22 dicembre 2015

Le carte geografiche del papa

Il nome di Gregorio XIII, papa tra il 1572 e il 1585, è indissolubilmente e immediatamente legato alla riforma del calendario che ‘rimise in ordine’ il tempo; molto meno alla straordinaria e grandiosa rappresentazione cartografica che commissionò nel 1580 al cosmografo, geografo e matematico perugino Egnazio Danti - ottenendo che fosse realizzata nel giro di soli due anni - che rende unica al mondo l’attuale Galleria delle Carte geografiche nei Musei Vaticani. Le quaranta carte affrescate sulle pareti della galleria, luminosissima con le sue 17 grandi finestre, sono state sottoposte a restauro a partire da tre anni fa, per rimuovere i segni del tempo e le stesure di colle che ne avevano appannato i colori e ridotto l’effetto di tridimensionalità. Una metà di esse, quelle sul lato destro nel percorso che conduce alla Cappella Sistina, sono ora state restituite alla vista (e ai loro colori originali), e presto anche il lato sinistro tornerà visibile, riconsegnando ai visitatori le raffigurazioni dell’intera penisola e delle sue parti, rappresentate da una prospettiva aerea e con una sorprendente quantità di dettagli e particolari, realizzati con straordinaria minuzia. Lunga 120 metri e larga 6, la Galleria, prendendo gli Appennini come spartiacque, rappresenta su un lato le regioni che si affacciano sull’Adriatico e sull’altro quelle bagnate dal Tirreno, e per ogni regione, tra fiumi, boschi e valli compaiono strade, piante e animali, mentre le città sono fedelmente ritratte con le loro mura, le chiese, i campanili, i palazzi, persino i vicoli. I mari, ritornati di un luminoso azzurro e increspati dalle onde, sono solcati da imbarcazioni delle più varie fogge: galeoni e galere da guerra, pescherecci, scialuppe, gondole e altro ancora. Ma ciò che rende veramente uniche queste rappresentazioni cartografiche è che alla dimensione geografica è stata aggiunta quella storica, cosicché troviamo dipinti eventi che hanno segnato importanti punti di svolta nelle vicende della penisola, da Annibale con i suoi elefanti al fiume Trebbia, a Leone Magno che ferma la discesa di Attila, alla battaglia di Lepanto con i due schieramenti di navi che si fronteggiano. Un aspetto che sottolinea come, secoli prima che l’idea di unità di Italia cominciasse a farsi strada, la penisola era comunque percepita come un’entità unitaria, caratterizzata da una storia, da una cultura, da una religione comuni.

 


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