19 novembre 2019

Le battaglie di Gillo Pontecorvo

Gillo Pontecorvo era nato a Pisa il 19 novembre 1919; a tredici anni dalla scomparsa, e in occasione del centenario della nascita, l’Università di Pisa con la collaborazione del Centro interdipartimentale di studi ebraici (CISE) lo ricorda con alcune iniziative, arricchite dalla proiezione del film La battaglia di Algeri, nella copia restaurata dalla Cineteca di Bologna; si tratta dell’opera più importante del grande regista italiano che gli valse il Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia nel 1966. Un film molto particolare nella genesi e nell’effetto sul pubblico, amato da una generazione investita dall’impegno politico e dalla cultura anticolonialista, celebrato dalla critica, ma anche fortemente avversato. Girato in bianco e nero, con attori non professionisti, tranne Jean Martin che interpretava lo spietato colonnello Philippe Mathieu, caratterizzato da uno stile sobrio quasi documentaristico, impreziosito dalla sceneggiatura di Franco Solinas e dalle musiche di Ennio Morricone, La battaglia di Algeri fu contestato soprattutto per il suo spirito ‘partigiano’, perché pur evidenziando in modo distaccato le crudezze della lotta fra le autorità francesi e il movimento di liberazione algerino, non nascondeva il sostegno alla rivolta degli indipendentisti. Il film fu proibito in Francia fino al 1971 e negli anni successivi poco proiettato in quel Paese, e oggetto di continue polemiche; del resto molti spettatori francesi abbandonarono la sala durante la proiezione a Venezia nel 1966 e la prestigiosa rivista Cahiers du cinéma pubblicò nello stesso numero cinque diversi articoli polemici che stroncarono il film e il suo contenuto politico.

Il protagonista collettivo era, secondo Pontecorvo, la grande novità di La battaglia di Algeri, a cui si accompagnava una ricerca estrema di autenticità e di verità, restia all’utilizzo dei tradizionali linguaggi ed effetti cinematografici. La battaglia di Algeri fu il punto più alto di una carriera fatta di pochi titoli e di molto impegno politico e civile. Un impegno che fu anche portato avanti in prima persona; esule in Francia per sottrarsi alla persecuzione delle leggi razziali, Gillo Pontecorvo fu attivo nella Resistenza italiana e protagonista nel dopoguerra di un’intensa attività come documentarista. L’impegno contro le diverse forme dell’oppressione e contro il colonialismo in particolare furono un tema costante del suo lavoro registico e delle sue opere: in Giovanna episodio del film La rosa dei venti, si evoca la lotta delle operaie tessili, La grande strada azzurra è dedicato alla dura vita dei pescatori, Kapò ricorda dolorosamente la persecuzione degli ebrei e i campi di sterminio, La battaglia di Algeri e Queimada raccontano l’ardua epopea dell’anticolonialismo, Ogro immortala la lotta dei separatisti baschi nel declino del franchismo. Sono tutti film che si avvertono come necessari, compresi gli 8 minuti accorati di Nostalgia di protezione. Oggi l’eredità di Pontecorvo è proprio nell’inattualità del suo messaggio, nella nostalgia controcorrente di un cinema ‘necessario’ che oltrepassi la dimensione dell’intrattenimento o del virtuosismo formale e diventi momento di testimonianza civile e di elaborazione della storia.  

 

Crediti: L’immagine è un fotogramma tratto dal video La battaglia di Algeri - Trailer (CG Entertainment)

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