Questo sito contribuisce all'audience di
08 aprile 2014

McGuinness, poeta senza patria

Nato in Tunisia, cresciuto in una famiglia bilingue, esposto a moltissime culture diverse durante il suo percorso, Patrick McGuinness, poeta, romanziere, critico e professore di letteratura francese e comparata al St Anne’s College 

dell’Università di Oxford, ritrova le proprie origini a Bouillon – il paesino belga dei nonni materni – con la sua ultima raccolta che combina brevi composizioni in prosa e fotografie scattate dall’autore, Other People’s Countries: A Journey into Memory (I Paesi degli altri: Un viaggio nella memoria). In questa intervista, McGuinness ci parla del suo libro che sta riscuotendo molto successo nel Regno Unito, dove è stato recentemente recensito  con parole lodevoli anche dallo scrittore John Banville.

 

VG: Perché hai scelto di intitolare la tua raccolta Other People’s Countries (I Paesi degli altri), anche se qui sono evocati principalmente ricordi legati al paesino belga di Bouillon?

 

PMcG: Perché ho sempre sentito di essere nel Paese di qualcun altro, suppongo – questo è parte della mia educazione itinerante, del mio essere esposto alle lingue straniere e della mia ‘intermediarietà’ linguistica – fra il francese e l’inglese. Sono cresciuto circondato da persone che erano ben radicate nel loro Paese di provenienza, ma i miei genitori non lo erano, così quando ho scritto della mia infanzia mi sentivo come un palloncino alla fine di un filo lunghissimo, legato alla terra di un piccolo paese chiamato Bouillon dove la famiglia di mia madre ha vissuto per generazioni, ma allo stesso tempo sempre fluttuante. È il modo migliore di essere, o forse lo dico perché questa è la mia unica esperienza? Non lo so.

La storia dell'emigrazione è ovviamente una storia molto lunga, e la mia non è né violenta né sconcertante, a differenza di quella di tante altre persone e popoli nel Ventesimo secolo. Eppure, anche se questa è una storia normale, non significa che non possa essere interessante o che non possa essere raccontata. In realtà è l’ordinario che mi attrae - la normalità.

Sento inoltre che ogni volta che torno in quel posto è come se stessi osservando lo svolgersi di una vita parallela: la mia, ma come se non me ne fossi mai andato. Penso a me stesso nella vecchia casa, lavorando in paese, con figli bouillonesi e un lavoro, forse nella scuola locale. Tutte le persone che ho conosciuto da bambino sono ancora lì – è un po’ come salire sul palco di un’opera teatrale che è già stata scritta, e della quale ci si ricorda tutte le battute senza mai averle studiate.

 

VG: Il tuo libro apre con una dedica ai tuoi figli, dove scrivi: “so they know where they come from” (“in modo che sappiano da dove provengono”). Se dovessi chiederti da dove vieni, cosa risponderesti? Dato che immagino non sia una risposta semplice…

 

PMcG: I miei figli sono persone molto radicate, come la loro madre, a differenza di me; vivono in Galles, parlano gallese e sono circondati dalla loro famiglia e dalla loro comunità. Una delle cose tristi (ma anche felici) dell’essere un outsider come me è che ti preoccupi di quanta della tua vita mobile possa essere tramandata nella vita dei tuoi figli, soprattutto quando la loro è così evidentemente radicata. Così, quando scrivo per mostrare loro da dove “provengono”, sto anche – suppongo – donando loro il luogo dal quale provengono, sperando che il mio metterlo su carta crei per loro un legame. Lo sto facendo per raccontare a loro da dove provengo.

Ma questo posto dov’ è? Una madre belga, un padre mezzo irlandese, sono nato in Tunisia, e divido il mio tempo tra il Galles e Oxford. Sono parte di quella sempre più vasta comunità di persone che “provengono” da lounge aeroportuali, dalle sale d’attesa di stazioni ferroviarie, e dai terminal dei traghetti.

 

VG: Ricordando caratteristiche del paesino di Bouillon, a volte fai riferimento ad elementi universali, che si potrebbero ritrovare anche in altri Paesi europei, inclusa l’Italia. Puoi parlarci un po’ di questi universali?

 

PMcG: Bouillon è un piccolo paese sul confine fra Francia e Belgio, bello da vedere, economicamente depresso, pieno di carattere e di persone che sanno – senza necessariamente riconoscere – quanto siano fortunati a vivere lì. In questo senso Bouillon è come tanti altri luoghi del mondo – in Italia, ad esempio, dove ogni località è così specifica e unica, eppure, paradossalmente, è questa stessa unicità – i particolari dialetti, i vari modi di parlare, i legami familiari, eccetera – che la rende universale.

 

VG: Che cosa accadrà a tutte queste realtà locali con la globalizzazione? Un’inevitabile scomparsa o qualcosa rimarrà sempre intatto?

 

PMcG: La globalizzazione è sempre esistita, ma ce ne dimentichiamo. Quello che notiamo oggi è la velocità piuttosto che i processi. Sì, sono un pessimista su certe cose, e credo che certi tipi di luoghi unici, modi di vivere e di pensare scompariranno. Lo vedo nella scomparsa, durante le mia vita, del V allone , la lingua locale che parlavamo a Bouillon e che sopravvive solo in singole parole, come fossero reperti in un museo, ma che non esiste più come lingua di esperienza e di espressione. Lo vedo in cose di questo genere piuttosto che in fenomeni come Twitter o Internet, che mi sembrano invece essere sia potenzialmente promettenti che potenzialmente minacciosi per le culture locali – qualcuno ha recentemente messo su Facebook una vecchia fotografia di mio nonno che giocava a calcio per la squadra locale durante il dopoguerra, e io ho avuto la possibilità di vederla dal mio computer a Oxford. Ho sentito che qualcosa era stato recuperato, qualcosa che altrimenti sarebbe andato perduto. Ma la tendenza generale è la perdita, con sprazzi di recupero che sopravvalutiamo perché, beh, ne abbiamo bisogno.

 

Per chi volesse approfondire ecco una breve scelta bibliografica di alcune opere di Patrick McGuinness:

 

Other People's Countries: A Journey into Memory (Jonathan Cape, 2014)

The Last Hundred Days  (Seren, 2011), romanzo. Tradotto in francese: Les cent derniers jours (Grasset, 2013), vincitore del Wales book of the year e del Prix du Premier roman étranger

 

Poesia

Jilted City (Carcanet, 2010 ). Tradotto in italiano: L’età della sedia vuota(trad. di Giorgia Sensi, Il Ponte del Sale, 2011)

The Canals of Mars (Carcanet, 2004). Tradotto in italiano: I Canali di Marte (trad. di Giorgia Sensi, Mobydick, 2006)

 

Scelta di pubblicazioni accademiche

From Art Nouveau to Surrealism: Belgian Modernity in the Making, (Legenda, 2007), co-diretto con Nathalie Aubert e Pierrre-Philippe Fraiture

La Belgique entre deux siècles: Laboratoire de la modernité, 1880-1914, Le Romantisme et après en France (Peter Lang, 2007), co-diretto con Nathalie Aubert e Pierrre-Philippe Fraiture

Anthologie de la Poésie symboliste et décadente (Les Belles Lettres, 2001)

Symbolism, Decadence and the fin de siècle: French and European Perspectives (University of Exeter Press, 2000)

Maurice Maeterlinck and the Making of Modern Theatre (Oxford University Press, 2000)

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata
  • READING LIST