03 dicembre 2012

Le fiabe sanguinarie di Grimm

Dimenticate la serenità targata Disney, la dolcezza delle principesse addormentate, l’esemplare onestà di principi azzurri e cavalieri erranti. Grimm è lo specchio di un universo fiabesco cupo e spaventoso, dark nel senso fumettistico del termine, popolato da forze prodigiose e terrificanti. Un mondo in cui si impara presto a riconoscere l’orrore sotto la superficie apparentemente perfetta delle cose. Ed è proprio questa l’abilità del protagonista della nuova serie televisiva, Nick Burkhardt (interpretato da David Guintoli): detective della Squadra Omicidi di Portland, Nick è l’ultimo discendente di un’antica stirpe di ‘cacciatori’ il cui compito è vigilare sull’umanità e proteggerla dalle minacce di forze oscure e misteriose. Perché dietro la normalità del reale, dietro volti apparentemente banali e innocui, si nasconde spesso una creatura mostruosa. Mischiando intelligentemente thriller e fantasy, Grimm riutilizza e stravolge felicemente i topoi letterari della tradizione popolare consolidata dalla lunga attività dei fratelli Grimm (a cui la serie, già dal titolo, si ispira apertamente). Protagonista una Portland a doppia faccia: quella solare, colorata, perfetta ambientazione da favola, che vira improvvisamente al fumoso, al nero degli incubi, ogni qual volta Nick si ritrova ad affrontare i ‘cattivi’, le ‘bestie sanguinarie’, i demoni alla cui caccia ha votato la sua intera esistenza. Assistito dal suo mentore, un tenebroso aiutante sotto il cui aspetto si nasconde, neanche a dirlo, un lupo mannaro. Insomma, con Grimm la televisione mostra di non aver perso la voglia di sognare, mischiando le carte in tavola e stravolgendo la tradizione delle fiabe: mostrandone il lato oscuro, quello capace di trasformare repentinamente un bacio d’amore in una maledizione, una principessa innocente in un mostro assetato di sangue, un principe azzurro in un pericoloso serial killer.


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