18 novembre 2019

Le migrazioni delle malattie infettive a causa del riscaldamento globale

I cambiamenti climatici e il riscaldamento globale sono tra le più gravi minacce alla sopravvivenza di molte specie animali, soprattutto per gli stravolgimenti che causano ai loro habitat.

Una popolazione particolarmente colpita è quella dei Mammiferi marini, che stanno subendo una vera e propria emergenza virale: se dapprima queste malattie infettive hanno colpito gli animali che vivono nelle acque dell’Atlantico, causando una strage soprattutto di foche, gli studiosi ora confermano che il medesimo virus è stato rinvenuto anche nei Mammiferi marini del Pacifico settentrionale.

Il motivo di questa migrazione infettiva è da individuarsi, secondo il gruppo di ricercatori inglesi e statunitensi che ha effettuato lo studio, pubblicato su Scientific Reports, nel riscaldamento globale che, causando una massiccia riduzione dei ghiacci marini dell’Artico, ha messo in contatto specie finora isolate, favorendo così il successivo contagio di malattie infettive, molto spesso letali.

L’immensa distesa di acqua marina ghiacciata dell’Artide si sta sciogliendo a ritmi sempre più rapidi, causando non solo modificazioni profonde dell’ambiente circostante (con orsi polari e foche che restano intrappolati sullo strato di ghiaccio del pack che galleggia alla deriva), ma minacciando anche specie marine che si trovano anche molto più lontano.

La riduzione del ghiaccio marino, infatti, modifica completamente l’habitat che circonda gli animali, che non solo si trovano privi di un’importante barriera fisica che prima impediva il contatto tra le varie specie, ma che sono costretti a muoversi, spostandosi per andare alla ricerca di cibo o comunque di nuove aree di foraggiamento. Proprio il combinato disposto di questi due eventi (cioè lo spostamento degli animali e la mancanza della barriera protettiva del ghiaccio) è la causa, secondo gli studiosi, della diffusione del virus Phocine Distemper (PDV) nell’Oceano Pacifico settentrionale.

Questo virus, identificato già nel 1998 come quello del cimurro nelle foche, aveva provocato nel 2002 la morte di oltre 20.000 foche nell’Oceano Atlantico; due anni più tardi (nel 2004) lo stesso virus si era spostato in Alaska, uccidendo le lontre di mare e oggi, infine, è arrivato fino al Pacifico.

Per capirne il percorso di diffusione, in un ciclo di anni che va dal 2001 al 2016, gli studiosi hanno esaminato un campione di circa 2.700 Mammiferi marini di vario tipo, tutti provenienti dalla zona settentrionale dell’Oceano Pacifico: già nel 2003 e nel 2004 è stato possibile riscontrare i primi picchi di contagio e diffusione del virus perché, a quella data, circa il 30% degli animali esaminati è risultata positiva al virus, che ebbe poi una successiva recrudescenza pochi anni più tardi, nel 2009; operando gli opportuni controlli e incrociando i dati i ricercatori hanno verificato che tutti i picchi di contagio del virus coincidono perfettamente, a livello di tempo, con la parallela apertura di nuove rotte d’acqua per gli animali, causate e favorite dallo scioglimento del ghiaccio artico.

La situazione, purtroppo, è peraltro destinata a peggiorare almeno finché non si prenderanno, a livello globale, provvedimenti concreti per contrastare il riscaldamento globale: la grande distesa del ghiaccio artico continua, infatti, a diminuire (lo scorso settembre, durante l’ultimo controllo effettuato, ha registrato il suo secondo record negativo da quando ha iniziato a essere monitorata) e, di conseguenza, la proliferazione non solo del virus del cimurro, ma anche di molti altri agenti patogeni e malattie in grado di causare tale emergenza virale su larga scala.

 

Crediti immagine: Photo: Tony Grover. Northwest Power and Conservation Council [Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)], attraverso www.flickr.com

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