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27 settembre 2017

Le avventure europee di Tristano

di Carlo Pulsoni

Tra i personaggi letterari medievali che hanno avuto una notevole fortuna nel corso dei secoli spicca certamente quello di Tristano: le avventure del giovane guerriero, nipote di Re Marco e al contempo amante di sua moglie Isotta, continuano infatti a essere oggetto di riletture letterarie, adattamenti cinematografici (l’ultimo, a mia conoscenza, è il Tristano & Isotta di Kevin Reynolds del 2006) e trasposizioni in musica (basti ricordare la monumentale opera Tristan und Isolde composta da Richard Wagner nel 1859 e rappresentata per la prima volta a Monaco di Baviera nel 1865).

In realtà queste vicende ebbero una straordinaria diffusione già nel Medioevo: pur trattandosi di un antico tema celtico, le prime opere superstiti, databili alla metà del XII secolo, furono scritte in francese e si devono all’autore normanno Béroul e al chierico Tommaso d’Inghilterra. Da esse si passa alle traduzioni in tedesco di Eilhart von Oberg e di Goffredo di Strasburgo, a quella in norreno di Frate Roberto, senza contare i numerosi rimaneggiamenti e rielaborazioni della vicenda in italiano, spagnolo, inglese e così via.

Va ora salutata con gioia la pubblicazione dei lacerti in galego a cura della filologa Pilar Lorenzo Gradín e della paleografa Susana Tavares Pedro. Il manoscritto relatore fu scoperto nel 1928 dallo storico Manuel Serrano y Sanz; esso costituiva la carta di guardia di una copia notarile del testamento del Marchese di Santillana, realizzata a Guadalajara nel 1511. Di questo bifolio si erano perse le tracce per decenni ed è stato ritrovato solo alla fine del 2009 nell’Arquivo Histórico Nacional di Madrid.

Il testo deriva dalla ben nota versione del Tristano in prosa e contiene, tra gli altri, il dialogo tra Ginglain e Isotta, in cui il cavaliere comunica alla regina che Tristano è vivo, e la lettera di consolazione inviata da Isotta a Kaherdin, malamente interpretata da Tristano come prova dell’amore della regina nei confronti del cavaliere suo amico.

Questo libro che ha tra i suoi meriti quello di sanare molte sviste reperibili nelle edizioni precedenti, ci offre un’ulteriore testimonianza della vitalità della materia tristaniana nella penisola iberica, per di più in un idioma come il galego, che all’epoca era considerato la lingua della lirica per antonomasia.     

 

O fragmento galego do Livro de Tristan, Edición paleográfica e crítica de Pilar Lorenzo Gradín e Susana Tavares Pedro, Edizioni dell’Orso, 2017, pp. 144


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