26 gennaio 2017

Le carte di Tommaso Fiore in mostra alla Treccani

di Francesca Lotti

Il 24 gennaio, alle 16.00, è stata inaugurata la mostra Donne tra analfabetismo ed emancipazione dalle carte di Tommaso Fiore, organizzata dall’Istituto della Enciclopedia Italiana con il patrocinio del MiBACT, dell’Università del Salento, della Biblioteca Nazionale Sagarriga Visconti Volpi, de l Centro Teseo e dell'Istituto Pugliese per la Storia dell'Antifascismo e dell'Italia Contemporanea "Tommaso Fiore" di Bari e dell'Associazione Muse del Salento di Lecce.

La mostra, ideata da Rosa Maria Capozzi del CNR-IAC di Bari e curata da lei stessa con Vania Fazio e Loredana Lucchetti, nasce in primo luogo con l’intento di ripercorrere, alla luce del suo impegno per l’emancipazione femminile, la vicenda biografica e politica di Tommaso Fiore (1884-1973), uno tra i più importanti meridionalisti italiani di area democratica e socialista, che impegnò tutte le sue energie intellettuali per migliorare le condizioni dei contadini dell’Italia del Sud e della sua Puglia in particolare.

Autore di numerosi libri, tra cui Un popolo di formiche, che vinse il Premio Viareggio nel 1952 (e il cui dattiloscritto originale sarà uno dei pezzi più importanti dell’esposizione), Fiore fu fine umanista, studioso della poesia di Virgilio, traduttore di Tommaso Moro ed Erasmo da Rotterdam, combattente nella prima guerra mondiale, radicale oppositore del fascismo e per questo incarcerato (collaborava infatti intensamente con «La Rivoluzione liberale» di Piero Gobetti e con «Quarto Stato» di Pietro Nenni e Carlo Rosselli), e poi Provveditore agli Studi della Bari liberata . La sua profonda e intima convinzione della necessità di un grande progetto che coinvolgesse tutta l’Italia, ad ogni livello, per risollevare le sorti del Meridione, attraversa la sua attività giornalistica e la sua produzione letteraria; ad esempio, nel 1955, ne Il cafone all’inferno, si rivolse «Agli operai di Torino, ai contadini di Sicilia, a quanti, politici e studiosi d’ogni regione lottano incessantemente per colmare la frattura storica del Mezzogiorno fra lo Stato e le classi del lavoro realizzando, nella conquistata uguaglianza, la nuova unità d'Italia».

Quella che emerge dai materiali raccolti, spiega Rosa Capozzi, è la figura di un uomo di eccezionale cultura, sensibilità e umanità, che gli permisero di cogliere l’importanza dell’emancipazione femminile come veicolo di riscatto civile e sociale per il Mezzogiorno e per il Paese intero.

Fiore fu scrittore e critico letterario, e anche in questa attività volle contribuire a evidenziare l’importanza delle donne nella storia politica e intellettuale italiana, recensendo le opere di molte scrittrici sui maggiori quotidiani nazionali; fu in contatto, come testimoniano i suoi carteggi, con alcune tra le donne più importanti e note della sua epoca in campo letterario, politico e scientifico: da Sibilla Aleramo ad Adele Bei, da Ada Gobetti a Carla Voltolina, da Maria Corti a Rina Durante, che con lui condivisero l’amore e l’impegno infaticabile per il rilancio economico, sociale e culturale della Puglia. A quest’ultima, in particolare, Fiore scrisse un’intensa lettera, più volte citata dalla critica, a proposito del suo libro La malapianta, uscito nel 1964, in cui la scrittrice salentina offriva un ritratto crudo e realistico dell’arretratezza che affliggeva le aree marginali del Meridione nel secondo dopoguerra.

Sono dieci le figure femminili individuate all’interno del percorso espositivo, i cui contatti con Fiore sono testimoniati dagli oltre trenta lettere e documenti originali raccolti nella mostra – alcuni dei quali per la prima volta proposti al pubblico –, provenienti dal Fondo Fiore conservato nella Biblioteca Nazionale Sagarriga Visconti Volpi di Bari, dagli archivi della famiglia Fiore e della famiglia Fazio, dall’Archivio dell’IPSAIC, dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e dall’Istituto Gramsci.

