23 marzo 2019

Le Fosse ardeatine: il professore Pilo Albertelli

«Non era un professore qualunque, non ci guidava in virtù di una investitura o di un incarico, ma in quanto si sentiva la sua superiorità reale e innegabile, si avvertiva che era un gradino più su»

(testimonianza di un allievo di Pilo Albertelli, in F. e G. Caputo, La speranza ardente, Roma 1998, p. 34)

 

Pilo Albertelli, una delle 335 vittime dell’eccidio delle Fosse ardeatine, era un intellettuale, un insegnante antifascista di storia e filosofia perseguitato dal regime che, dopo l’8 settembre, abbandonata per così dire la penna, si sentì chiamato a imbracciare il fucile. Nato a Parma nel 1907, fu costretto con la famiglia a trasferirsi a Roma dopo il liceo poiché il padre, socialista, aveva subito attentati squadristi molto violenti. Studiò quindi alla Sapienza con Guido Calogero e si laureò con una tesi sui Problemi di gnoseologia platonica nel 1929. Conseguita la libera docenza, insegnò a Formia, Livorno e quindi a Roma, al liceo Umberto I, che poi gli fu intitolato e oggi porta il suo nome.

All’università conobbe alcuni compagni antifascisti, con i quali cercò di mettere in piedi iniziative culturali più o meno copertamente liberali, come per esempio una serie di pubblicazioni dedicate al Risorgimento o la partecipazione alla redazione della rivista semiclandestina Pietre, uscita per la prima volta nel marzo del 1926, come risposta alla morte di Piero Gobetti, e fondata da un gruppo di giovani idealmente vicini a Carlo Rosselli, tra i quali Lelio Basso, Mario Vinciguerra e l’amico parmense Vittorio Enzo Alfieri (che gli dedicò poi il libro, Pilo Albertelli, filosofo e martire delle Fosse Ardeatine, 1984).

Le sue idee erano note al regime e nel 1928, in seguito a un attentato alla Fiera di Milano in cui persero la vita diverse persone, fu arrestato a Roma e condotto nel carcere di San Vittore, insieme a decine di altri noti antifascisti provenienti da diverse città italiane, come Alfieri, Vittorio Segre, Ugo La Malfa, Vinciguerra, senza che vi fosse alcuna prova di un loro coinvolgimento e senza che neppure risultassero contatti reciproci. Venne quindi condannato a cinque anni di confino, poi trasformati in tre di vigilanza speciale. Continuò tuttavia la sua attività di antifascista, che si andò negli anni intensificando, proseguendo anche quella di studioso, e nel 1939 pubblicò con la Laterza i volumi Gli Eleati, testimonianze e frammenti e Il problema morale nella filosofia di Platone. Ma soprattutto importantissimo per lui fu l’insegnamento, che divenne anch’esso una forma di resistenza e un mezzo di diffusione di idee antifasciste, con metodo da alcuni definito “socratico”. Nel volume Pilo Albertelli. Una vita per la libertà. Da Parma alle Fosse Ardeatine (a cura dell’Istituto Comprensivo Albertelli-Newton di Parma, 2005) viene raccontato un episodio a cui assistette nel 1939 Arrigo Paladini, suo studente e poi anch’egli – come altri suoi allievi, tra cui si ricorda Giorgio Marincola, ucciso nel 1945 – entrato in clandestinità: mentre teneva una lezione su Kant, fu interrotto da due agenti dell’OVRA che gli ingiunsero di seguirlo per un interrogatorio, ma lui li invitò ad attenderlo fuori finché non avesse finito la lezione; chiuse poi il libro e si rivolse agli studenti con queste parole: «Non ha più senso parlare di filosofia, quello che avete visto vale cento lezioni».

Nel 1942 fu tra i fondatori a Roma del Partito d’Azione e il 10 settembre 1943 partecipò alla battaglia di porta San Paolo. Fu autore inoltre, il 20 settembre dello stesso anno, insieme a Giovanni Ricci, di un atto di guerriglia contro il commando della milizia fascista a via Eleonora Duse, che causò numerose vittime. Quando Ricci fu costretto a fuggire perché gravemente ferito, ne ereditò il ruolo di comandante dell’intera città. Venne catturato nel marzo in seguito a una delazione e lungamente torturato, tanto che per timore di parlare o di ritorsioni sulla sua famiglia tentò due volte il suicidio; venne infine condotto a Regina Coeli in condizioni disastrose e quindi, insieme a tantissimi altri suoi amici e compagni di lotta, il 24 marzo alle Cave Ardeatine.

 

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