06 maggio 2016

La vera storia di Bella ciao

Bella ciao è una canzone notissima che, diffusa in diverse versioni in tutto il mondo, rimane al tempo stesso un simbolo identitario forte di un momento storico e di una parte importante della società italiana. In realtà Bella ciao è diventata l’inno ufficiale della Resistenza solo vent’anni dopo la fine della guerra. Durante la Resistenza la sua diffusione è stata limitata; era nota in alcuni reparti combattenti di Reggio Emilia e del Modenese, nella leggendaria Brigata Maiella e in altri gruppi partigiani delle Langhe. Cesare Bermani, uno dei più importanti esperti di storia orale e di canzoni popolari, a proposito di Bella ciao, ha parlato di invenzione di una tradizione; Bella ciao fu favorita dal suo carattere unitario, dalla sua capacità di rappresentare tutta la Resistenza, a differenza del molto diffuso Fischia il vento, legato alle formazioni garibaldine. Le origini della canzone, sia del testo che della musica, sono peraltro piuttosto incerte. Carlo Pestelli in Bella ciao. La canzone della libertà, ADD editore, ne ricostruisce il lungo percorso, racconta i luoghi dove la canzone è stata cantata e tramandata, i conflitti che ha attraversato. Pestelli, attraverso approfondite ricerche, individua tracce di Bella ciao in alcune canzoni popolari dell’Italia settentrionale. Il testo rimanda molto probabilmente a Fior di tomba, una canzone popolare di argomento sentimentale, che presenta assonanze significative con Bella ciao sia per l’incipit sia per il tema, ricorrente in alcune varianti, della tomba e del fiore. Più complicato indicare l’origine della musica: dalla canzone popolare Bevanda sonnifera sembra prendere il ritmo e le ripetizioni, ma ci sono molte somiglianze con il brano di musica kletzmer Koilen, inciso a New York nel 1919 da Mishka Ziganoff, musicista zigano originario di Odessa. Rilanciata negli anni Sessanta come canzone simbolo della Resistenza, entrata nel repertorio di artisti celebri come Yves Montand, Bella ciao è diventata nel tempo un successo mondiale che si adatta a tutte le lotte per la libertà contro invasori e oppressori. Ne esistono versioni in curdo, in turco, in russo e in molti Paesi le note di Bella ciao accompagnano le speranze di eserciti partigiani e di movimenti di protesta. Il libro di Pestelli, che ricostruisce tutta questa storia e si arricchisce della prefazione di Moni Ovadia, prende spunto dall’utilizzo di Bella ciao nelle manifestazioni di solidarietà che ci furono in Francia nel 2015 in reazione alla strage nella redazione di Charlie Hebdo .

 


0