La particolarità di questa mostra, come spiega Rosa Capozzi, è quella di esprimere, in divenire, il frutto dell’avanzamento della ricerca sulla figura di Fiore e sul suo ruolo di interlocutore e attore dell’emancipazione femminile italiana: essa è stata infatti allestita una prima volta presso il CNR di Roma a dicembre 2013, per poi toccare Bari, Altamura – paese natio di Fiore –, e Lecce, arricchendosi ogni volta di libri, audiovisivi, carte d’archivio che concorrono a delineare al meglio i suoi rapporti umani: prima di tutto quelli familiari – l’amore per i figli e le figlie, convinti sostenitori delle sue idee, che sempre incoraggiò a studiare per coltivare libertà e indipendenza di giudizio; il dolore per Graziano, barbaramente ucciso a Bari nell’eccidio di via dall’Arca il 28 luglio 1943, esperienza che lo segnerà per tutta la vita: e poi i rapporti con le numerose corrispondenti, tra cui Rosa Capozzi sottolinea quello con Carla Voltolina, moglie di Sandro Pertini, il “presidente partigiano” che intrattenne con Tommaso Fiore un rapporto di strettissima amicizia: «Fiore, ormai anziano e malato – racconta Capozzi – non volle rinunciare a recarsi a Roma per la presentazione di un libro di Pertini, che gli lasciò sulla sua copia una splendida e commovente dedica, anch’essa esposta nella mostra, in cui lo definì “uomo di coscienza adamantina”».

«Carla Voltolina – continua Capozzi –, fu una partigiana e una donna di irreprensibile moralità, che quando il marito fu eletto presidente del Senato preferì dimettersi dal suo incarico di giornalista parlamentare per non dar vita ad alcun conflitto di interessi. Fu anche su sua istanza che Fiore partecipò nel 1953 al primo Congresso della Stampa Femminile italiano, promosso dalla rivista «Noi Donne», al quale portò una relazione di 19 pagine sulla lotta all’analfabetismo femminile come presupposto per superare l’atavica condizione di inferiorità della donna al Meridione».

L’interesse per la condizione femminile in Puglia emerge tra l’altro chiaramente dai numerosi documenti raccolti da Fiore riguardo le Assise del Mezzogiorno tenutesi nel 1949 in varie città del Sud Italia (di cui Carlo Lizzani realizzò un importante documentario dal titolo Nel Mezzogiorno qualcosa è cambiato), guidate da grandi figure di politici come Giuseppe di Vittorio, di cui Fiore ebbe profondissima stima.

Eppure, sottolinea Rosa Capozzi, tra tutti i documenti accuratamente conservati dall’intellettuale pugliese, a risaltare in modo particolare sono le arringhe delle donne, incentrate sulla richiesta di istruzione per i figli e lavoro per i mariti. Tra le innumerevoli voci femminili che riecheggiano nei carteggi di Fiore c’è anche quello con Adele Bei, partigiana, condannata dal regime a 18 anni di carcere e nel dopoguerra sindacalista della CGIL in terra pugliese, dove si fece tra l’altro portavoce delle istanze delle tabacchine leccesi, centinaia di donne impiegate nei tabacchifici, prive di diritti e tutele.

Queste e molte altre sono le storie che si intrecciano intorno alla figura di un politico, umanista e intellettuale che visse con intensità e impegno il suo tempo, contribuendo a dar voce alle tante donne che hanno lottato per la liberazione d’Italia, per i propri diritti civili, per costruire un Sud diverso; una figura che merita di essere meglio conosciuta dalle nuove generazioni, anche al di fuori dei confini della Puglia. Infatti, conclude Rosa Capozzi, c’è un’infinita bellezza nel Meridione, fatta non solo di paesaggi e di beni culturali, ma anche di storie, di persone, di narrazioni, di documenti di eccezionale valore che testimoniano e raccontano il lungo e non ancora concluso processo di costruzione di una vera unità nazionale da un lato e di un definitivo azzeramento della disparità di genere dall’altro: e portare queste narrazioni fuori dai confini del Sud significa dare loro nuova voce e offrire nuovi spunti di ricerca e di riflessione agli studiosi, ma anche alle istituzioni e alla società civile.

Dovremmo, in questo, seguire ancora il percorso tracciato dalle grandi personalità che nel secolo scorso hanno lavorato per immaginare un’Italia nuova, più unita, equa e inclusiva: e Tommaso Fiore è certamente uno di questi, perché seppe cogliere con sensibilità unica il mondo della diversità femminile, evidenziandone l’imprescindibile contributo per la crescita civile del nostro Paese.

 

La mostra può essere visitata solo su prenotazione, chiamando il numero 392 9584549

 

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