e una fine per tutto, ed è proprio all’interno di questo passaggio – un po’ violento – che ci si può rigenerare, anche più volte, riuscendo a stravolgere perfino le proprie visioni. Trasmettiamo messaggi che si diffondono e si impollinano come polvere, perché l’arte per noi deve essere sempre pronta e coraggiosa a farsi tritare per rigenerare qualcosa di bello che possa davvero durare in eterno». 

 

Immagine di copertina: Cracking Art Group ad Ascona, Svizzera (per gentile concessione di Cracking Art ©)

 


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