21 ottobre 2019

Mont’e Prama, luogo di storia e mitologia

di Luca Attanasio

Stando alle tradizioni orali della zona, l’archeologia mondiale deve molto a Sisinnio Poddi e Battista Melis, due semplici contadini sardi della zona di Cabras, penisola del Sinis, per il loro spiccato senso civico.

In una tersa giornata di marzo del 1974, nel corso della quotidiana attività agricola sui terreni brulli e aspri della collinetta di Mont’e Prama, avrebbero inciampato in alcune pietre che, a differenza di tutte le altre, presentavano fogge levigate o addirittura decorate. Capito che non si trattava di sassi, corsero a segnalare il ritrovamento alle autorità competenti. Nel giro di poco tempo, si aprirono sul sito scavi ufficiali e i due agricoltori scoprirono che per decenni avevano fatto pascolare le pecore e svolto le attività di semina e raccolto sul patrimonio archeologico di epoca nuragica più antico dell’Europa occidentale.

Testa di ‘Eroe’ da Mont’e Prama (per gentile concessione di ECCOM)

Gli oltre 5.000 frammenti rinvenuti nella prima campagna di scavi, che andò avanti fino al 1979 ‒ e che oggi arrivano a 10.000 –, hanno permesso la ricomposizione di 16 modelli di nuraghe, 9 betili (tra questi il più grande mai rinvenuto in Sardegna, 2,30 m), uno scudo di guerriero e 27 statue antropomorfe che formavano una teoria di guerrieri, arcieri e pugilatori, allineati a ridosso di una necropoli, sulla strada alla base della collina. Si ergevano a protezione, forse, dei loro morti, sepolti proprio ai loro piedi. O, con i loro profili bellici e minacciosi, formavano una barriera iconica a difesa delle proprie terre, un monito permanente per potenziali nemici.

Statue di ‘Eroi’ da Mont’e Prama (per gentile concessione di ECCOM)

L’altezza delle statue varia dai 2 ai 2,60 m circa. I piedi misurano oltre 50 cm e le teste risultano voluminose. Più che per queste dimensioni, però, è alla loro aura di mitologia che si deve l’appellativo immediatamente coniato dalla popolazione della zona di ‘Giganti di Mont’e Prama’. Archeologi della fama di Giovanni Lilliu, Alessandro Bedini o Carlo Tronchetti, invece, propendono per la denominazione di ‘Eroi’: «Le iconografie dei pugilatori, degli arcieri e dei guerrieri, replicate più volte in maniera sostanzialmente identica, sono un segno potente che marca con forza il territorio, attraverso l’ostentazione dei valori riconosciuti della comunità le cui famiglie eminenti erano sepolte a Monte Prama, in quello che possiamo chiamare un heroon (santuario monumentale eretto per eroi)» (A. Bedini – C. Tronchetti et al., Giganti di pietra. Mont’e Prama…, Cagliari 2012, p. 19).

Al di là del dibattito sul titolo da dare a queste meravigliose statue, però, resta il potente impatto che rappresentano per l’archeologia e la storia dell’isola. Aprono uno squarcio sulle civiltà prenuragiche e nuragiche, permettono di sviluppare studi e fissare date e dati, svelano un mondo misterioso di oltre 3.000 anni fa.

Le prime fonti a parlare di Mont’e Prama risalgono al XVII secolo. In un suo scritto, il padre cappuccino Salvatore Vidal attesta per primo l’esistenza di un insediamento antico nella zona da annoverare tra le 40 città fortificate del Sinis. Saranno gli scavi degli anni Settanta, però, a rivelare l’organizzazione di quell’importante centro della civiltà nuragica e a documentare con certezza la presenza in loco di una necropoli utilizzata per secoli, la cui prima fondazione risalirebbe a un periodo tra l’XI e il X sec. a.C.  Il cimitero presenta l’interessante novità di tombe singole a pozzetto in cui veniva deposto il morto, in posizione rannicchiata.

Secondo la maggior parte degli studiosi, in ogni caso, il sito risalirebbe alla Prima Età del Ferro, a ridosso dei primi sbarchi di Fenici in Sardegna. Altri, invece, lo daterebbero nel periodo di transizione tra il Bronzo Finale e la Prima Età del Ferro. Tutte le testimonianze fin qui raccolte sono conservate presso il Centro di restauro dei Beni Culturali di Li Punti (Sassari), o esposte in parte nel Museo di Cabras,  in parte nel Museo archeologico nazionale di Cagliari.

Statua di ‘Eroe’ da Mont’e Prama (per gentile concessione di ECCOM)

La zona del Sinis, inspiegabilmente fuori dai circuiti del mainstream turistico, è un trionfo di archeologia, storia, arte e panorami da sindrome di Stendhal. Stagni, paludi e saline, riserve naturali con specie di fauna e flora uniche, sono disseminati in tutta l’area che vanta il Tirso, fiume più lungo della Sardegna, ed è incorniciata da un mare splendido. La conformazione geografica ha fatto per millenni della zona un approdo sicuro grazie all’istmo di Tharros, che divide l’acqua in due sezioni ‒ rispettivamente Mare Vivo (ventoso) e Mare Morto (quasi sempre calmo), che rappresentavano permanente possibilità di attracco, con tutta probabilità fin dall’età nuragica.

A Tharros sorge una imponente area archeologica a strapiombo su uno dei tratti del Mediterraneo più incantevoli, che celebra la stratificazione storica. Fondata dai Fenici tra l’VIII e il VII sec. a.C., visse il suo periodo aureo in età punica (fine VI sec. - 238 a.C.). Qui, sui resti di un preesistente villaggio nuragico, sorgeva un tofet (oggi ricostruito e visibile al Museo di Cabras), il tipico santuario dei fanciulli di epoca fenicio-punica, con migliaia di urne cinerarie in terracotta. Ai piedi della collinetta, è possibile ammirare monumenti di età punica e romana, tra cui il cosiddetto Tempio delle semicolonne doriche, l’acquedotto, il castellum aquae, le strade lastricate in basalto, i templi e tre edifici termali. Importanti testimonianze di epoca paleocristiana sono un edificio termale trasformato in piccola basilica e la chiesa di S. Giovanni, a valle, la chiesa più antica della Sardegna.

La valorizzazione del patrimonio è il frutto di una sinergia tra il ministero dei Beni Culturali, il Comune di Cabras e la Regione Sardegna che, dopo aver attivato un “Piano di comunicazione e marketing per lo sviluppo culturale del patrimonio di Mont’e Prama”, hanno affidato a realtà come Poliste, Cles, ECCOM Progetti e Ojos Design, l’avviamento di un percorso di medio termine capace di promuovere la conoscenza diffusa del complesso scultoreo. «La straordinaria importanza del complesso scultoreo di Mont’e Prama – spiega Maria Guida, vicepresidente di ECCOM – sta nell’opportunità di accrescere l’accessibilità culturale e sociale e favorire l’emersione di narrazioni plurali. Le comunità, in particolare i giovani, si sono sentite protagoniste del legame con il patrimonio, il territorio e l’identità collettiva».

 

Immagine di copertina: ‘Eroi’ di Mont’e Prama (per gentile concessione di ECCOM)

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