05 gennaio 2017

Mercedes Núñez Targa e il valore della memoria

di Carlo Pulsoni

Ci sono delle vicende personali, che, una volta affidate alla scrittura, sembrano a tutti gli effetti una sceneggiatura già pronta per un set cinematografico. Tra queste merita certamente un posto d’onore il volume autobiografico, appena pubblicato in Spagna, El valor de la memoria (Il valore della memoria) di Mercedes Núñez Targa (Barcellona 1911 – Vigo 1986).

Il libro ripercorre gli anni trascorsi dall’autrice tra il carcere franchista e i campi di concentramento nazisti. Da fervente repubblicana, nel 1934 Núñez Targa lavora come segretaria del poeta Pablo Neruda, all’epoca console del Cile a Barcellona, affiliandosi prima al gruppo delle Juventudes Socialistas Unificadas e in seguito al Partido Socialista Unificado de Cataluña. Al termine della Guerra civile fugge in Francia, da dove però rientra per occuparsi della direzione del Partito Comunista. Arrestata a La Coru ña il 10 novembre 1939, è rinchiusa nel carcere femminile di Ventas in Madrid, così ricordato con una punta d’ironia: «Il franchismo mi fece il grande onore di considerarmi sufficientemente pericolosa per mantenermi in prigione svariati anni, e inoltre un tribunale, molto serio, mi giudicò e condannò per appoggio alla ribellione, e questo nonostante i miei eccellenti precedenti».

Liberata nel 1942 per un cavillo burocratico, Núñez Targa torna a rifugiarsi in Francia, dove nel gennaio del 1943 si incorpora nella Resistenza francese, lavorando come cuoca nel quartier generale del V gruppo di Guerriglieri spagnoli di Carcassone. Nel maggio del 1944, però, viene arrestata dalla Gestapo, condotta in Germania e internata nel campo di concentramento di Ravensbrück. Impressionante la descrizione del suo ingresso nel campo: «Lungo il cammino vediamo casette molto carine con tendine inamidate, con fiori (…), molti bimbi che giocano nell’erba piena di fiori di colori sgargianti; ovunque una vita, amabile incantatrice, che per noi, promessi all’inferno, non era niente più che un miraggio. Che terribile ironia! Quelle casette felici sono i rifugi dei nostri aguzzini, le SS del campo; quei bimbi, i figli di quei mostri, e lo splendore di quei fiori è ottenuto grazie a un fertilizzante speciale: le ceneri dei prigionieri bruciati nel forno crematorio».

Qui resta fino al 14 aprile del 1945, quando il campo di concentramento viene liberato dalle truppe sovietiche: «Tovàritxi! Tovàritxi! La donna, gridando a squarciagola, parla e gesticola, piange e ride allo stesso tempo. Quando vediamo la straordinaria emozione e le grida trionfanti di tutte le donne sovietiche, comprendiamo che qualcosa di magnifico sta accadendo. – Siamo libere! – traduce una donna con esultanza – Libere, compagne! Tutte le SS sono scappate. Perfino le moribonde si alzano dai letti. Ridiamo, piangiamo, ci abbracciamo. Non trovo parole per descrivere quel momento indimenticabile. Solo ricordo che il mio primo istinto fu di attaccarmi rapidamente la bandierina repubblicana confezionata tanto amorevolmente dalle mie sorelle spagnole».

Pur nella drammaticità degli episodi narrati, il libro non si rivela mai retorico, né l’autrice si propone come una eroina, ma piuttosto come una semplice testimone che sente il dovere morale di ricordare alle future generazioni quanto ha vissuto («“Spiega nelle strade ciò che hai visto qui”. Questa frase, pronunciata da una reclusa di Ventas al momento dell’abbraccio di saluto, mi ha turbato la coscienza come una promessa non mantenuta»).

Mercedes Núñez Targa, El valor de la memoria. De la cárcel de Ventas al campo de Ravensbrück, Introducción de Mirta Núñez Díaz-Balart, Prólogo de Elvira Lindo, Sevilla, Editorial Renacimiento, 2016.

 


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0